Consumo di energia, l’Ue è tornata ai livelli degli anni ’90

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Consumo di energia, l’Ue è tornata ai livelli degli anni ’90

Secondo l’ultimo rapporto Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, «nel 2013 il consumo interno lordo di energia, che rappresenta l’energia necessaria per soddisfare il consumo interno, è arrivato nell’Unione europea a 1.666 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ritornando al suo livello dell’inizio degli anni ’90 ed in calo del 9,1% in rapporto al suo picco de 1.832 Mtep raggiunto nel 2006». I valori forniti dall’Eurostat si riferiscono al consumo energetico interno lordo, ossia la quantità d’energia necessaria per soddisfare i consumi totali all’interno di determinati confini (relativi all’Ue nel suo complesso e agli Stati nazionali che la compongono).

L’Italia nel 2013 ha consumato 160 Mtep di energia: poco più dei 153,5 del 1990, ma molti meno dei 185,3 Mtep del 2006 e in calo rispetto ai 166,3 Mptep del 2012. I dati Eurostat rivelano che la parte più importante, il 29%, della produzione di energia per rifornire le case europee viene dall’energia nucleare, seguita da vicino dalle energie rinnovabili al 24%, che hanno superato i combustibili solidi (20%), il gas (17%), il petrolio greggio (9%) e i rifiuti non riciclabili (1%).

Complessivamente, l’Ue nel 2013 ha prodotto 790 Mtep di energia e il rapporto Eurostat sottolinea che «conseguentemente, l’Ue è dipendente dalle importazioni di energia per un po’ più della metà (53%) del suo consumo nel 2013». Una fetta cruciale, che ricorda – ce ne fosse bisogno – quanto siano delicate le partite in corso intavolate attorno alla questione ucraina e a quella, misconosciuta, che porta il nome della Libia.

Per quanto riguarda l’Italia, nel Bel Paese la produzione di energia nel 2013 ha raggiunto i 36,9 Mtep, provenienti da diverse fonti: 0,1% combustibili fossili, 15,9% petrolio greggio, gas 17,2%, fonti rinnovabili 63,7%, rifiuti 3,1%.

Il livello medio di dipendenza energetica dell’Ue nel 2013 era del 53,2%. L’Estonia (11,9%) e la Danimarca (12,3%) sono i Paesi Ue che dipendono meno dalle importazioni di energia, seguite da Romania (18,6%), Polonia (25,8%), Olanda (26,0%) e Repubblica Ceca (27,9%).

I Paesi che dipendono di più dalle importazioni di energia sono invece Malta, con una percentuale addirittura eccedente il 100% (e che arriva al 104%), il Lussemburgo (96,9%), Cipro (96,4%) e l’Irlanda-Eire (89,1%). Tra i cinque Stati dell’Ue che consumano più energia, quelli che sono meno dipendenti dalle importazioni sono la Gran Bretagna (46,4%) e la Francia (47,9%), mentre quelli più dipendenti sono la Germania (62,7%), la Spagna (70,5%) e, triste primato, l’Italia (76,9%).

Nell’Ue la Francia, con 135 Mtep (cioè il 17% della produzione totale di energia nell’Ue), è il più grande produttore di energia, davanti alla GErmania (121 Mtep – 15%), Gran Bretagna (110 Mtep – 14%), Polonia (71 Mtep – 9%) e Olanda (70 Mtep – 9%). «Benché sia prodotta da differenti tipi di combustibili – evidenzia l’Eurostat – la produzione di energia di questi 5 Stati membri insieme rappresenta circa i due terzi del totale della produzione primaria di energia dell’Ue nel 2013».

Il Paese che produce più energia rinnovabile è la Lettonia con il 99,7%, seguita dal Portogallo (97,5%), dalla Lituania (91,1%) e poi da Austria (78,2%) e Lussemburgo (76,4%). A dipendere quasi totalmente dall’energia nucleare sono la Francia (80,9%) e il Belgio (75,2%), che però ha deciso di uscire gradualmente dal nucleare, mentre il gas rappresenta ben l’88,7% della produzione di energia olandese.

Ma il mix energetico al quale puntano le direttive europee in molti Paesi sembra ancora un’utopia: mentre in Polonia (80,5%), Estonia (78,3%) e Grecia (72,3%), a dominare sono il carbone e gli altri combustibili solidi, in 13 Stati membri il 70% o più della produzione di energia proviene da un solo tipo di combustibili, con il 100% nei due Stati insulari mediterranei dell’Ue, Cipro e Malta. Numeri che evidenziano una volta di più quanto sia necessaria una strategia comune per rendere l’Europa meno dipendente dall’estero, non solo per quanto riguarda l’energia ma anche in riferimento alle altre risorse materiali, puntando tutto sui criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Di strada rimane ancora molta da farne.

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