Il terrore islamico e lo stolto e criminale Occidente - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Nel 2011 soltanto una trentina di uomini liberi si ritrovarono di fronte alla Farnesina, il ministero della cosiddetta “politica estera” italiana, per protestare contro la vergognosa decisione del governo Berlusconi e dell’allora ministro Frattini di cambiare casacca, di adeguarsi alle volontà di Obama e Sarkozy e di partecipare all’assalto militare dei jihadisti contro Gheddafi e la sua Libia, con la quale l’Italia aveva appena ratificato un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione”. L’accordo era stato firmato dal Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e Gheddafi stesso nell’agosto 2008 e poi ratificato dal Parlamento italiano il 3 febbraio 2009. Il 9 marzo dello stesso anno, con il discorso di Berlusconi pronunciato di fronte al Congresso Generale del Popolo (CGP), l’allora parlamento libico, Roma e Tripoli erano entrate in una nuova fase di cooperazione politica, di sicurezza ed economica che metteva anche fine ad un pluridecennale contenzioso sui danni subìti dalla Libia con la colonizzazione seguita alla guerra italo-turca del 1911-12 e con il secondo conflitto mondiale.
Tutte, ma proprio tutte, le cosiddette “forze politiche” italiane – dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando ovviamente per il Pd, nonché per i neocomunisti e i neofascisti – si rallegravano per quella guerra alla “Jamahiria”, lo Stato libico creato da Muammar Gheddafi. Invano quest’ultimo, nelle sue ultime dichiarazioni, avvisava che la Libia era un fronte essenziale per evitare il dilagare del moto terrorista islamico – al qaida et similia, foraggiato da sauditi, qatarioti e turchi con la benedizione degli angloamericani – oltre il Mediterraneo.
Diceva, testualmente, Gheddafi, a Laurent Valdiguié (cfr. 2 marzo 2011, Corriere della sera): «Tutti hanno sentito parlare di al Qaida nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. (Dopo i disordini in Tunisia ed Egitto) i membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi… vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan e anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri»… Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti!... . Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo al Qaida, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».
Così, proseguiva: «L’Onu (che aveva preso una risoluzione contro la Libia su pressione di Barack Obama, dichiarando che Gheddafi “doveva andarsene”) non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole» con «Paesi come la Francia a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi». …«Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte». La minaccia islamica «è la realtà! …Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. …Voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».
Così Gheddafi, pochi mesi prima di essere barbaramente torturato e trucidato dalle milizie islamiche stoltamente ma coscientemente armate dall’Occidente atlantico.
Dopo quattro anni di totale anarchia, dopo il nuovo fronte aperto dai fondamentalisti sunniti tra l’Iraq e la Siria – che l’Occidente atlantico ha foraggiato arruolandoli come propri agenti (sic) sia contro la maggioranza governativa sciita alla guida dell’Iraq e sia contro la laica, panaraba e socialista Siria di Assad (una strategia Usa duramente attaccata dal generale francese Vincent Desportes, con carte e documenti a dimostrazione della collusione nordamericana con le forze dell’Is (o Isis)e che comunque ha trovato un non superabile veto della Russia di Putin nonché, ricordiamolo almeno noi, l’amicizia e la solidarietà di centinaia, migliaia, di uomini liberi anche in Italia, con proteste organizzate anche da questo quotidiano) - ecco che da una Libia con due governi, uno “islamico moderato” a Tobruk e l’altro “fondamentalista islamico” a Tripoli, la jihad a 350 chilometri dall’Italia è un fatto immanente. Dopo i proclami di al Baghdadi – il leader dell’Is, il califfato islamico – sulla conquista di Roma e la guerra da portare in Europa e negli Usa, dopo le decapitazioni di civili nella penisola arabica e dei lavoratori egiziani cristiano-copti, l’allarme a suo tempo lanciato da Gheddafi è diventato una pericolosa realtà. Tanto che se ne sono accorti anche i lacchè ministeriali italiani, i Magnifici Tre (Pinotti, il “crociato” Gentiloni, Renzi), i primi due paventando non ben chiare iniziative belliche oltremare immediatamente raddolcite don una richiesta all’Ue di “potenziare i mezzi per far fronte all’emergenza umanitaria degli immigrati”, l’altro, subito rifugiatosi sotto le gonne di un richiesto (dalla Francia ed Egitto) intervento dell’Onu. Comunque un bel bla-bla su una “vicenda problematica” (così il prode Renzi al Tg5) per la quale “non è il momento per l’intervento militare”. E questo mentre il rischio di un attacco a gatto selvaggio contro l’Europa è già un fatto e che contro l’Italia, grazie alla sua “politica di accoglienza”, stupidamente benedetta dal papa e diventata anche il “credo assoluto” della nuova religione diritto-umanistica e pacifinta della liberaldemocrazia – e che comporta il libero ingresso sul territorio nazionale di centinaia di migliaia di migranti senza nome e tra questi di sicuro membri di cellule terroristiche – l’invasione è già nei fatti. Come ben dimostra l’inanità della Guardia costiera italiana che ha restituito ai miliziani-negrieri armati di kalashnikov il barcone appena sequestrato, naturalmente dopo aver imbarcato i migranti lì trasportati.
E’ questo – com’è beffarda la storia! – anche il parere di Abdallah al Thani, virtuale premier del governo di Tobruk (quello “moderato”, ma sempre più che radicale e comunque espressione di una parte delle milizie terroristiche anti-Gheddafi). «Abbiamo informazioni confermate che Al Qaida e lo Stato islamico sono a Tripoli e vicino Ben Jawad – ha detto il teorico primo ministro libico, nel chiedere – alle potenze mondiali di stare a fianco della Libia e lanciare attacchi militari contro questi gruppi»... Se le potenze non interverranno, ha concluso, «questa minaccia si trasferirà nei Paesi europei, specialmente in Italia».
Come pure questa è l’opinione dell’ineffabile De Mistura – il Gran Diplomatico d’Italia incapace di ottenere alcunché nelle sue laute “missioni”, vedi prigionia dei due marò del San Marco in India – che si è ora scoperto favorevole a integrare sia il diavolo Iran e sia la Siria del “dittatore” Assad – i nemici che l’Occidente intende defenestrare perché “non allineati” ai suoi voleri e comodi mercantili – nell’eventuale “coalizione anti-Isis” che si vuole mettere in moto.
Questo è quanto accade di questi tempi attorno al Mediterraneo. Con l’Italia in mezzo, impegnata – sic- a scoprire e ad arruolarsi nello scontro di civiltà (Huntington) e ad osannare l’Oriana Fallaci, profeta dell’anti-islamismo e fedele seguace dei neo-illuminati atlantici. Gli stessi che hanno creato in provetta, cullato, finanziato, scatenato il fondamentalismo per rapinare materie prime e territori altrui, per ipotecare tutte le fonti di energia del pianeta, per assediare la Russia, distruggere le nazioni, globalizzare la miseria e continuare a dominare i popoli del mondo.
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