Svizzera: " Non serve tassare le cure post sbronza"

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Svizzera: " Non serve tassare le cure post sbronza"

"Si conciano da buttar via". Per medici e infermieri è diventato ormai un appuntamento fisso. Non passa fine settimana senza che giovani e giovanissimi arrivino al pronto soccorso di qualche ospedale ticinese così ubriachi da non reggersi in piedi. Alcuni anche in coma o in pre-coma etilico. Tutta colpa delle abbuffate alcoliche: liquori, birre, vino, mischiati e consumati in tempi brevi. Un fenomeno in rapidissima crescita, che coinvolge un under 20 su tre a livello nazionale, come rileva Espad, progetto europeo di ricerca sul consumo di alcol e droghe tra gli studenti. "Questo dei fine settimana alcolici, finalizzati all'intossicazione, che coinvolgono soprattutto i giovani, ma anche adulti, è un problema serio", avverte Jann Schumacher, psicologo, responsabile di Ticino Addiction e del centro Ingrado di Cagiallo. Secondo il programma nazionale di controllo dell'alcol quasi un milione e mezzo di persone ha un consumo a rischio. E negli ultimi anni si è notato un aumento dei casi di ospedalizzazioni. Con protagonisti soprattutto giovani e giovanissimi. "Persone che hanno bisogno di assistenza - aggiunge Schumacher - e di cure. Per questo noi come Ticino Addiction diciamo che è sbagliato, come proposto a Berna, far pagare il 100% dei costi a chi viene ricoverato a causa di un consumo eccessivo di alcol".
La proposta di far saldare le fatture delle cure è partita dall'udc Toni Bortoluzzi, che ha chiesto la modifica della legge sull'assicurazione malattia con l'introduzione del principio di colpa. Ed è stata subito bocciata dalla sinistra nella sottocommissione che l'ha esaminata preliminarmente. Ma è andata avanti lo stesso. E dopo la consultazione, il disegno di legge scaturito dal progetto originario rientrerà, probabilmente già nella sessione di febbraio, in Commissione della sicurezza sociale e della sanità pubblica del Nazionale, ma modificato su iniziativa del deputato plr Ignazio Cassis: "Va bene - spiega - far pagare le cure a chi si sbronza per sballo, ma per un periodo di 5 anni. In pratica è una sperimentazione, accompagnata però da una valutazione scientifica finale, visto che nessuno sa se questa misura porterà effettivamente risultati concreti". Cassis tiene a puntualizzare che la fattura non arriverà a chi è malato, "ma a chi si rende protagonista di comportamenti sciocchi".
Eppure anche così l'idea continua a dividere. "In questo modo - dice Schumacher - non si affrontano le cause del problema, ma soltanto i sintomi. Bisogna invece puntare di più sulle regole, evitare scappatoie come la vendita notturna di alcol, e insistere sulle misure di prevenzione strutturali". Per molti l'intervento dei medici del pronto soccorso spesso diventa il primo contatto di un percorso che permette di uscire dalla dipendenza. "Qui è in ballo la vita delle persone - aggiunge Schumacher - non esistono studi che dimostrano che per paura delle conseguenze economiche non si beva alcol. Al contrario, chi si risveglia in ospedale dopo una sbornia tende a stare più attento".
Che il problema sia serio lo dicono tutti. E che occorra arginarlo pure. Ultimamente oltre i party alcolici, sta crescendo la tendenza tra i giovani di mischiare vodka, rum, whisky, gin, con bevande energetiche. "Non ci si rende conto - dice Schumacher - delle conseguenze. Gli energy drink se presi in dosi eccessive possono creare problemi all'organismo". In alcuni casi provocano un'aritmia cardiaca che porta, anche in questo caso, in ospedale.
Tutto avviene all'interno di contesti di festa e di divertimento. Per questo la prossima campagna contro l'alcol dell'Ufficio federale della sanità in primavera punterà proprio sui weekend alcolici. "Noi, con i nostri mezzi, riusciamo ad aiutare 20, 30 persone non di più a sera", spiega Angelo Bellisoni, presidente Nez Rouge Ticino: "Tra loro certo che ci sono molti giovani, che con le nuove norme sulla patente cominciano a stare più attenti. Notiamo, inoltre, una certa consapevolezza: oggi chi si sente brillo ci chiama". Un segnale positivo. Anche c'è ancora molto, ma molto da fare.
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