Keystone XL pipeline: via libera dalla Camera Usa e dalla Corte del Nebraska. Sfida ad Obama

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Keystone XL pipeline: via libera dalla Camera Usa e dalla Corte del Nebraska. Sfida ad Obama

La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato, con 266 sì e 153 no, una legge che da i via libera alla contestatissima Keystone XL pipeline che dovrebbe portare il petrolio più sporco ed inquinante del mondo, quello delle sabbia bituminose canadesi, dall’Alberta fino alle coste del Texas.

Il voto di ieri precede un imminente voto al Senato Usa dopo il quale il disegno di legge Keystone XL arriverà sulla scrivania del presidente Barack Obama, che aveva dichiarato che avrebbe posto il veto se tutta la procedura prevista dalla legge non sarà conclusa e rispettata.

Ma i repubblicani, che con la nuova legislatura appena iniziata hanno la maggioranza in entrambe le Camere, si fanno forti delle decisione presa sempre ieri dalla Corte suprema del Nebraska che, nonostante la forte opposizione nello Stato Usa, ha detto che il percorso dell’oleodotto può attraversare il Nebraska, anche se ha lasciato aperta la strada per impugnare nuovamente il progetto in tribunale, cosa che presumibilmente associazioni ambientaliste e comunità locali faranno immediatamente.

Si tratta di una vera e propria sfida ad Obama dei repubblicani e delle Big Oil che li finanziano, infatti, anche se l’approvazione del Keystone XL passerà certamente anche al Senato, il Grand Old Party (Gop) non ha abbastanza voti per impedire ad Obama di mettere il veto: ci vogliono i due terzi, cioè il 66%, mentre il Partito dell’elefante ha ottenuto solo il 63% .

La sfida al presidente è evidente: i repubblicani hanno avuto a disposizione una legislatura per far approvare il gigantesco gasdotto, ma nel 113° Congresso al Senato c’era una maggioranza democratica e quindi il Gop ha aspettato di prendere il pieno controllo del 114° Congresso per presentare il . Keystone XL come una priorità, la prima normativa da inviare ad Obama nel 2015.

Le reazioni delle associazioni ambientaliste statunitensi sono durissime.

Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande, diffusa ed influente associazione ambientalista Usa, ha sottolineato che «Le uniche persone che pensano che il primo atto del Congresso dovrebbe essere quello di forzare l’approvazione della Keystone XL pipeline delle sabbie bituminose sono quelli nella saccoccia dei miliardari del petrolio e del gas. Questo spiega il motivo per cui 266 membri della Camera hanno votato per cercare di fare proprio questo. I grandi inquinatori stanno ottenendo dal Congresso quello per cui hanno pagato, e stanno ora cercando di farne pagare il prezzo a tutti gli altri. In ultima analisi, questo voto della Camera non è stato altro che una perdita di tempo. Il presidente ha chiarito che rifiuterà questi attacchi contro la sua autorità ed ha ripetutamente dichiarato che dirà no alla pipeline delle sabbie bituminose se contribuisce alla crisi climatica. Il Presidente ha tutte le prove di cui ha bisogno per respingere il Keystone XL ora, e siamo fiduciosi che lo farà».

Il Center for Biological Diversity ha definito «senza senso», il voto della Camera ed ha ricordato che «Il presidente Obama si è impegnata a porre il veto su qualsiasi legislazione che impone l’approvazione della Keystone XL pipeline e il disegno di legge è stato approvato alla Camera con troppo pochi voti per poter ignorare che il veto. Piuttosto che perdere tempo su una legge insignificante per fare un regalo ad una compagnia petrolifera straniera, il Congresso dovrebbe fare sempre un vero lavoro per agire sul clima e per la transizione degli Stati Uniti verso un futuro ad energia pulita».

Secondo Danielle Droitsch, direttrice del Canada Project del Natural Resources Defense Council evidenzia che «L’esito del voto era scontato ed in linea con l’assunzione della leadership del Gop nel 2011 da parte dei grandi inquinator. C’è un altro risultato scontato: la Keystone XL pipeline proposta dovrebbe trasportare il petrolio delle sabbie bituminose canadesi – il combustibile più sporco del pianeta – attraverso il cuore dell’America per essere raffinato e poi spedito all’estero. Sarebbero minacciare le nostre acque, le nostre terre e peggiorerebbe l’inquinamento da carbonio. Non è nel nostro interesse nazionale. E il presidente Obama ha ragione a promettere un veto, il che dimostra il voto di oggi potrebbe essere un aiuto ai membri della Camera contrari a questo oleodotto pericoloso».

Tornando alla decisione della Corte suprema del Nebraska, ha ribaltato ed annullato la sentenza di un tribunale di un tribunale distrettuale del febbraio 2014 che aveva dichiarato incostituzionale il progetto di legge statale che dava il via libera al Keynstone XL, ma con 4 voti favorevoli su 7, mentre ce ne volevano 5. Insomma, la Corte suprema non è entrata sulla sostanza della sentenza, ma l’ha annullata per un mero fatto di numero di voti. A febbraio, il tribunale distrettuale aveva detto che TransCanada, che vuole realizzare l’oleodotto, doveva passare attraverso la Public Service Commission e che il governatore del Nebraska – buon amico di Trans Canada – non avrebbe dovuto avere l’ultima parola, bloccando così tutto.

Jane Kleeb, direttrice di Bold Nebraska, non pensa che sia una vittoria per TransCanada: «Ogni decisione presa della Corte Suprema è un mancato guadagno per TransCanada. Sono bloccati sia senza una via legale in Nebraska che con un percorso peggiore che mette a rischio il critico Ogallala Aquifer e le preziose Sandhills. Restiamo fiduciosi che il presidente starà dalla parte degli agricoltori, degli allevatori e delle comunità tribali e non con una compagnia petrolifera straniera che vuole portare le sabbie bituminose al mercato dell’esportazione».

Anche Bill McKibben, fondatore di 350.org fondatore è convinto che «La decisione finale di Obama sul Keystone XL sarà un test, come se egli prende veramente sul serio la lotta al cambiamento climatico. Se il presidente finisce per dare l’approvazione all’oleodotto, sarà difficile per gli altri Paesi prendere sul serio gli altri sforzi degli Stati Uniti sui cambiamenti climatici. Nel momento in cui inizia a guardare da vicino le sabbie bituminose in Canada, ci si rende conto che per questo non dovrebbe essere nemmeno necessario un invito a farla finita. Questo è solo la prima roba che dovrebbe essere lasciata sotto terra. Più a lungo la si guarda, più l’intera cosa è ridicola ed assurda».

Fonte: www.greenreport.it

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