Egoismo imperante - di Lorenzo Parolin

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Egoismo imperante - di Lorenzo Parolin

Se Dio non c’è, o se si vive come se non ci fosse, non c’è più alcun progetto sovrumano a cui lavorare e non c’è più nessun dovere da compiere nei riguardi del prossimo: nessuno più è custode di suo fratello.

I comandi: “Ama il prossimo tuo come te stesso e ama il Signore Dio tuo con tutto te stesso” vengono meno, la vita diventa una lotta per la sopravvivenza e il mondo una calca governata dalla legge del caso dove ognuno cerca di difendersi come può.

Nella foga di stare a galla in un ambiente sovraffollato e angusto, a qualcuno gli tocca di stare sotto. E se non c’è un oltretomba con cui fare i conti, bisogna godere da subito il massimo possibile, senza badare se i deboli e i meno capaci vengono calpestati! È il trionfo dell’egoismo.

Ciascun individuo ritiene di essere un ego, un centro attorno al quale far girare il mondo circostante; e la parola d’ordine diventa: sia fatta la mia volontà.

In questo clima, avendo importanza solo l’utilità individuale, i concetti di bene e di male si sgretolano e tutto diventa lecito: bene è ciò che piace!

Il risultato è una piramide di egoisti con al vertice pochi lupi grossi che diminuiscono di taglia e di aggressività man mano che scendendo verso la base aumentano di numero.

L’egoismo, lungi dal generare collaborazione, e quindi uguaglianza, sviluppa competizione e accentua la concentrazione in poche mani di ricchezza e potere togliendoli al popolo minuto e alle nazioni deboli.

La Storia ci insegna che basta una sparuta minoranza di potenti per tenere a bada e ben spremute le masse.

Che i potenti si impongano su di esse non fa venire scrupoli ai protagonisti, perché si sentono degli “illuminati” e dei prescelti dal destino a realizzare il paradiso in terra, piaccia o non piaccia ai guidati, anzi, la violenza che usano è da essi ritenuta parte integrante del gioco, perché fatta a fin di bene.

La prima violenza a cui ricorrono i dominatori è di tipo psicologico, ma all’occorrenza non esitano ad usare la violenza fisica facendo intervenire la mano militare.

Sorpresa!

Nonostante i successi nel dominare e nell’arricchire, l’insoddisfazione regna sovrana anche fra i “vincenti”: nó i cata reqie, non trovano pace. Sì, perché chi non rispetta la propria intima essenza, cioè chi non accetta di essere una creatura, e si atteggia a creatore/artefice, non si vuole bene, perciò agisce contro la propria felicità, e quelle che conquista sono delle negatività.

Credi forse che assaporato questo successo alla rovescia l’uomo faccia marcia indietro?

No, manco per sogno; sentendosi in difficoltà si rivolge ai luminari della medicina moderna i quali gli vendono a caro prezzo formule per la salvezza fai da te, senza bisogno di manifestare alcun pentimento e di attuare alcuna riparazione del “male” fatto. Sto parlando degli psicanalisti presunti conoscitori dell’anima umana, entità di cui negano l’esistenza. Ovviamente questi novelli stregoni si guardano bene dal giudicare come malvagie le azioni dei loro danarosi clienti. Le loro esternazioni sarebbero sgradite e i loro affari ne soffrirebbero.

L’uomo egoista finisce così in fondo ad un vicolo cieco!

Potrà non piacere sentirlo dire, ma Dio è necessario all’equilibrio e alla sopravvivenza dell’umanità. L’uomo ha bisogno di Dio e di fare il bene del prossimo (non solo il suo) più dell’aria che respira.

Occorre che l’umanità si riconcili con Dio, faccia pace con lui, si arrenda e metta la sua vita nel palmo della Sua mano. L’aiuto che gliene può venire è enorme.

Se l’uomo riconosce di essere una creatura, allora vorràconoscere e seguire le istruzioni contenute nel manuale uso e manutenzione stilato sul monte Sinai da Dio per il suo bene. Utilizzandosi al meglio otterrà la tanto agognata felicità. Non faccia l’errore di negare l’importanza di Dio. Il demonio l’ha fatto, e si è creato una vita d’inferno. Ora egli vorrebbe indurre anche noi a fare le stesse sue scelte fallimentari. Non si ceda alle sue tentazioni!

Dio ha bisogno di noi nel senso che per aiutarci ha bisogno del nostro consenso.

[rif. www.lorenzoparolin.it L8/236]

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