La Federal Reserve è ancora credibile?

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La Federal Reserve è ancora credibile?

Riassumiamo i fatti: Wall Street ieri ha aperto sulla parità, da subito, però, hanno cominciato a prevalere le vendite, i tre principali listini della Borsa americana sono scesi abbastanza velocemente, gli indici a stelle e strisce, che arrivavano da due seduta decisamente ribassiste, sembrava proprio che si stessero improntando alla terza.

Improvvisamente, però, dopo poco più di un’ora dall’inizio delle contrattazioni è cambiato il vento e sui book sono cominciati ad arrivare ordini di acquisto, nulla di anomalo, certamente, ma gli acquisti hanno continuato a prendere corpo ed per tutta la seduta abbiamo assistito ad una cavalcata trionfale fino al fixing.

Cosa era accaduto?

Allora, le prime richieste di sussidi alla disoccupazione si erano fermate al livello più basso degli ultimi 14 anni, un dato davvero sorprendente e che da solo avrebbe giustificato l’ottimo rialzo di Wall Street, ma come tutte le volte il dato era stato fornito un’ora prima dell’inizio delle contrattazioni, quindi era già noto.

Possibile che il mercato “non se ne fosse accorto” per oltre un’ora e poi … improvvisamente …

No! Non è possibile, perché ricordiamo che, al di là delle contrattazioni vere e proprie, il mercato dei futures sugli indici americani praticamente non si ferma mai (solo nel week end), ed il dato sull’occupazione, ancorché davvero brillante, non era stato accolto con particolare entusiasmo già nell’immediatezza dell’annuncio.

Per quanto riguarda le trimestrali, poi, alcune si sono dimostrate migliori delle attese (Boeing, Colgate), ma altre invece avevano deluso (in particolare Qualcomm, che a fine seduta accuserà un calo di oltre 10 punti percentuali), e comunque anche queste erano notizie note all’apertura dei mercati statunitensi.

Cosa aveva determinato quindi quel cambio repentino e violento di tendenza?

Cercavo nella rete notizie, ma non se ne trovavano, anzi nei siti americani specializzati venivano pubblicati i consueti articoli scritti poco dopo l’apertura dei mercati e tutti praticamente concordavano nell’attribuire i ribassi alla debolezza delle quotazioni del petrolio e delle materie prime, oltre ad un diffuso “sentiment” negativo sull’andamento della stagione delle trimestrali.

Sul perché i mercati avessero improvvisamente cambiato rotta nessuno se lo sapeva spiegare.

Soltanto verso la fine della seduta, quando l’ondata di acquisti era diventata irrefrenabile, ha cominciato a farsi strada una notizia a dir poco stupefacente.

Allora, il Presidente della Fed Janet Yellen, aveva avuto nella mattinata un incontro informale con i Senatori democratici.

Al termine dell’incontro il Senatore democratico dello Stato di New York, Chuck Shumer, noto per aver più volte espresso critiche alle politiche di Obama, rilasciava alla stampa dichiarazioni perlomeno avventate, dicendo che la Yellen si era dimostrata preoccupata per la “situazione economica mondiale” e che non aveva quindi alcuna intenzione di alzare i tassi!

Sul’indiscrezione ovviamente si buttavano i soliti falchi (sono falchi travestiti da colombe), cioè Goldman Sachs, Morgan Stanley & Co. che hanno ipotizzato nei propri report che i tassi negli Usa non verranno toccati almeno per tutto il 2015, eventualmente se ne parlerà nel 2016.

Capirete bene che solo il giorno precedente, dopo la riunione della Fed si parlava di un aumento forse fra due mesi e certamente prima dell’estate, la notizia, quindi aveva l’effetto di una bomba.

Quanto accaduto è di una gravità inaudita, ma nessuno lo sottolinea, e ciò è ancor più preoccupante, ora siamo arrivati che non solo il Wall Street Journal è diventato il portavoce della Fed, ma addirittura il Senatore Shumer!

Forse coloro che non sono addentro al mondo della finanza non riescono a capire la gravità di quanto accaduto, e quanto succede ormai quotidianamente. Cercherò di spiegarmi.

Le parole del Governatore di una qualsiasi Banca Centrale hanno effetti dirompenti sui mercati, figuriamoci quelle del Presidente della Federal Reserve, per questo i Banchieri Centrali devono essere assolutamente prudenti sotto questo aspetto e non affidare i loro pensieri e le loro riflessioni a chicchessia, bensì renderli noti solo ed unicamente in appuntamenti pubblici ed istituzionali.

Capirete bene che ogni parola della Yellen fa muovere miliardi e miliardi di dollari sui mercati internazionali, quindi ciò che lei dice deve necessariamente essere noto nel medesimo istante a tutti ed in ogni parte del mondo.

Lei non può essere tanto avventata da rilasciare dichiarazioni simili in un incontro non “pubblico”, si sta a discutere fino allo sfinimento se nelle minute della Fed debba essere ancora riportata o meno l’allocuzione “per un tempo rilevante” riferito al possibile inizio della stagione dell’aumento dei tassi e la Yellen va a dire una cosa simile in un incontro con i Senatori democratici americani?

Ed uno di questi la va subito a riferire alla stampa?!? Creando ovviamente tutti i presupposti per alterare il mercato?!?

Sappiate che esistono leggi, e negli Stati Uniti particolarmente severe, che vietano turbative di mercato. Immaginate se Shumer o un suo familiare avesse acquistato azioni o comunque operato sui mercati finanziari prima di aver rilasciato quelle dichiarazioni alla stampa.

Insomma i mercati finanziari internazionali possono avere un senso solo ed esclusivamente se godono della fiducia incondizionata degli investitori sulla loro trasparenza ed obiettività, tutte le notizie “rilevanti” debbono essere messe a conoscenza del mercato “nel medesimo istante”, figuratevi una dichiarazione della Yellen e di quella importanza!!!

In conclusione, pensare che la Yellen sia così sprovveduta da incorrere in una “gaffe” simile è inimmaginabile, ed allora ecco che si fa strada l’ipotesi che tutto sia stato congeniato proprio perché dopo che soltanto il giorno precedente il mercato aveva accolto “male” la pubblicazione delle minute della Fed, si sia voluto subito “correggere il tiro”, ma in maniera che definirei improvvida, mettendo fortemente in dubbio la credibilità di un Istituto importante come la Federal Reserve.

Giancarlo Marcotti

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