La partita di poker tra Draghi e Atene - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il Medio Oriente è in fiamme e l'Europa gioca a poker con l'economia, uno scenario preoccupante, eppure i mercati sembrano tranquilli. La decisione di Mario Draghi, presa mercoledì scorso, di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche greche in cambio di liquidità a buon mercato, se il nuovo governo non si impegna a rispettare le condizioni imposte dalla Troika - con la quale non vuole neppure dialogare - giovedì mattina ha fatto fare un bel capitombolo al settore bancario ellenico. Ma alla fine della giornata i titoli erano risaliti e la perdita, anche se considerevole, era del 10 per cento. Nei prossimi giorni, fino al 28 febbraio data in cui i rubinetti delle Bce si chiuderanno se Atene si ostina a rinegoziare le condizioni per il salvataggio del proprio debito, gli indici saliranno e scenderanno, la volatilità sarà alta. Ma è probabile che non si arrivi al panico del 2010 e del 2011.
Sembra strano che in un contesto di incertezza tanto elevata prevalga il sangue freddo, ma è poi vero che ci troviamo in una situazione peggiore di quella sofferta all'apice della crisi del debito sovrano? Fino ad oggi Draghi ha dato prova di saper bluffare, ed ha vinto sempre, come tutti i grandi giocatori di poker intimorisce gli avversari. Ma fino ad ora non ha dovuto mostrare le carte. La nuova amministrazione greca sembra intenzionata a spingerlo a fare proprio questo, e cioè a vedere queste carte.
Per ora nessuno dei due giocatori ha battuto ciglio. Ed in fondo ancora non siamo alla resa dei conti. Anche senza la Bce le banche greche potranno accedere alla liquidità attraverso la medesima Banca centrale che userà l'Emergency liquidity assistance (Ela), un fondo speciale messo a disposizione ad un tasso d'interesse superiore a quello normalmente offerto dall'istituto di Francoforte.
Ma prima o poi la partita finirà ed i giochi si scopriranno. Le regole d'accesso all'Ela sono vaghe quanto quelle del Fight Club, scrive Richard Barwell, economista della Royal Bank of Scotland, nessuno le conosce perché le decide di volta in volta la Bce. In altre parole sono politiche. Discorso analogo vale per l'atteggiamento che Atene terrà nei confronti dell'austerità, la decisione di rispettare o meno le regole imposte è politica non economica, finanziaria o monetaria. Ed è proprio la natura politica della gestione della crisi del debito sovrano che preoccupa e che conferma che Bruxelles e Francoforte applicano due pesi e due misure secondo l'interlocutore. Quando i mercati se ne accorgeranno, e le carte saranno scoperte, è probabile che perderanno il loro sangue freddo.

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