Fiabe persiane: Hatam Tai ed il condottiero yemenita + proverbio " Il mio asino non aveva la coda da quando era piccolo"

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Fiabe persiane: Hatam Tai ed il condottiero yemenita + proverbio " Il mio asino non aveva la coda da quando era piccolo"

C’era taluno, non c’era qualcuno, oltre al buon Dio non c’era nessuno.

Si narra che in passato, nella terra dello Yemen, viveva un condottiero forte e ricco, che però era anche molto buono e generoso. Non vi era povero e bisognoso in tutta la terra dello Yemen che non fosse stato reso felice almeno una volta dal benevolo condottiero. Dappertutto si parlava dell’incredibile generosità del grande guerriero e la sua fama si diffondeva sempre più, giorno dopo giorno. Questo comandante viveva nello stesso periodo di Hatam Tai, figura famosa in tutto il mondo islamico per la sua generosità e la sua bontà nei confronti dei poveri; Hatam Tai non era ricco come il comandante della nostra storia, ma divideva con i bisognosi ogni cosa che aveva.

Il condottiero dello Yemen, voleva diventare più famoso e più amato di Hatam Tai. E per questo faceva sempre più bene alla gente ed era soddisfatto di ciò che faceva.

Se però, dinanzi al condottiero yemenita, qualcuno si metteva a parlare della generosità di Hatam Tai, il condottiero si arrabbiava e diceva: “Perchè parlate così tanto delle azioni piccole e insignificanti di un uomo così povero? Cosa ha fatto per essere lodato così dalla gente? Cosa ha dato? È ricco per poter donare? Io sono un condottiero forte e ricco, ma chi è Hatam Tai, qual’è la sua carica? Non nominatelo davanti a me, non c’è paragone tra me e lui”.

Un giorno il comandante yemenita decise di organizzare un banchetto così sfarzoso da farsi riconoscere come l’uomo più generoso che ci fosse, anche più di Hatam Tai. Il condottiero aveva anche ordinato ai poeti di scrivere poesie e di leggerle tra la gente affinchè lui possa raggiungere il suo sogno.

La festa iniziò ed i poeti lodarono il comandante yemenita; nel bel mezzo della festa, però, uno degli invitati nominò Hatam Tai e con lui altri; il comandante yemenita cercò di invertire la rotta ma in pochi minuti tutti finirono per dire che Hatam Tai era davvero il più generoso sulla Terra ed ec…

Tutto il piano del condottiero era fallito miseramente e lui non sapeva cosa fare. Pensò che fino a quando Hatam Tai era vivo non avrebbe potuto affermarsi come il più generoso. Per questo, l’indomani del ricevimento convocò uno dei suoi giovani generali e gli ordinò di andare nel luogo dove abitava la tribù dei Bani Toi, la tribù di Hatam Tai, ucciderlo, e di portargli la testa del povero e generoso uomo.

Il giovane militare partì e giunse al tramonto nel luogo abitato dai Bani Toi. Stanco per la grande distanza percorsa venne accolto da un giovane dal viso angelico che lo invitò a pernottare da lui. Il giovane era anche saggio, acculturato e generoso ed il militare non se la sentì di dire di no al suo invito. E così andò a casa del giovane e dopo un pasto abbondante dormì fino a domattina.

L’indomani, all’alba, si alzò ed uscì dalla casa del giovane per poter mettere in atto la missione che gli era stata affidata.

Ma vi narreremo nella prossima puntata il seguito di questa storia!

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E nella seconda parte della rubrica odierna vi presentiamo il proverbio persiano che dice “Khare Ma az korreghi dom nadosht”, “Il mio asino non aveva la coda da quando era piccolo”. Ecco secondo l’immaginario dei persiani, la storiella che ha dato vito a questo simpatico proverbio.

Si narra che in antichità un uomo che aveva prestato del denaro al vicino andò da lui e gli disse che se non avesse restituito i soldi lo avrebbe conciato per le feste.

L’uomo disse di non avere soldi è scappò e l’altro uomo lo inseguì insieme ad un gruppo di persone.

L’uomo che scappò scavalcò il muro corto di una casa e saltò nel cortile. Nel cortile però c’era un anziano moribondo circondato dai suoi famigliari e l’uomo, per sfortuno, saltò proprio sull’uomo anziano e lo uccise. E così anche i famigliari dell’uomo si unirono a coloro che lo inseguivano già da prima.

L’uomo continuava a scappare quando arrivò ad una zona desertica. Lì un gruppo di persone stava cercando di catturare un cavallo allo stato brado. Quelle persone che videro che l’uomo correva bene gli dissero di prendere il cavallo, ma l’uomo che era inseguito da tante persone, non si mise a prendere il cavallo ma scagliò contro di lui una pietra. La pietra colpì l’occhio dell’animale e lo rese ceco. E così anche quelli che stavano prendendo il cavallo si unirono al folto gruppo di inseguitori dell’uomo.

L’uomo era stanco ed il gruppo di persone che ce l’aveva con lui si avvicinava sempre di più. Per questo cambiò la sua strada e ritornò verso la città sperando di potersi perdere tra la folla.

Stava scappando quando vide un gruppo di gente che cercavano di smuovere un asino dal bel mezzo della strada. L’asino era seduto lì e non si muoveva. Il padrone dell’asino disse all’uomo che fuggiva: “Dove vai, aiutaci!”.

E l’uomo prese l’asino per la coda e cercò di muoverlo ma la coda si staccò. E così anche il proprietario dell’asino iniziò ad inseguirlo.

Alla fine gli inseguitori dell’uomo riuscirono a prenderlo e lo portarono dal giudice della città.

L’uomo che fuggiva sapeva che il giudice era corrotto e con un piccolo cenno gli fece capire che se lo avesse salvato lui gli avrebbe fatto guadagnare una buona somma.

E così il giudice iniziò a processare l’uomo. Disse: “Ditemi cosa ha fatto quest’uomo”.

Si fece avanti l’uomo che gli aveva prestato dei soldi e disse: “O giudice, tempo fà quest’uomo ha preso in prestito dei soldi ma non li restituisce”.

“Qualcuno ha visto che gli hai dato dei soldi”, chiese il giudice.

“No”, disse l’uomo.

“Hai una prova o qualcosa per iscritto che dimostri che ti deve dei soldi?”.

“No”.

“Ed allora vai, non hai diritto di perseguitare quest’uomo”.

L’uomo se ne andò e poi si fece avanti quello che voleva prendere il cavallo.

Disse: “Abbiamo detto a quest’uomo di non fare scappare il cavallo ma lui lo ha colpito con un sasso accecandolo”.

Il giudice disse: “Avete ragione. Dobbiamo tagliare a metà il cavallo. Paragonare il prezzo di quella metà che è sana con l’altra metà con l’occhio cavato e poi la differenza deve essere pagato da quest’uomo”.

Quelle persone conclusero che era meglio tenersi il cavallo intatto e per questo ritirarono la denuncia e se andarono.

Avanzarono quindi i figli dell’anziano morto. Dissero: “Nostro padre era solo malato ma quest’uomo, saltando su di lui, lo ha ucciso. Vogliamo essere risarciti”.

Il giudice disse: “Quanti anni aveva vostro padre?”.

“70”.

“Quest’uomo ha 30 anni. Dovete aspettare almeno per 5 anni e poi quest’uomo vi pagherà”.

Anche i figli dell’uomo anziano rinunciarono e quindi rimase solo il proprietario dell’asino.

Il giudice disse: “Dimmi, così punirò quest’uomo anche per il male che ha fatto a te”.

L’uomo che vide che il giudice stava dalla parte dell’imputato disse: “No, giudice. Io non ho nessuna denuncia. Anzi le dico che il mio asino non aveva la coda da quando era piccolo”.

E così, da allora, quando in Iran qualcuno è particolarmente sfortunato dice: “Il mio asino non aveva la coda da quando era piccolo”.

http://italian.irib.ir/programmi/cera-una-volta/item/178590

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