Genocidio nel Balcani? L`Aja se ne lava le mani - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Così né Belgrado né Zagabria sono da considerare responsabili di genocidio per le violenze commesse durante le guerre nelle repubbliche della ex Jugoslavia. La sentenza della Corte Internazionale di Giustizia all’Aja, il Tribunale fantoccio voluto dagli atlantici ma che gli stessi Usa hanno avuto qualche remora a riconoscere – immaginate se Washington o Tel Aviv venissero chiamati a rispondere di crimini di guerra… - ha pilatescamente (absit injuria verbis) risolto in questo modo il duplice caso, quello presentato contro Belgrado dalla Croazia nel 1999 e quello presentato di rimando dalla Serbia contro la Croazia nel 2010.
Quanto oggi stabilito dalla Corte (“nessuna delle due parti è stata in misura di provare che i crimini commessi durante il conflitto” avessero “l’obiettivo di compiere un genocidio”) diventa però un atto di virtuale autoaccusa, perché anche per la Bosnia musulmana lo stesso “tribunale” aveva, a suo tempo escluso l’accusa di genocidio. Tutte le guerre balcaniche vengono in questo modo, venti anni dopo, archiviate dalla ‘giustizia’ atlantica, lasciando tuttavia nella loro scia una feroce lista di morti eccellenti (Milosevic), di assassinii (Arkan), illegittime detenzioni (Karadzjic, Sesely) e rapimenti, con vittime prescelte tutte di nazionalità serba. Con fulgido esempio di faziosità l’ “assoluzione” pronunciata senza alcun procedimento al riguardo nei confronti di Alija Izetbekovic, il presidente bosniaco musulmano che fece di Sarajevo la culla dell’immigrazione di mujaheddin e terroristi fondamentalisti islamici e che si gloriò, nelle sue memorie prima di morire di essere riuscito a “mettere in trappola” (nella trappola atlantica, politicamente con gli accordi di Dayton e militarmente con l’organizzazione ex ante della strage di Srebrenica del 2005 imputata ai serbo-bosniaci) i Serbi di Bosnia. Era stato Nladen Ivanic, presidente della Republika Srpska ad accusarlo formalmente all’Aja di genocidio e di violazioni delle leggi di guerra (e quindi di crimini contro l’umanità). Ma l’accusa non gli venne nemmeno contestata.
Tornando alla notizia dell’ “assoluzione” atlantica di Belgrado e Zagabria dalle accuse di genocidio, la decisione della Corte chiude il caso aperto dalla denuncia presentata il 2 luglio 1999 dalla Croazia contro l’allora Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) per violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Genocidio - adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1948 - con riferimento all’espulsione e la morte di migliaia di croati dalle terre serbe durante la guerra 1991-1995. Zagabria chiedeva anche il pagamento di riparazioni di guerra. Nel 2010 Belgrado presentò una controdenuncia, accusando la Croazia di genocidio e chiedendo che venissero puniti i responsabili di quegli atti e risarciti i serbi di Croazia. Belgrado in particolare accusava i croati della morte di migliaia di persone e dell’espulsione di 20 mila cittadini della minoranza serba della Croazia, costretti ad abbandonare la Repubblica di Krajina loro terra di insediamento storico.
Se il primo ministro croato, Zoran Milanovic, commentando la sentenza con cui all’Aja, ha dichiarato la sua “delusione” pur “accettando il verdetto”, il presidente serbo Tomislav Nikolic, ha sottolineato come «anche da parte delle più alte istituzioni giudiziarie dell’Onu è stato confermato che le forze croate commisero crimini di massa contro i serbi di Croazia», e comunque di «sperare sinceramente che ora la Serbia e la Croazia, in buona fede, risolvano insieme tutti gli ostacoli e si profili un periodo di pace duratura e prosperità».
Dichiarazioni scontate e di prammatica.
Ora dovremo attendere con ogni probabilità altri 10 anni per ottenere una nuova sentenza compromissoria dell’Aja sulla questione dell’esproprio atlantico della provincia serba del Kosovo e Metohija e sulla pulizia etnica subìta dai serbi. Un verdetto già scritto. Si sa che i bombardamenti atlantici, da Hiroshima e Nagasaki in poi, passando per Belgrado, Kabul, Baghdad e Tripoli fino a quelli futuri, non rappresentano una fattispecie di genocidio, perché sono dogmaticamente “umanitari”.
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