Ebola, buone risposte da un farmaco

Ebola, buone risposte da un farmaco

Per la prima volta da quando lo sforzo di contrasto al contagio del virus Ebola si è fatto importante, da una sperimentazione in corso su un farmaco arrivano segnali significativi di efficacia. La medicina allo studio, approvata a marzo scorso come trattamento dell'influenza in Giappone, è generalmente ben tollerata e sembrerebbe in grado di interferire con la capacità del virus di replicarsi, fino a dimezzare il tasso di mortalità (dal 30 al 15%) nei pazienti con bassi o moderati livelli di Ebola nel sangue. Non avrebbe invece mostrato efficacia sulle persone maggiormente infette, e a più alto rischio di morte.

Al centro del lavoro degli studiosi, sponsorizzato dall’istituto pubblico francese di ricerca Inserm con il sostegno dell'Unione europea e gestito da un consorzio di organizzazioni e dal governo della Guinea, c’è il favipiravir. Conosciuto con il nome commerciale di Avigan, è un farmaco sviluppato dalla società giapponese Toyama Chemical, appartenente a Fujifilm Group.

La notizia va recepita con cautela ma è buona, e arriva dalle pagine del quotidiano americano «The New York Times». Non si tratta infatti ancora di dati ufficiali e riguarderebbe un'analisi condotta su 69 pazienti di età superiore ai 14 anni cui viene somministrato il farmaco in due siti inGuinea a partire da dicembre scorso. C’è da sperare che i primi risultati ufficiosi positivi vengano confermati, poiché Ebola prosegue l’avanzata: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità si sono registrati 124 nuovi casi in Guinea, Sierra Leone e Liberia nella settimana scorsa, con maggiore diffusione geografica in Guinea e un aumento dei nuovi casi in tutti e tre i Paesi per la prima volta quest'anno.

Corrado Fontana @ fontana@valori.it

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