Crisi del rublo risolta. Con gran scorno Usa - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La Russia ha dichiarato questo 25 dicembre “terminata la crisi del rublo”. “Il tasso di interesse era stato aumentato al fine di stabilizzare il mercato dei cambi – ha dichiarato Anton Siluanov, ministro russo delle Finanze - ma questo periodo (di crisi) è ormai terminato e a nostro avviso il rublo sta rafforzandosi”.
In effetti dopo aver raggiunto il cambio record di 80 rubli per dollaro il 16 dicembre scorso, il movimento al rialzo del valore del dollaro sembra essersi frenato, come appariva già nelle quotazioni del 26 dicembre quando un dollaro veniva trattato attorno ai 52,77 rubli. Un recupero del rublo sui valori dell’euro e del dollaro pari a circa il 30%.
La moneta russa resta tuttavia ancora alquanto sottovalutata. Nella prima parte dell’anno un dollaro veniva scambiato tra i 32 e i 34 rubli.
La crisi monetaria di inizio dicembre – evidentemente conseguenza combinata di eventi di politica internazionale (il ribasso dei prezzi del petrolio, ottenuto in funzione appunto antirussa dagli Usa con pressioni sulle petromonarchie arabe, una decisione che rischia però di rivelarsi un boomerang anche per gli Stati Uniti che vedono pressoché messo a rischio anche il business del petrolio da scisto; le sanzioni economiche per la crisi ucraina, anch’esse misure boomerang che stanno costando agli alleati occidentali degli Usa la perdita di ricchi contratti con la Russia) – costerà comunque alla Federazione russa un evidente impennata dell’inflazione, prevista ad un tasso del mese all’11%. E il governo di Mosca ha già posto in essere misure straordinarie per calmierare i prezzi al consumo ed evitare il mercato nero.
Comunque è stata l’immediata contromisura scattata con l’intervento della Cina e con l’aumento del tasso di sconto della banca centrale – passato nella sera del 15 dal 10,5 al 17% - e con l’immediato intervento governativo per un controllo “informale” del mercato dei capitali che ha evitato quella che i media occidentali avevano subito descritto come la “più grave crisi monetaria” della Russia e la probabile “fine del regime” (sic).
Si calcola in realtà che la crisi sia costata la perdita di 15,7 miliardi di dollari (ne restano circa 400 miliardi) tra quote delle riserve in valuta e di fondi sovrani “bruciate” per sostenere il rublo.
Ma guardiamo anche come si è concretata la difesa comune monetaria Russia-Cina. Le banche centrali della Russia e della Cina hanno firmato dei contratti (swap) per scambiarsi direttamente le loro valute senza l'intermediazione del dollaro. Il tasso di cambio previsto da questi contratti era pari a 5,67 rubli per 1 yuan renminbi. Da parte sua lo yuan viene scambiato con le altre valute (dollaro compreso) all'interno di una banda di oscillazione del 2% rispetto ad una parità centrale stabilita dalla Banca Centrale Cinese.
Così la Russia ha venduto i suoi yuan in cambio di dollari “ribassati” e con questi ha ri-acquistato i rubli.
Con gran dispiacere… per chi ha venduto rubli "allo scoperto" (senza possederli) sperando di riacquistarli successivamente e dunque confidando nella svalutazione al fine di lucrare la differenza. (Metodo utilizzato in Italia nel 1992 contro la lira da George Soros, poi premiato da Romano Prodi con una laurea in economia honoris causa all’Università di Bologna; tale finanziere-mecenate – condannato tra l’altro a morte in Malesia per lo stesso reato – aveva lucrato sulla differenza dollaro-lira, un business costato all’Italia un prestito internazionale risanatore pagato in totale oltre 80 mila miliardi di lire).
D’altra parte le speculazioni monetarie sono ormai pane quotidiano per tutte le economie del mondo (Grecia docet) e, come già accaduto nella stessa Russia, nell’era della colonizzazione occidentale che aveva fatto irruzione sotto Eltsin, sono tra gli strumenti-principe messi in campo dalla finanza internazionale e dai governi che ne sono i camerieri, per lucrare ricchezza e affamare i popoli.

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