L'imposta su Google rivoluziona la fiscalità - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il cancelliere dello scacchiere britannico ha proposto una tassa sui profitti generati nel Regno Unito dalle multinazionali come Google, Starbucks o Facebook, soldi che oggi vengono "dirottati" su altri domicili fiscali. La Diverted Profits Tax, ribattezzata l'imposta su Google, però, non dovrebbe produrre grosse entrate per l'erario statale, si parla di appena 360 milioni di sterline l'anno (circa 470 milioni di franchi) nel 2017/18 - contro un deficit di 91 miliardi. Piuttosto, la tassa vuole cavalcare la tigre delle diseguaglianze economiche proprio a ridosso delle elezioni di questa primavera.
A prescindere dalle motivazioni, la tassa è rivoluzionaria perché rende obsoleta la regola fiscale secondo la quale le multinazionali possono pagare gran parte delle loro tasse nel domicilio fiscale da loro scelto e quella secondo cui è perfettamente accettabile che sfruttino le differenze di aliquote tra una nazione e l'altra a loro vantaggio.
La tassa è dunque stata concepita per colpire le grandi multinazionali e non le piccole e medie imprese, specialmente quelle ai loro primi passi, le cosiddette start-up. Nel mirino insomma ci sono oltre a Google, Facebook e Starbucks anche Apple, Amazon e così via. Tuttavia si applica pure ad imprese che vendono nel Regno Unito senza essere residenti. Si tratta di un nuovo tipo di società tecnologiche, ad esempio WhatsApp, che hanno un considerevole turnover nel Regno Unito e in tanti altri Paesi senza però possedere un ufficio o del personale. Spesso queste imprese sono di proprietà delle grandi multinazionali che però le gestiscono separatamente.
Dato che la maggior parte delle multinazionali della tecnologia sono americane e gli Stati Uniti applicano il principio della tassazione globale - ogni impresa deve dichiarare il fatturato mondiale anche se può scegliere dove essere tassata - è possibile sapere l'ammontare dei profitti generati in ogni nazione, ad esempio Google produce circa l'11 per cento dei 60 miliardi di fatturato nel Regno Unito. Il vero problema si pone di fronte alle multinazionali cinesi, come AliBaba, la Cina infatti non applica la medesima legislazione.
I critici della tassa su Google sostengono che questa potrebbe essere applicata da altre nazioni alle multinazionali britanniche e ciò le danneggerebbe. Riesce però difficile accettare questa critica, la tassa appare equa e mira a bloccare la possibilità di aggirare le tasse da parte delle multinazionali, anche se solo quelle occidentale per ora, e quindi che ben venga, non solo al di là della Manica, ma nel resto del mondo.

Fonte: www.caffe.ch

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