Egoismo di gruppo - di Lorenzo Parolin

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Egoismo di gruppo - di Lorenzo Parolin

Non basta lavorare onestamente e pagare le tasse. In quanto soci della Società occorre che ciascuno dedichi un po’ del suo tempo e dei suoi denari a costruire, conservare e ingrandire il patrimonio sociale, cioè il bene comune. Conoscersi tra soci e creare organizzazione non è impegno demandabile ad altri, altrimenti, quando serve che ci sia, la Società non c’è.

Il primo nucleo di Società è la famiglia, il secondo è il quartiere (il borgo).

Gli uomini buoni imparano a convivere in armonia con tutti. Se invece non riescono a legare con i vicini significa che sono malati di protagonismo e di egoismo. Sono degli esseri selvatici: degli asociali. Un mondo pieno di egoisti (solisti) rinuncia a godere dei dividendi derivanti dalla socialità: la parte migliore delle persone.

Fallito l’obbiettivo primario di formare Società con la partecipazione di tutti, molti ripiegano a formarla con quelli che hanno i loro medesimi interessi. Il rapporto è più facile. Nascono così i partiti politici, i club sportivi, le associazioni di categoria, le lobby, la NATO, i G8 … che di sociale hanno solo il nome: sono l’unione di individui che, lungi dall’avere a cuore il bene collettivo, perseguono il bene privato (del singolo, del gruppo, della nazione) in forma associata. Le loro sono associazioni a delinquere, in quanto, al bene di alcuni, corrisponde il male per molti altri. Il bene è tale se è bene per tutti, altrimenti è egoismo di gruppo.

Perché le società con più di un socio durano poco? Perché dopo un po’ i soci non si parlano più, perseguono solo scopi personali e non si curano più dell’organizzazione interna. Così le società indeboliscono e muoiono.

[rif. www.lorenzoparolin.it L8/319]

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