Forni a microonde? - di Giorgia Nardelli

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Fuoriuscite radioattive, contaminazioni alimentari, sostanze inquinanti che dai contenitori migrano negli alimenti. A mettere in fila tutti i dubbi e le riserve sulla salubrità dei forni a microonde, passa la voglia di usarli. Ma è davvero necessario rinunciare a uno dei più rivoluzionari elettrodomestici del XX secolo, in grado di cuocere una patata in 3 minuti, e di scongelare un qualsiasi alimento in poco più?

La pensa così Saverio Pipitone, giornalista e blogger, autore di “Forno a Micronde? No, grazie”, Macro edizioni.

Un volumetto dove lo scrittore giornalista raccoglie la storia del portentoso fornetto, dalla nascita (correva l’anno 1947, il primo modello era alto 2 metri e pesava 350 chili), ai giorni nostri.

Studi, ricerche, dibattiti

Pipitone elenca studi scientifici, ricerche e dibattiti, cercando di dimostrare che i difetti del microonde, – a partire dal fatto che si tratta di un elettrodomestico che produce un campo magnetico, come i telefoni cellulari, per intenderci – siano ben più importanti dei suoi pregi.

Tra gli altri, il giornalista cita uno studio condotto negli anni ’90 sugli effetti degli alimenti cotti a microonde sul sangue umano. La ricerca, che ebbe esiti sconvolgenti (riduzione dei livelli di emoglobina, aumento dell’ematocrito, di leucociti e colesterolo), ma non fu mai pubblicata su una rivista medica, in quanto non possedeva i criteri per essere considerata scientifica, ma diede luogo a una lunga vicenda giudiziaria.

Le reazioni del campo magnetico

Per suggestionare i lettori, ad ogni modo, sarebbe sufficiente riportare le frasi con cui l’autore spiega il funzionamento del forno a microonde, considerato da alcuni studiosi “contro-natura”:

In sostanze, il campo magnetico provoca una reazione delle “piccole molecole di acqua contenute nel cibo dentro al microonde”, le quali “si rivoltano continuamente avanti e indietro cambiando orientamento per allinearsi nella direzione del campo elettrico”. Di conseguenza “le molecole urtano tra loro accelerando il movimento e assorbendo la microonda con una fluttuazione magnetica che diventa calore diffuso”. Tuttavia “alcune parti dell’alimento possono restare fredde e perciò vi è la necessità di un piatto che ruoti durante la cottura”.

Usarlo o no, allora? Nel dubbio, dal libro abbiamo elaborato una “mini guida” di sicurezza domestica. Qualche regola da rispettare per fare sì che il nostro elettrodomestico risulti più innocuo possibile.

Una mini guida per la sicurezza

La distanza giusta

La fuoriuscita dal fornetto di onde elettromagnetiche (come i cellulari, e le antenne radio, questi elettrodomestici producono un campo magnetico) è, in condizioni ottimali, piuttosto limitata e comunque entro i limiti previsti dalla legge. Tuttavia è facile che dopo qualche tempo le guarnizioni del forno si sporchino o si usurino, con il risultato che le perdite siano maggiori.

Per cui meglio tenersi, durante la cottura, a un metro di distanza. Buona norma vuole anche che non sia apra mai lo sportello a forno acceso, durante la cottura, perché ciò provoca una fuoriuscita di onde non proprio benefica.

Cibi sì e cibi no

Sbagliate se credete che, come per altri metodi di cottura, il microonde aiuti a eliminare batteri e microorganismi patogeni (leggi listeriosi o salmonellosi). In alcuni casi la temperatura dei cibi, nonostante la cottura perfetta, non supera i 60-70°. Ergo, se il cibo è tra quelli “a rischio” (come le uova o certi formaggi), preferite il procedimento tradizionale.

Cibi pronti, no grazie

Diffidatene, dice l’autore. Che si tratti di pop corn o di minestre, o di merende fatte per essere cotte in microonde, direttamente nella loro confezione. Contengono additivi sgraditi, grassi saturi, sale e conservanti in misura eccessiva. Sono junkie food per eccellenza.

Alt alle migrazioni

Evitate di usare, per riscaldare i cibi al microonde, utensili in policarbonato (sono contraddistinti dal simbolo del triangolo con all’interno il numero 7). Contengono bisfenolo A, potente interferente endocrino (non a caso di recente l’Ue ha vietato la vendita nel territorio europeo di biberon e altri utensili per l’infanzia che contengano bisfenolo). Questa sostanza, con il calore migra dalla plastica agli alimenti, contaminandoli. In genere, è comunque meglio evitare i contenitori di plastica, specie se cuociamo prodotti grassi (con burro, panna, formaggi, etc), perché tendono ad assorbire di più le sostanze chimiche durante il riscaldamento.

Fonte: consumatrici

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