La Grecia cerca tempo - di Giuliano Augusto

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La Grecia cerca tempo. Se Atene piange, Roma non ride. La pseudo sinistra greca di Alexis Tsipras non soltanto è arrivata al potere promettendo ai greci traguardi che non era, non è e non sarà in grado di raggiungere, ma sta tentando anche di portarsi dietro nel baratro, nel comune sentire degli investitori internazionali, una Italia che da decenni ha fatto di tutto per precipitarvi da sola. Il ministro dell'Economia, Yanis Varoufakis, cresciuto in Gran Bretagna dove ha studiato e formatosi negli Stati Uniti, dove insegna economia in una università del Texas (lo Stato dei Bush), ha affermato che sì, d'accordo l'economia greca fa schifo ma nemmeno quella italiana scherza. Come debito stoiamo infatti a 175% contro 135% sul Pil. E che noi italiani non protestiamo perché altrimenti la Germania metterebbe in atto ritorsioni tali da metterci in mutande. Sai che bella scoperta quella di Varoufakis, marxista (sic) dichiarato. Cosa succederà, ha domandato polemicamente il ministro amerikano, quando l'Italia (nel senso del governo italiano) scoprirà che è impossibile rimanere all'interno delle politiche di austerità? In realtà gli italiani, nel senso dei cittadini e delle imprese, lo hanno già capito da anni e sulla propria pelle. L'aumento esponenziale della povertà e la chiusura di migliaia di imprese stanno lì a dimostrarlo. Non voglio trattare con la Troika (Fondo monetario internazionale, Commissione europea e BCE) ha affermato Tsipras in Parlamento ma con i Paesi membri dell'Unione europea per rinegoziare il programma concordato. Affermazione in aperta contraddizione con l'altra relativa al fatto che il governo rispetterà in pieno il programma con cui Siryza ha vinto le elezioni. Della serie, la mano sinistra non sappia cosa fa la destra. Non faremo passi indietro come ci ha chiesto la Germania. La signora Merkel dovrà trattare con noi. Non sarà toccato ma solamente congelato l'aumento del salario minimo, già decretato dal duo che riscuote molte simpatie oltre Atlantico, perché in grado di fare saltare tutta l'architettura europea. Per la cronaca Tsipras è in ottimi (e abbondanti) rapporti con George Soros. La Grecia vuole pagare il suo debito, ha insistito, ma all'interno di una intesa comune con gli altri 27 Paesi membri. Una soluzione che scavalcherebbe il ruolo della Commissione Ue e proverebbe ad isolare la Germania. Una soluzione che, se accettata, ma non lo sarà, decreterebbe l'irrilevanza e la fine del ruolo politico della struttura usuraia di Bruxelles. Vogliamo, ha continuato, un accordo ponte per rinegoziare il nostro debito. Trattare con chi ci ha imprestato i soldi. Per la cronaca i tedeschi e le banche tedesche hanno sottoscritto ben 40 dei 249 miliardi del debito greco. La Grecia sta insomma cercando doi prendere tempo anche perché a marzo scade una consistente rata del debito pubblico e la Bce ha di fatto sospeso le aperture di credito alle banche greche che portavano in garanzia i titoli di Stato. In tal modo li ha abbasati al valore di carta straccia. Si deve cambiare registro, ha continuato rivolto ai suoi deputati, altrimenti l’economia e la società greca verranno condannate ad una recessione senza fine. L’austerità, ha ricordato, ha impoverito i cittadini e li ha privati del diritto di decidere. Affermazione inesatta perché se e vero che l'austerità ha impoverito i greci come gli italiani e gli altri, è altrettanto vero che i popoli si sono privati del diritto di decidere quando è nato l'euro e i governi partecipanti hanno rinunciato alla propria sovranità. Vogliamo tre-quattro mesi di moratoria, dice Tsipras. Da qui a maggio. In tale periodo noi non realizzeremo il nostro programma di economia sociale e i creditori non ci faranno fallire. Che è un po' come chiedere a chi ti sta per sparare di non premere il grilletto e di farlo più tardi. Tsipras ha parlato di “rimodulazione” del debito che di fatto corrisponde ad un taglio, oltre a quello che le banche estere hanno già dovuto accettare. Varoufakis da parte sua, tanto per ribadire la sua impostazione “keynesiana”, non a caso ha citato il New Deal rooseveltiano, ha auspicato un grande piano di investimenti pubblici europei finanziato dalla Banca europea per gli investimenti e in grado di riavviare l'economia comunitaria che, tranne che nella solita Germania, ha dimostrato ben pochi segnali di risveglio. Una soluzione che formalmente scavalcherebbe i vincoli di bilancio del 3% rispetto al Pil e il rifiuto espresso dalla Commissione di non inserire gli investimenti nel conteggio del disavanzo. Formalmente, perché quei soldi da qualche parte bisognerà pure trovarli. Si deve poi considerare che la nuova montagna di soldi che la Bce sta per versare alle banche per comprare i titoli pubblici da esse detenuti in portafoglio difficilmente andrà a finanziare l'economia “reale”.
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