La guerra del petrolio sta bruciando miliardi - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La guerra del petrolio potrebbe fare più danni di quella in Medio Oriente, uno scenario che inizia a prendere forma e a minacciare il settore finanziario internazionale, che ha pesantemente investito nell'industria del fracking nord-americana. È questa una tecnica di estrazione del petrolio molto più costosa di quella tradizionale, ma non basta, a far gravitare i costi c'è anche il più breve periodo di produttività dei pozzi, che in media ogni 10 anni vanno sostituiti.
Il fracking è figlio dell'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio che nel 2008 era arrivato a 147 dollari il barile ed oggi rappresenta il 20 per cento degli investimenti energetici mondiali. Le stime sono da capogiro, si parla di 200 miliardi di dollari investiti principalmente da Wall Street e dalla City di Londra, soldi che potrebbero svanire nel nulla se il valore del petrolio non risale. Beneficiarie di gran parte di questo denaro sono infatti piccole e medie imprese, il fracking è un'industria dominata da questo tipo di società e solo una piccola fetta è in mano alle multinazionali energetiche.
La facilità con la quale i piccoli e medi imprenditori del fracking hanno avuto accesso al credito ricorda la bolla dei mutui subprime, quando le banche americane concedevano prestiti ad alto rischio. Sotto i 65 dollari al barile, infatti, gran parte dell'industria del fracking non è più conveniente, si tratta di ben 15 dollari sopra il prezzo attuale del petrolio. Secondo Bloomberg al costo attuale 37 dei 38 campi petroliferi statunitensi che usano il fracking operano in perdita. Mentre le grosse imprese possono far fronte a queste perdite per periodi più o meno lunghi, le piccole e medie non se lo possono permettere a causa dell'alto indebitamento.
Anche senza un crollo simile a quello dei mutui subprime, le conseguenze della caduta del prezzo del petrolio per l'economia americana potrebbero essere serie. Alcuni economisti parlano di 100 mila licenziamenti soltanto nel settore energetico e c'è chi teme per la ripresa economica della nazione, dal 2009 l'occupazione in questo settore ed in quelli ad esso relazionati è infatti salita del 70 per cento.
Ironicamente, la guerra del petrolio potrebbe danneggiare l'unica economia occidentale che sembra riprendersi dalla crisi del 2008, quella che ha contribuito all'impennata eccezionale del prezzo del petrolio.

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