FT: la discesa del barile spaventa i creditori Usa

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

FT: la discesa del barile spaventa i creditori Usa

Il crollo del prezzo del petrolio (meno di 50 dollari per barile contro i 107 del picco di metà giugno) dovrebbe determinare una forte contrazione dei prestiti alle imprese del settore energeticostatunitense costringendo queste ultime a scovare nuovi canali di finanziamento a condizioni peggiori. Una mossa che finisce per penalizzare i creditori esistenti. Lo sostiene il Financial Times. Il reperimento di capitali da parte delle società del settore, ricorda il quotidiano britannico, si basa su un mix di prestiti bancari e di emissioni obbligazionarie ad alto rendimento (le cosiddette high yield o junkbonds). Dal 2000 ad oggi, il controvalore delle emissioni del segmento ha superato i 140 miliardi. Le obbligazioni “energetiche” attualmente in circolazione, ricorda ancora il FT, coprono da sole il 14% del mercato americano dei junk bond.

La discesa del barile e il conseguente ridimensionamento dei profitti attesi dovrebbe indurre le banche a limitare la propria esposizione. In questo contesto, le compagnie energetiche potrebbero vedersi costrette a perseguire nuovi canali di sostentamento coinvolgendo fondi ad hoc e garantendo a questi ultimi migliori condizioni (interessi più alti) mettendo in garanzia le loro stesse azioni (aprendo quindi la strada a un ingresso più massiccio del fondi stessi nella proprietà delle imprese). La situazione, rileva ancora il FT, diventerebbe quindi ancor più problematica per i creditori che negli anni passati si sono esposti con prestiti particolarmente favorevoli sottoscrivendo i celebri “cov-lite bonds”, titoli obbligazionari che impongono meno vincoli al debitore e che, a differenza delle nuove forme di finanziamento, non hanno alcuna priorità di saldo nei casi di default e conseguente liquidazione della compagnia.

Foto: Michael C. Rygel (Wikimedia Commons)

Fonte: www.valori.it

Matteo Cavallito @ cavallito@valori.it

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