Nature: l’innalzamento del livello del mare è più rapido di quanto si pensasse - Nature: l’innalzamento del livello del mare è più rapido di quanto si pensasse

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Nature: l’innalzamento del livello del mare è più rapido di quanto si pensasse - Nature: l’innalzamento del livello del mare è più rapido di quanto si pensasse

Secondo lo studio “Probabilistic reanalysis of twentieth-century sea-level rise” pubblicato da Nature, la velocità con cui negli ultimi 20 anni è salito il livello degli oceani in tutto il mondo è maggiore di quanto si fosse creduto fino ad ora.

La rivalutazione realizzata da un team di scienziati statunitensi dei dati delle maree tra il 1900 ed il 1990 ha portato a scoprire che il livello dei mari del mondo è salito più lentamente rispetto alle stime precedenti: di circa 1,2 millimetri all’anno. Ma così i 3 millimetri all’anno monitorati attraverso i satelliti dagli anni ’90 mostrano un cambiamento di tendenza molto più grande nell’innalzamento degli ocean e secondo gli scienziati questo «Potrebbe significare che alcune proiezioni per gli aumenti futuri dovrebbero essere riviste».

Carling Hay del Dipartimento di Scienze della Terra e planetarie della Harvard University di Cambridge, Massachusetts, spiega che «Le nostre stime 1993-2010 concordano, entro i limiti di incertezza, con le precedenti stime dei moderni mareografi e dell’altimetria satellitare. Ma questo significa che l’accelerazione negli ultimi due decenni è di gran lunga peggiore di quanto si pensasse. Questa nuova accelerazione è circa il 25% in più rispetto alle stime precedenti».

Un altro dei partecipanti allo studio, Eric Morrow, anche lui della Harvard, sottolinea: «Questo documento dimostra che l’accelerazione del livello del mare nel secolo scorso è stata maggiore di quanto era stato stimato da altri. E’ un problema più grande di quel che pensavamo inizialmente» ed Hay aggiunge: «Gli scienziati ora ritengono che la maggior parte delle banchise di ghiaccio del mondo e dei ghiacciai montani si stiano sciogliendo in risposta all’aumento delle temperature. Lo scioglimento delle banchise di ghiaccio porteranno ad un aumento del livello globale medio del mare. La comprensione di questo contributo è fondamentale».

Dopo aver scoperto questa accelerazione in un solo ventennio, Morrow evidenzia che «Se abbiamo sopravvalutando la variazione del livello del mare nel corso di tale periodo, questo significa che questi modelli non sono calibrati in modo appropriato il che mette in discussione l’accuratezza delle proiezioni fino alla fine del XXI secolo».

Hay e Morrow dicono che bisogna guardare all’innalzamento del mare da una nuova prospettiva. «In genere – ha detto Hay – le stime di crescita del livello del mare sono realizzate dividendo oceani del mondo in sottoregioni e raccogliendo di dati con i mareografi – essenzialmente parametri di valutazione utilizzati per misurare le maree oceaniche – da ogni area. Utilizzando i record che contengono i dati più completi, i ricercatori fanno la media per creare stime del livello del mare per ogni regione, quindi una media dei livelli per creare una stima globale. Ma queste medie semplici non sono rappresentative del vero valore medio globale. I mareografi si trovano lungo le coste, quindi grandi aree dell’oceano non sono incluse in queste stime. Ed i dati esistenti di solito hanno grandi lacune. Sappiamo che il livello del mare sta cambiando per una serie di ragioni. Ci sono effetti persistenti a causa dell’ultima era glaciale, del riscaldamento e dell’espansione del mare a causa del riscaldamento globale, dei cambiamenti nella circolazione oceanica e, oggi, dello scioglimento dei ghiacci terrestri, ognuno dei quali si traduce in modelli unici di cambiamento del livello del mare. Questi processi si combinano per produrre la media del livello del mare globale osservata».

Le nuove stime sviluppate da Hay e Morrow sono venute fuori da un altro progetto, “Sea level fingerprints”, che punta a modellare la fisica marina a livello di “impronte digitali” e Morrw spiega ancora: «Quello che ci interessava – ed al quale siamo ancora interessati – era se siamo in grado di rilevare le “impronte digitali” del livello del mare ed abbiamo previsto nelle nostre simulazioni al computer i record del livello del mare. Utilizzando un insieme globale di osservazioni, il nostro obiettivo è stato quello di dedurre come i singoli strati di ghiaccio stanno contribuendo all’innalzamento globale del livello del mare».

La sfida secondo Hay è difficile e complicata, visto che richiede di lavorare allo stesso tempo con dati molto intrecciati e sparsi: «Dobbiamo tenere conto di segnali età del ghiaccio, e dobbiamo capire come modelli di circolazione oceanici stiano cambiando e di come l’espansione termica contribuisca sia ai modelli regionali che alla media globale. Abbiamo cercato di correggere tutti i segnali ed i metodi statistici che abbiamo utilizzato nelle nostre simulazioni, poi abbiamo guardato ciò che rimaneva per vedere se si adattava ai modelli che ci aspettavamo di vedere dalle diverse calotte glaciali. Abbiamo esaminato tutti i dati del livello del mare a disposizione per cercare di dire che la Groenlandia si sta sciogliendo a questo ritmo, l’Artico a questo ritmo, l’Antartico a questo ritmo, ecc. Poi abbiamo sommato questi contributi e ci abbiamo aggiunto che il livello degli oceani sta cambiando a causa della dilatazione termica, per stimare un tasso di variazione medio del livello globale del mare. Con nostra sorpresa, è apparso subito chiaro che le precedenti stime di innalzamento del livello del mare per gran parte del XX secolo erano troppo alte. Ci aspettavamo che stimando i contributi individuali la loro somma sarebbe dovuta essere intorno ai 1,5-1,8 mm all’anno che altri sone avevano previsto. Ma la matematica non funziona in questo modo. Purtroppo, il nostro nuovo tasso di innalzamento del livello del mare inferiore prima del 1990 significa che l’accelerazione del livello del mare che ha portato ai livelli più alti nel corso degli ultimi 20 anni è davvero molto più grande di quanto pensasse chiunque».

Commentando lo studio su BBC News Science & Environmet, Paolo Cipollini, che lavora al National Oceanography Centre del Regno Unito, ha detto che è un nuovo importante contributo: «Avere una buona visione del cambiamento storico permetterebbe ai ricercatori di testare i loro modelli dei processes driving del livello del mare, consentendo loro di fare “hindcasts” – per verificare se tali modelli potrebbero riprodurre il passato prima di fare previsioni sicure del futuro. Ma non dobbiamo perdere di vista il messaggio centrale che al momento abbiamo un forte consenso sui 3,2 millimetri all’anno di aumento del livello del mare, grazie ai dati provenienti dai satelliti e dai moderni mareografi, e che qualsiasi proiezione futura dovrebbe essere basata principalmente sulla nostra comprensione dei processi dell’innalzamento del livello del mare, che in davvero dobbiamo quantificare meglio per dopo i rapporti IPCC».

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