La strada della fantasia

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La strada della fantasia

Per divertirsi, per giocare, per essere bambini, per ritornare bambini. Gli occhi si spalancano, il sorriso fiorisce; è l’immersione nella magia di Slava’s Snowshow, nella sua neve di minutissimi pezzettini di carta accatastata sui sedili, sui gradini, ovunque in questo Teatro Argentina, che d’improvviso perde la connotazione di luogo chiuso e circoscritto. Nella nuvola di neve lanciata a velocità dal palcoscenico, cadente a pioggia sulla platea, soffiata sui palchi, nelle mille bolle di sapone che continuano a fuoruscire dalle quinte, nel mare fittizio e anticonvenzionale, dove la barca è un lettino per bambini dipinto di rosso e il pennone della vela è il manico lunghissimo di una scopa di saggina, dove nuota, presenza comico-orrida uno squalo clown, che, per rispettare la natura del suo nome, abbaia, nelle bolle trasparenti colorate, di varie dimensioni, alcune grandissime potrebbero contenere un uomo e la sua famiglia, che volano sulla platea, planando sulle teste degli spettatori, irriverenti e coinvolgenti, nelle fittissime nuvole di fumo scagliato sul pubblico, una nebbia intensamente bianca o rossa e infuocata, dopo il naufragio, simbolo di un inferno tutto da ridere, là è Slava, la sua creatività, la sua fantasia, il suo mondo di gioia, di tenerezza, di ammiccamenti ingenui e poetici. Slava è l’immaginazione che si sprigiona, i suoi passettini che ricordano quelli dei pinguini creano una realtà senza comparazioni. Slava è nell’enorme ragnatela che d’improvviso dal palcoscenico si espande su tutta la platea e la ricopre completamente. Impossibile restare composti a guardare, il coinvolgimento è cercato e quasi imposto. Persino durante l’intervallo, perché allora si scatenano più che mai con scherzetti impertinenti, spruzzi d’acqua compresi, i clown che scendono dal palcoscenico, si arrampicano sulle sedie, sulle teste degli spettatori, sottraggono le borse dalle signore della prima fila e le sistemano diligentemente addosso a qualcun’altra, assieme a cappotti, sciarpe, fino a coprire la malcapitata completamente e costringere gli altri ad andare a recuperare gli oggetti sottratti. La platea diventa così un gruppo eterogeneo di persone che si salutano, ridono insieme, come amici, uniti dal gioco. Nessuno può essere solo, qui, al Teatro Argentina. Né triste, né malinconico. Lo spettacolo ha una colonna sonora bellissima, il Concerto di Aranjuez, il samba “Mais que nada”, le musiche di “Momenti di gloria”. Ma chi è Slava? E’ giunto il momento di svelare la sua identità. Slava Polunin nasce in una piccola città russa e lì cresce, fra foreste, campagna, e fiumi. Una natura incontaminata gli offre materia per costruire i suoi giochi, allora sono palazzetti anche di quattro piani innalzati sugli alberi, città interamente fatte di neve giocate tutte sull’effimero. A diciassette anni, Slava è a San Pietroburgo (allora si chiamava Leningrado) pronto ad intraprendere gli studi di ingegneria, ma urge anche la voglia di comunicare in silenzio come quando viveva nella sua piccola patria e allora si iscrive ad una scuola di mimo e si innamora, semplicemente si innamora, di artisti come Marcel Marceau, come Charlie Chaplin, come Engibarov. I giochi son fatti, è nato un grande clown che non è disposto ad associarsi al mondo circense, ma vuole uscire fuori per le strade dapprima, poi nei più grandi teatri del mondo. Il successo è immediato e travolgente, ovunque. La sua capacità di coinvolgere e divertire il pubblico è veramente fuori dal comune. Dal 1988 quest’uomo dallo sguardo deliziosamente comico diventa famoso in tutto il mondo. Già una decina di anni prima aveva fondato la sua prima compagnia, ma ora è Londra che lo acclama. Nasce il suo più celebre spettacolo Slava’s Snowshow con le gag e gli sketch più famosi. Il meraviglioso Cirque du Soleil lo vuole con sé. Lo show ormai viaggia per trenta paesi, va in 100 città, raccoglie trionfi e premi, e lui battezza generi prima mai praticati: il primo festival di teatro di strada russo, il primo festival di clown femminili ed altro ancora. Slava ha ormai imboccato la strada della più libera fantasia e noi con lui. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23710#sthash.mmOaHTzv.dpuf

Di Franzina Ancona

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