Matteo Salvini: coi cittadini, contro l’Europa della finanza

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Matteo Salvini: coi cittadini, contro l’Europa della finanza

Una nuova dottrina politica in campo internazionale, una linea politica decisamente orientata contro l’eurocrazia finanziaria e il mercato degli schiavi dell’immigrazione incontrollata, un piano di rinascita. Non ultimo, il progetto di una “lega nazionale” per affermare la sovranità del popolo contro la sempre più pervasiva “dittatura europea” che strangola le nazioni e le identità.
Questo ed altro è quanto emerge dal nostro colloquio col segretario federale della Lega, Matteo Salvini.
D. Segretario Salvini, la Lega ha dimostrato, negli ultimi tempi, una notevole capacità di crescita, tanto in termini numerici (elezioni regionali dell’Emilia Romagna) quanto in termini di arricchimento e approfondimento della linea di programma. Resta inoltre l’unica formazione politica – nel desolante scenario nazionale – con un forte radicamento popolare, con sezioni, iscritti, militanti, che tiene manifestazioni pubbliche molto partecipate; quanto ha contato questa componente nei successi degli ultimi mesi? Quanto il fatto che precise e circostanziate battaglie sociali siano state congiunte a grandi temi ideali, politici, di ampio respiro popolare?
R. In un periodo in cui la politica appare sempre più lontana dalla gente, la forza della Lega sta proprio nel suo radicamento sul territorio. I cittadini si trovano ogni giorno ad affrontare problemi concreti, a partire da disoccupazione, pressione fiscale insostenibile e mancanza di sicurezza. Chi sta rinchiuso nei palazzi non viene toccato da queste situazioni, mentre la Lega è sempre presente nelle piazze e nei quartieri per ascoltare, capire, cercare soluzioni.
D. Quali notizie sul fronte referendario? Ritiene che la Corte Costituzionale raccoglierà finalmente delle istanze dalle così ampie ricadute sociali? Ritiene possibile, su questo fronte, proseguire con altre importanti battaglie quali l’abolizione di Equitalia (l’ “ente-mostro” che tramuta il rapporto Stato-cittadino a mera esattoria) e la sottrazione della Banca Centrale dal controllo delle banche private, attribuendole il ruolo essenziale di battere moneta in nome e per conto dei cittadini?
R. Quando un popolo è libero di scegliere per sé, è sempre una vittoria. In questo senso, i referendum rappresentano un elemento fondamentale di democrazia nella storia politica di un Paese, e mi auguro che nessuno, a partire dalla Corte Costituzionale, voglia impedire ai cittadini di scegliere liberamente ciò che è meglio per loro. Non escludo che in futuro si possa magari far ricorso allo strumento referendario anche per altre tematiche, inclusa Equitalia, contro la quale la Lega lotta da anni. Preferisco però fare un passo alla volta: cancellare la legge Fornero, regolamentare e tassare la prostituzione, abolire le prefetture sarebbero già dei risultati notevoli.
D. Politica interna: a un ventennio dalla fine dei partiti storici, la disaffezione degli italiani nei confronti della “politica istituzionale” e dei partiti è ai massimi assoluti. Una percentuale di astensionismo superiore al 60% in una regione come l’Emilia Romagna è un dato oltremodo indicativo e assolutamente impensabile fino a pochi anni fa. Come commenta questo dato?
R. L’astensionismo non va snobbato o bollato come semplice disinteresse; occorre piuttosto capire quali siano le ragioni che spingono tanti cittadini a non andare a votare. Anni di chiacchiere a vuoto, di cui Renzi è la massima espressione, hanno esasperato la gente. Come Lega, ci impegniamo ogni giorno a formulare proposte chiare e concrete, che possano convincere i delusi a credere ancora nella politica.
D. L’azione politica della Lega ha valicato con forza la “linea gotica” e si è espansa su tutto il territorio nazionale riscuotendo consensi che hanno spiazzato molti analisti politici. Il fatto che sia l’unica forza che si opponga alle forze oppressive dell’eurocrazia di Bruxelles e al tentativo di sradicare l’identità dei popoli la rende di fatto un movimento di riscossa nazionale?
R. La Lega non rinnega le proprie radici, e tantomeno le rinnego io. Ciò detto, ci troviamo di fronte ad emergenze che vanno affrontate a livello europeo e che colpiscono tanto il nord quanto il centro e il sud: si pensi a disoccupazione, immigrazione incontrollata, alle tante imprese che chiudono non potendo più competere con prodotti extracomunitari che invadono i nostri mercati grazie alla complicità dei burocrati di Bruxelles. In quest’ottica, è impensabile difendere il Nord senza combattere a tutela di tutto il Paese, da Bolzano a Lampedusa.
D. Le lotte per il prossimo futuro: il lavoro, che va liberato da un sistema fiscale e normativo - figlio dell’eterna truffa del debito pubblico - che strangola l’impresa e che annulla i diritti dei lavoratori; la famiglia, minacciata da ogni sorta di spinta disgregatrice e la cui stessa formazione è osteggiata da politiche che favoriscono la bassa natalità e ostacolano l’indipendenza delle giovani coppie; la difesa dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura nazionali messi in pericolo dalla liberalizzazione selvaggia dei mercati e della finanza internazionali; la vita stessa dei nostri concittadini, molti dei quali arrivano a togliersi la vita di fronte all’ansia da insolvenza dei propri debiti. Quali le prossime iniziative?
R. Le priorità della Lega sono note, ma è importante sottolineare come oggi la partita per il futuro dei nostri figli non si giochi tanto a Roma, quanto a Bruxelles e nelle altre sedi delle Istituzioni Europee. Certo, di fronte alle pressioni che arrivano da quest’Europa schiava della finanza, che vorrebbe trasformarci in una massa di consumatori anonimi, privi di idee, di relazioni, di identità, occorrerebbe un governo forte, deciso a combattere per i nostri cittadini e le nostre imprese. Anche su questo fronte, purtroppo, Renzi si è rivelato una delusione: in sei mesi di presidenza italiana in Europa non ha ottenuto nulla e, anzi, si è prodigato più di prima nell’obbedire ciecamente alle direttive di Bruxelles, che a colpi di regolamenti e trattati sta condannando l’Italia al tracollo.
D. In Italia è oramai decaduto anche il semplice concetto di “funzione pubblica”, di intervento pubblico nella vita sociale ed economica della nazione finalizzato al benessere del popolo. Pensa che sarà possibile rilanciare un servizio sanitario d’eccellenza, un piano ambientale assennato e che si concili con il progresso tecnologico e industriale, un’edilizia popolare di qualità, un sistema scolastico funzionante ed efficiente?
R. Se in altri Paesi ci riescono, non vedo perché non si possa fare anche da noi. Le risorse e la voglia di impegnarsi non mancano, ma serve una riforma profonda; occorre uno Stato più efficiente, anche nell’ambito sanitario. Gli esempi non mancano: la Regione Veneto, amministrata dal leghista Zaia, nonostante i tagli del governo riesce a tenere aperti gli ospedali anche la sera per ridurre i tempi di attesa dei pazienti che devono sottoporsi ad esami diagnostici e per venire incontro alle esigenze di chi, a causa di impegni lavorativi o familiari, ha difficoltà a recarsi in ospedale durante il giorno. Sono queste iniziative, che semplificano la vita ai cittadini, a far percepire le istituzioni come una presenza amica, non certo le chiacchiere di Renzi. Servono, poi, un fisco che non sia nemico dei cittadini e una classe politica degna di questo nome, coraggiosa quanto basta per mettere in discussione i diktat di Bruxelles. L’era di Renzi è già avviata al tramonto, dopodiché toccherà a tutti noi rimboccarci le maniche e metterci al lavoro per far ripartire l’economia e il paese.
D. Da lei sono sempre giunte parole chiare e decise nei confronti dell’invasione immigratoria. La situazione è oramai allarmante sotto tutti i punti di vista: della sicurezza sociale, del “nuovo mercato degli schiavi” immesso nel mondo del lavoro nazionale, della “globalizzazione multietnica” che sradica ogni giorno di più la nostra identità di popolo. Si è giunti al punto di non ritorno? Quali provvedimenti reputa più urgenti per arginare il fenomeno?
R. Non siamo al punto di non ritorno, ma la situazione è critica, inutile nasconderselo. Un Paese sovrappopolato, dove non c’è lavoro neanche per i cittadini e con un sistema di welfare in crisi, non può accettare altri immigrati, solo a Sinistra fanno finta di non capirlo. Se poi chi arriva illegalmente in Italia pensa di poter violare impunemente le nostre leggi e di imporre le sue usanze a tutti noi, è ancor più chiaro che nelle politiche migratorie e di integrazione di questo governo c’è qualcosa, anzi molto, che non va. I fatti di sangue accaduti a Parigi negli ultimi giorni, oltre che una tragedia per la Francia e per l’Europa intera, sono la prova inconfutabile del fallimento di un modello in integrazione che non pone limiti al numero di immigrati che uno Stato può accogliere. Una vera integrazione è possibile solo nell’ambito di un’immigrazione regolata e qualificata, altrimenti facciamo il gioco di estremisti e criminali, inclusi i delinquenti italiani che lucrano sull’immigrazione clandestina. Fermare Mare Nostrum (che ha cambiato nome, ma è di fatto tutt’ora in corso) è sicuramente il primo passo da compiere, ma non basta: occorre rimpatriare i clandestini ed esigere che l’Europa si faccia carico, almeno in parte, dei profughi autentici, che sono comunque un’esigua minoranza di coloro che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste.
D. Sul fronte degli esteri, la politica della Lega ha segnato un punto di svolta epocale. Per la prima volta da circa quattro decenni, una forza politica di forte rilevo a livello nazionale ha messo in discussione l’allineamento internazionale della nazione. La sua politica di vicinanza con la Russia ne è l’esempio più forte. Quali le sue impressioni dal recente viaggio a Mosca? Come valuta la politica suicida del governo, appiattita sugli interessi dell’eurocrazia di Bruxelles e sulle direttive impartite da oltreoceano?
R. La Russia è una nazione forte e fiera della propria identità. Se devo scegliere tra Putin, che fa il suo lavoro, tutelando gli interessi dei russi, e un’Unione Europea che pensa solo ad appiattire e cancellare identità e tradizioni in nome di una globalizzazione forzata e asservita alle logiche del mercato, non ho dubbi: scelgo Putin. Le sanzioni europee contro la Russia, appoggiate da Renzi, hanno causato un danno enorme tante aziende italiane che esportavano in Russia i loro prodotti e che oggi sono a rischio chiusura: vi pare che il governo stia facendo gli interessi dei cittadini italiani? Infine, la Russia è un partener strategico nella lotta al terrorismo di matrice islamica che, come dimostrano i fatti di Parigi, è purtroppo un pericolo estremamente serio e attuale.
D. Il progetto per una “Lega nazionale”. A Roma, con la recente riunione tra professionisti, docenti, lavoratori, cittadini di ogni condizione, sembra siano state gettate le basi per un coinvolgimento ampio, nazionale, di energie nuove, né passatiste né clientelari né opportuniste, che convergono le proprie attenzioni verso la Lega. Quale il suo messaggio particolare per queste forze, per questi uomini?
R. A tutte le persone di buona volontà che vogliono mettersi in gioco do il benvenuto e auguro di fare un buon lavoro. C’è tanto da fare per rimediare ai disastri del governo Renzi e dei suoi predecessori, e più in generale di una classe politica che, ancor più al centro sud, si è dimostrata incapace di amministrare in vista del bene comune. Non sarà facile, ma sono fiducioso: insieme, cambiare si può.

di: Ugo Gaudenzi - Fabrizio Fiorini

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