L'altalena dell'euro causata dall'austerità - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L'altalena dell'euro causata dall'austerità - di Loretta Napoleoni

Cinque anni di austerità non sono bastati per curare la crisi dell'euro, ed infatti all'inizio di gennaio la piaga si è riaperta. Questa volta però nessuno può ignorarla perché tutti gli europei, anche coloro che come gli svedesi o gli inglesi non fanno parte di Eurolandia, ne soffrono le conseguenze.
La politica del rigore economico-finanziario teutonica, strategia imposta da una Germania che all'indomani dello scoppio della crisi del debito sovrano i membri dell'Unione europea hanno eletto loro leader, ha infatti danneggiato un po' tutti. Persino la Svizzera, da secoli nazione indipendente ed isola pacifica al centro di un'Europa costantemente in guerra, ne è vittima. Per difendere il tasso di cambio con la moneta europea la Banca nazionale si è vista costretta a bruciare una fetta delle proprie riserve valutarie, e, con molta probabilità, nel 2015 dovrà continuare a farlo non tanto per evitare la rivalutazione del franco ma per arginare la svalutazione dell'euro, che ha gli stessi effetti negativi sull'esportazione dei prodotti svizzeri.
Segno inconfondibile del fallimento della politica di austerità europea è infatti la riduzione del valore dell'euro che durante le vacanze di Natale è sceso del 2 per cento rispetto al dollaro statunitense e non solo. Preoccupa infatti anche la velocità con la quale la moneta europea perde quota sul mercato dei cambi internazionale. E questo spiega perché al rientro dalle vacanze gli analisti si sono affrettati a ritoccare al ribasso le previsioni del cambio euro-dollaro: $1,15 entro la fine dell'anno è ciò che quasi tutti oggi si aspettano quando solo tre settimane fa $1,18 veniva giudicata una previsione eccessivamente pessimista.
Questa volta, però, difficilmente ci saranno aggiustamenti al rialzo, l'attuale debolezza dell'euro è legata a fattori ben più seri della crisi del debito sovrano del 2010, se scaviamo bene scopriamo che il problema non è congiunturale ma strutturale. Non è finanziario ma politico. Pesa sul destino della moneta unica europea il fiasco del processo di convergenza politico-culturale dell'Unione o meglio, le forti spinte divergenti che oggigiorno si agitano al suo interno.
Tracciare un parallelo con il 2010 o il 2012 è dunque impossibile perché nel bene e nel male l'austerità ha letteralmente sfigurato l'Unione europea.
È vero che oggi il sistema bancario europeo è più solido che nel 2010 e 2012, ed è anche vero che esistono protocolli ed istituzioni ad hoc per far fronte ad una crisi finanziaria della portata del Grexit, l'uscita della Grecia o di qualsiasi altra nazione da Eurolandia, strumenti che in passato l'Unione non possedeva. Gran parte del debito tossico è stato poi ristrutturato, o come si dice in finanza, spalmato come la Nutella. Che significa? Che non è più nelle mani di un gruppo ristretto di banche, piuttosto la rosa dei creditori è vasta e comprende istituzioni sovranazionali, stati e banche centrali. L'effetto domino all'interno dell'Unione, da tutti temuto nel 2012, dunque, difficilmente si verificherà. Ma queste belle notizie non sono sufficienti per poter affermare che i pericoli del 2015 per l'Eurozona sono infinitamente minori di quelli del 2012. Quello che si può dire è che sono diversi.
La deflazione, che molti attribuiscono alle politiche di austerità, è il nuovo spettro che si aggira nel vecchio continente, tanto che il crollo dei prezzi del petrolio invece di una manna dal cielo rischia di diventare una maledizione. La crescita in tutto il Vecchio Continente è anemica, l'occupazione scende mentre la disoccupazione continua a salire.
Sul piano politico anche se istituzioni come la Commissione ed il Parlamento europeo sono più solide manca loro una forte base ideologica popolare. Dal 2010 assistiamo ad una biforcazione pericolosa: da una parte avanzano i partiti dell'estrema sinistra come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna, gli unici che propongono una ristrutturazione del debito, dall'altra aumenta la popolarità di quelli di estrema destra, come quello guidato da Marine Le Pen in Francia.
In fondo l'euro è lo specchio dell'Unione europea, la debolezza attuale nasce dall'incertezza relativa al futuro di questa istituzione, nessuno infatti è in grado di prevedere come la crisi attuale ridisegnerà l'Unione, se porterà ad una maggiore o minore integrazione. Nel frattempo l'entrata della Lituania nell'eurozona e la possibile uscita della Grecia sembrano indicare un ammorbidimento delle regole di Eurolandia. Ciò significa che in futuro potrebbe essere possibile aderire e rescindere da questa stessa a seconda delle esigenze dei singoli Stati, uno scenario ben diverso da quello prospettato da Van Rompuy, il primo presidente dell'Ue, quando qualche anno fa dichiarò che l'euro non era un bar dal quale si poteva entrare ed uscire a piacimento.

http://www.caffe.ch/stories/cronaca/49331_laltalena_delleuro_causata_dallausterit/

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