" La magia delle parole fa credere nella verità" - di Stefano Vastano

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

" La magia delle parole fa credere nella verità" - di Stefano Vastano

Berlino è una metropoli esagerata, con un'offerta di eventi e musei da sfibrare ogni essere umano. Ma non un Walter Siti. Lo scrittore, nato a Modena nel 1947, è un concentrato d'energia. La mattina, convegno su Pier Paolo Pasolini al Martin-Gropius-Bau; poi giro per i musei, quindi conferenza col sottoscritto in una libreria. E a cena, in un locale vietnamita sulla Tor Strasse, ha ancora voglia di stupirci con episodi della sua vita e la sua fucina di idee. "Ho insegnato letteratura a generazioni di studenti sempre più distanti dalla lingua italiana", attacca lui agli antipasti. I suoi primi libri erano dei saggi da professore, solo più tardi, con "Scuola di nudo", è approdato alla letteratura. Da allora, 1994, non ha più smesso di scrivere romanzi duri, seri, un tempo si sarebbe detto "impegnati". Einaudi ne ha ora ripubblicato la prima trilogia: dopo il già citato, "Un dolore normale" del '99 e "Troppi paradisi" del 2006. Indimenticabile l'incipit di quest'ultima opera: "Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità". Sono densamente autobiografici i testi di questo astuto, colto cronista dell'omosessualità ( ma, avvertono le copertine, la sua è "autobiografia contraffatta"). "Non credo in nessun neorealismo - precisa -, ma nella magia eterna della letteratura che, con l'aiuto delle parole, fa credere ai lettori che ciò che leggono esiste veramente".
Anche perché le storie più o meno "autobiografiche" da lui narrate descrivono perfettamente lo sfascio d'Italia nell'era di Silvio Berlusconi. In "Troppi paradisi", ad esempio, vediamo un certo Walter Siti - guarda caso, docente universitario - impelagarsi in amori disperati per Sergio e Marcello. Aspirante conduttore televisivo il primo, culturista-cocainomane nonché prostituto l'altro. Riemerge così quel mondo schiumoso anni '90, con tutta la perdizione e seduzione di vari corpi: più anabolizzati quelli dei bodybuilder, meno dopati quelli di ragazzi e conduttori che si "prostituiscono" non solo nei palinsesti in tv ma, la sera, nei salotti romani che Siti dipinge con fiamminga acribia. Lui la conosce la meccanica di quei party e tv made in Italy, per anni ha scritto per il Grande Fratello e reality vari. "Durante i casting - ricorda -sentivo le ragazze che vi partecipavano parlare del proprio corpo come di 'lui', un oggetto da modellare o affittare".
Anche Marcello, ex-Apollo dei tornei di culturismo che il suo corpo-Xxl color argilla lo "affitta"davvero, ne parla così del suo corpo. E Gabriella, irresistibile presentatrice tv ed eroina del romanzo "Resistere non serve a niente", fa merce del suo sontuoso corpo, della Bellezza strumento e simulacro insieme di un Potere sempre più evanescente e artificiale. Siamo tutti delle veline e 'culturisti', appesi a curve o muscoli all'alba del 21° secolo? In che rapporto stanno corpo e desiderio, produzione capitalistica ed apparizione in tv, con la valanga di emozioni, sentimenti e amori che ci sommergono nell'universo infinito di internet? "La tensione tra desiderio ed infinito è inscritta in molte forme di attrazione sessuale - risponde Siti -, è questa tensione che mi ha occupato per molti anni e ancora oggi mi occupa".
Non si tratta solo di descrivere la curva sempre più sballata di amori e pulsioni (distruttive) nell'era digitale. Ma di provarsi almeno a capire la "macchina" economica che ci sta dietro: "il fascino di quel cattivo infinito - avverte Siti -, del consumismo contemporaneo. Anche nella crisi economica, quando ai poveri vengono tolte le protezioni della casa o del lavoro, il desiderio si sfoga nel consumo di prodotti immateriali e glamour sempre più assurdi". E giù la carrellata di smartphone, tablet e messaggerie sempre più astrusi, "rigurgitanti di app inutilissime, e cibi e abiti sempre più seduttivi". Scivoliamo così nei capitoli sempre più kitsch, tossici ed astratti insieme che, dopo un'infanzia nelle borgate romane, schizzano su ai matematici cieli del capitalismo finanziario di "Resistere non serve a niente". È il romanzo con cui Siti ha spuntato, nel 2013, il Premio Strega. "Non mi si dica che i premi non servono a niente; i premi letterari sono utili perché aiutano a vendere un libro, e se premiano libri buoni ma poco commerciali fanno opera meritoria".
Le 320 pagine di "Resistere" meritano, perché narrano le spirali del nuovo capitalismo finanziario, ma immortalate nella Roma decrepita di oggi, che anticipa la deriva di quel generone capitolino travolto dall'inchiesta sui rapporti tra criminalità e amministrazione cittadina. In copertina dell'edizione Rizzoli un lenzuolo (o un sudario? ) avvolge (o soffoca?) un corpo. "Sotto quel lenzuolo è Michele Rossi, il mio referente alla Rizzoli - confessa Siti -. Sì, un simbolo dell'impossibilità di reagire a un sistema economico-sociale che si vuole onnipotente, senza alternative". Come nella vita del protagonista Tommaso: da ragazzino fagocitava cibo sino a star male, ma a forza di smanettare sul suo primo Commodore 64, eccolo trentenne - lui, figlio d'una portinaia e d'un ladruncolo in carcere - tra gli analisti finanziari più richiesti di Roma, cinico squalo della speculazione. Siti li ha pedinati a lungo questi "bankster" dell'alta finanza. "Sono capaci di muovere due mouse dietro a selve di computer, compiere con un clic uno sfruttamento al quadrato ed accumulare soldi scommettendo sui soldi del capitale. Uno sfruttamento tanto più efficace quanto più astratto e legato a 'leggi' matematiche". Formule e sigle in codice con cui questi acrobati si riempiono la bocca, spostando con un clic milioni su azioni che poi scatenano carestie in Africa o guerre in Asia. E, la sera, eccoli strafarsi in quel mix di orge spietate che abbondano nelle pagine (altrettanto spietate) del romanzo."Oggi pare sia caduto in disuso uno dei termini marxisti indiscutibili per la mia generazione: il termine di sfruttamento". Peccato che la mente diabolica, che nel libro incarna lo 'sfruttamento', sia quella di Tommaso, un ex proletario il cui corpo è dilaniato dalle cicatrici dell'obesità infantile.
Reincarnazione di quei "Ragazzi di vita" in cui Pasolini credeva, finiti nelle pagine di Siti a specializzarsi in finanza per conto di boss mafiosi, per riciclarne algebricamente i milioni sporchi. Il circolo infernale di desiderio, sapere e denaro, di corpi, simboli e fascino del potere si chiude e riapre qui. A Berlino Siti è venuto a parlare di Pier Paolo Pasolini, a cui il museo Martin-Gropius Bau ha dedicato una mostra. I tedeschi venerano lo scrittore (regista, saggista e poeta) friulano. Ma la prima cosa che Siti - che per Meridiani ne ha curato le opere complete - fa notare è che "Pasolini non può esser definito friulano, perché è nato ed ha vissuto i suoi primi 20 anni a Bologna". L'altra è che lui alla santificazione di "Ppp" non partecipa. "A Pasolini come profeta non ho mai creduto. A uno che nel 1974 scriveva: 'Tra vent'anni la Russia sarà un Paese dove sarà magnifico vivere', non puoi dare granché credito per il futuro". Alle poesie invece sì; quelle sono ancora godibili, dotato com'era "di un ottimo orecchio per ciò che succedeva nel presente, ad esempio nel corpo dei ragazzi, l'omologazione culturale, la scomparsa del mondo umanistico".
L'italiano, ahimè, sta scomparendo dal lessico giovanile. Ma, insieme a quella di "sfruttamento", anche "omologazione" è una parola che Siti non ha archiviato. Sono già omologatii ragazzi che forgiano i corpi (e sentimenti) come un culturista i bicipiti? Tommaso, in ogni caso, tenta di sfuggire alla mafia, ma sperimenta che resistere serve a poco. All'alba del 21° secolo dovremmo tornare ad ascoltare i Greci."Il modello in 'Resistere', è antico e classico - conclude Siti -. È la storia di un bambino a cui viene fatta una terribile profezia: diventerai come tuo padre! E dopo imprevedibili peripezie si trova a compiere ciò che l'oracolo aveva predetto. Insomma, ci troviamo davanti all'Edipo Re di Sofocle". Alla tragedia, in versione monetaria e globale.

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