Post, insulti e offese nella rete di Facebook - di Mauro Spignesi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Post, insulti e offese nella rete di Facebook - di Mauro Spignesi

Offese, minacce, insulti, ingiurie. Il frullatore di internet rilancia di tutto. E tutelarsi, arginare questa marea, contrastare la deriva che frequentemente prendono le discussioni online, è diventato sempre più difficile. "Manca spesso la consapevolezza, la percezione della globalità del fenomeno. Perché quando si posta una frase su Facebook, o su un altro sito simile, non è come fare un commento tra quattro amici al bar. Scivolare su un reato è facilissimo", spiega Alessandro Trivilini, responsabile del Laboratorio di informatica forense del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi di Manno. Negli ultimi tempi, anche in Ticino, i casi si sono moltiplicati. Basta ricordare la denuncia contro i due granconsiglieri leghisti Amanda Rückert e Massimiliano Robbiani da parte dell'avvocato Paolo Bernasconi. O la vicenda del socialista Adriano Venuti, finito a sua volta sotto accusa per un post contro il municipale Lorenzo Quadri. Oppure lo "sfogo" del dipendente del municipio di Chiasso Ruggero Pantani, fratello della deputata nazionale Roberta, contro tre consiglieri comunali. Sino all'ultimo caso delle minacce al ministro Manuele Bertoli arrivate, è stato scoperto, da una leghista sfegatata F. B. che lavora come custode per il Comune di Lugano, alle quali si sono aggiunte pure le offese on line di una collaboratrice del Museo delle culture.
I siti, o i giornali online, si trovano in una tenaglia. Da una parte i dibattiti blog che si sviluppano sotto le notizie sono un fatto democratico, dall'altra un rischio. Perché molti, poi, lanciano insulti magari sotto anonimato. Quell'anominato dietro cui, ad esempio, si nascondevano anche anche ripetuti insulti e pesanti minacce ricevuti dal Caffè, sui quali sta ora indagando la magistratura.
"Il problema - spiega Trivilini - è che siamo davanti a una contraddizione. Da una parte c'è la legittima esigenza di evitare distorsioni e bloccare le diffamazioni in rete, in particolare nei social network dove si annidano le maggiori insidie, dall'altra abbiamo strumenti, come Facebook, concepiti per essere alimentati dalle discussioni, per cui bloccarli, rallentarne il flusso, vorrebbe dire frenare le potenzialità del mezzo. È possibile, allora, conciliare queste due esigenze? Io credo di sì, con regole precise e invitando tutti alla responsabilità".
Il problema oggi è se la normativa sulla diffamazione deve essere rivista alla luce dei reati via internet. "A mio avviso - spiega l'avvocato luganese Gianni Cattaneo che da tempo si occupa di responsabilità legali nel social network - nell'ambito specifico dei delitti contro l'onore, la normativa in vigore è sufficientemente flessibile per adattarsi al mondo online. La battaglia, semmai, va combattuta in prima battuta nel campo dell'educazione alla legalità e della prevenzione. Cominciando dalla famiglia e dalla scuola". In questo senso sono partiti diversi programmi di sensibilizzazione, alcuni promossi da associazioni come Pro Juventute. "È difficile trovare una norma universale, una legge - nota Trivilini - che si adatti a tutto e tutti. Perché quando si parla di reati su internet bisogna tenere conto della globalità. Facebook, ad esempio, da solo ha quasi un miliardo e mezzo di utenti".
Dal punto di vista repressivo, secondo Cattaneo, autore del saggio 'Introduzione al diritto svizzero dell'informatica e di Internet' e del sito infodiritto.net "è semmai opportuno un cambio di atteggiamento verso questi reati, che vengono spesso banalizzati, perseguendoli invece con rigore e severità, dando il giusto peso alla gravità della colpa (e dunque adattando la sanzione) al fatto che internet 'non dimentica', che sul web tutto resta". Difficilmente le conseguenze negative del comportamento punibile potranno essere cancellate. Ma per Cattaneo ci anche altri problemi: "Come il furto d'identità digitale, lo stalking o il cyberbullismo, che meriterebbero l'istituzione di reati specifici, considerata l'emergenza sociale che determinano".
Fonte: www.caffe.ch
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@maurospignesi

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