Fiabe persiane: la storia dello sciacallo Shahar (prima parte)+proverbio " Anche questo passerà'"

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Fiabe persiane: la storia dello sciacallo Shahar (prima parte)+proverbio " Anche questo passerà'"

C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.

Si narra che in una giungla viveva uno sciacallo devoto dal nome Shahar. Questo sciacallo odiava le azioni dei suoi simili e non si cibava mai della carne degli altri animali; lui non era in grado di sacrificare la vita di un povero animale solo per saziare la sua ingordigia.
Gli altri cacciatori della giungla, soprattutto le volpi e gli sciacalli, odiavano Shahar per questa sua condotta e lo minacciavano intimandogli di lasciar perdere l'adorazione di Dio e la bontà al prossimo, altrimenti lo avrebbero cacciato.
Shahar non dava peso a quelle minacce e diceva: "Ognuno vive come vuole. Se mi minaccerete mille volte non raggiungerete il vostro obbiettivo. Io non voglio vivere da peccatore come voi e non voglio essere complice dei vostri crimini. Siete voi a dover cambiare il vostro comportamento, non io".
Poco alla volta la fama di Shahar si diffuse dappertutto e tutti decantavano le sue virtù morali. Un leone che viveva vicino alla giungla sentì parlare di lui e così mandò un suo rappresentante da Shahar e lo invitò a casa sua. Shahar accettò e andò all'invito.
Il leone, alla vista dello sciacallo devoto, fu molto felice e gli chiese di rimanere in casa sua per qualche giorno, affinchè si possano conoscere meglio. Shahar accettò anche perchè voleva stare lontano dagli animali della sua giungla che gli davano sempre fastidio.
Trascorsero in fretta alcuni giorni e Shahar decise di tornare a casa. Il leone si era abituato al sciacallo credente e non voleva che se ne andasse. Sognava che Shahar divenisse suo consigliere e rimanesse con lui per sempre.
Per questo andò da lui e gli disse: "Vedo che stai facendo le valigie?".
"Sì, ogni arrivo ha pure una partenza e credo che sia giunto il momento di togliere il disturbo. Voi mi avete ospitato con affetto e vi sono riconoscente".
Il leone disse: "Mi piacerebbe che tu rimanessi qui e per questo ho una proposta per te. Come sai Dio mi ha dato la fortuna di essere il re della prateria. Tu sei una persona degna e meritevole; sincero, intelligente, credente, e confesso che queste tue caratteristiche mi hanno attratto. Voglio che tu rimanga quì e divenga mio consigliere. Ho bisogno della tua intelligenza e della tua bontà. Accetti di farmi questo favore?".
Lo sciacallo rispose: "Voi siete il re ed obbedirvi è mio dovere. Ma la vita mondana non si addice a me e a me non piacciono le cariche ufficiali. Il mio mondo è il mondo della preghiera e della semplicità. Se rinuncierete mi avrete fatto il più grande dono".
Il leone però insistette: "Il tuo comportamento può essere da modello per tutti. Sarai il buon esempio per tutti quando con tutta la ricchezza e la potenza, vivrai con fede ed umiltà".
Shahar rispose: "O Sultano! A mio parere sono due gruppi coloro che aspirano ad entrare al tuo servizio. Il primo gruppo sono gli astuti che con l'inganno cercano di approfittare della loro posizione ed il secondo gruppo sono i senza dignità che accettano qualsiasi umiliazione. Ma se qualcuno è intenzionato a servire voi sinceramente non riuscirà a resistere a lungo. Dato che i nemici del re non lo lascieranno in pace ed alla fine troveranno un modo per accusarlo di qualcosa ed annientarlo e farlo uccidere dallo stesso re".
Il leone disse: "Non pensare così. Se io divento amico di qualcuno lo rimango fino alla fine dei miei giorni e nessuno potrà farmi cambiare idea. Sii sicuro della mia parola".
Alla fine Shahar accettò la proposta del leone ma disse: "Ho però una richiesta da farvi. Voglio che firmiate una lettera per iscritto nella quale giurate di non fare fretta nella mia punizione se un giorno qualcuno parlerà male di me. Dovete impegnarvi almeno ad indagare sulle maldicenze, qualora siano rivolte a me e poi ordinare una eventuale punizione nei miei confronti".
Il leone sorrise e disse: "La tua richiesta è molto ragionevole. Da oggi ti tendo mio consigliere supremo e ti consegno anche la chiave dei miei tesori. Ecco a te pure l'accordo per iscritto".
Shahar iniziò quindi a lavorare alla corte del leone ed ogni giorno riusciva a fare meglio del giorno precedente. Era amato a dismisura dal re leone e per questo tutti gli altri cortigiani erano follemente invidiosi di lui. Volevano uccidere Shahar ma sapevano che il re non li avrebbe mai perdonati per una azione simile. Per questo tramarono un piano per fare in modo che il re stesso ne ordinasse l'esecuzione. I cortigiani pensarono a lungo senza però trovare alcuna soluzione. Alla fine il lupo disse: "Ho capito, la carne. La carne è la soluzione del problema".
Gli altri dissero: "Che cosa vuoi dire?".
Il lupo allora spiegò il suo piano. Shahar portava ogni mattina al leone un pezzo di carne affinchè potesse fare colazione. I cortigiani decisero di rubare la carne e di metterla nella stanza di Shahar.
E così l'indomani, dopo che Shahar affidò come ogni mattina un gran pezzo di carne al cuoco, i cortigiani rubarono la carne e la misero nella stanza di Shahar.
Il leone, dopo aver aspettato, chiese della colazione e dunque il lupo accorse subito da lui e gli disse che quella mattina Shahar non aveva consegnato carne alla cucina.

Ma vi racconteremo il resto di questo fiaba nella prossima puntata.

***

Ed ora è il momento del proverbio persiano di oggi. In Iran è molto diffuso il detto "Anche questo passerà". Ma vediamo cosa s'intende dire con questa espressione e per scoprirlo vi narriamo la storiella che secondo gli iraniani avrebbe originato questo proverbio.
Si narra che in antichità c'era un re che aveva tutto tranne una cosa, un anello che non sia simile a nessun altro anello.
Il re un giorno disse di volere il suo anello a tutti i costi ed il vizir disse: "Altezza! Ordinerò l'acquisto di un anello bellissimo, dovessimo andare fino in capo al mondo per comprarlo!".
"Ma l'anello che voglio io non esiste!".
"Come non esiste!", disse il vizir seccato dai capricci del re.
"Voglio un anello che riesca a parlare".
"Ma un anello del genere non esiste", disse il vizir.
Il re disse: "Non intendevo che l'anello mi parli come una persona. Volevo dire che vorrei che sull'anello ci fosse scritto qualcosa, qualcosa che mi aiutasse a non essere superbo nei momenti di gioia e felicità e che mi aiutasse a non abbattermi nei giorni di infelicità e tristezza".
Il vizir fu finalmente felice ed in cuor suo lodò la saggezza del re. Ed allora disse: "Questo anello lo possiamo trovare anche nella nostra terra".
"Dove?".
"È semplice. Compriamo un bell'anello e sopra ci scriviamo...ci scriviamo...".
"Ci scriviamo cosa?", disse il re.
Il vizir si fermò a riflettere un pò e rispose: "Bene, in effetti neanch'io so cosa ci dovremmo scrivere. Ma credo che convocando tutti i grandi sapienti a corte potremo trovare la frase giusta".
Il re fu felice e disse: "Chiama subito tutti i saggi, gli scienziati ed i sapienti a corte".
La notizie si diffuse nel regno ed ognuno si recò a corte con una frase. Il re ascoltava le frasi ma nessuna di queste gli andava bene. Uno diceva: "Tristezza va via, felicità vieni quì".
Un'altro proponeva: "La felicità è per me, la tristezza per i miei nemici".
Un terzo disse: "Compro gioia e vendo tristezza".
Il re ascoltò tutti i saggi ma nessuna frase gli parve adeguata.
Trascorse del tempo ed un giorno al re dissero che un povero voleva informarlo della frase adeguata per il suo anello.
Il re rispose: "Ma che vada via. Quando tutti i saggi del regno non trovano nulla cosa può dirmi lui".
Il vizir disse: "Maestà, permettete che questo uomo parli. Forse saprà qualcosa".
Il re disse: "Fatelo entrare!".
L'uomo povero, con vesti lacerati ed il viso pallido entrò nella sala.
Il re gli chiese: "Ma come vivi tu?".
Il povero disse: "Sopravvivo a stento, ma anche questo passerà".
Il vizir gli disse: "Se il re ti darà un gran premio cosa farai?".
"Un gran premio, anche questo passerà", rispose l'uomo.
"Parli molto bene. Dimmi, cosa devo scrivere sull'anello?", chiese il re.
"Nulla in questo mondo rimane, ne la tristezza, ne la gioia....Anche questo passerà".
Il vizir disse: "E se il re non ti darà nulla in premio ed invece ti punirà".
"Anche questo passerà", disse l'uomo.
Il re disse: "Ma allora cosa devo scrivere sul mio anello".
E l'uomo disse:"L'ho già detto. Anche questo passerà". Dopodicchè se ne andò.
Da quel giorno, in Iran, questo proverbio viene detto alla gente estremamente triste, per consolarla, ed anche alla gente estremamente felice, per evitare che divenga boriosa. "Anche questo passerà".

http://italian.irib.ir/programmi/cera-una-volta/item/171935-

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