Svizzera: come il malaffare infiltra l'economia

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Svizzera: come il malaffare infiltra l'economia

Questa è una brutta storia, una brutta storia davvero. Se fosse un romanzo o un film sarebbe una contorta faccenda di malaffare. Una storia che si consuma in quella grigia terra di mezzo fatta di una malafinanza così subdola da infiltrare anche la buona economia. Cioè a dire quel tessuto che costituisce la trama portante della sana produttività locale di questa regione. È una storia piccola e apparentemente insignificante. Una di quelle che anche le cronache regionali ridurrebbero a poche righe. Forse nemmeno, perché si tratta delle banali difficoltà finanziarie di una piccola ditta. Eppure a ben guardare è una storia che potrebbe riassumere una costante di questa nostra realtà economico-finanziaria, infiltrata da personaggi senza scrupoli. Ed è forse il capitolo più piccolo di un complicato romanzo.
La storia è ancora troppo fresca perché dei protagonisti si possano fare i nomi. Non è chiusa. Fatto è che anello dopo anello, forse casualmente o forse no, da quella piccola impresa in un piccolo comune nel cuore del Ticino si arriva ad uno dei personaggi più chiacchierati del momento. Il socio in affari, Francesco Riva, di quel Davide Enderlin, legale luganese, le cui peripezie finanziarie lo hanno portato in carcere. Quest'estate in Italia, per la vicenda della banca ligure Carige. Storie di truffe e riciclaggio. E quanto prima varcherà anche anche le patrie galere. In Ticino tra qualche giorno dovrebbe raggiungere il suo ex socio, Francesco Riva appunto, e la sua ex compagna - forse solo in affari - un'artista, una cantante lituana da sempre in Svizzera, Ginta Biku.
La minaccia dei potenti russi
Forse la storia che vi stiamo raccontando si innesta casualmente con le faccende di Riva, direttore tra l'altro della Pallavolo Lugano, di cui Enderlin era presidente. Forse. Ma è comunque significativa di quella terra di mezzo che produce personaggi capaci di infiltrarsi, insinuarsi nella buona economia (soprattutto quella che per una ragione o per l''altra zoppica a causa della crisi) ed è capace di risucchiarla per farla propria e inserirla in circuiti nebbiosi. D'altra parte, seppur in piccolo, questa brutta storia che stiamo per narrarvi sembra la copia di quanto accaduto un paio d'anni fa alla Pramac di Riazzino. Un'importante azienda di pannelli solari dalle rosee aspettative. Un business però improvvisamente crollato. Sarà una concidenza, fatto è che ad un certo punto anche in quella vicenda comparve Enderlin. E tutto finì con milioni di rosso e di debiti.
Ma torniamo alla nostra piccola e brutta storia. Marco, lo chiameremo così, tre anni fa inizia a sentire i contraccolpi della crisi. La sua piccola impresa opera nel settore della pubblicità, una decina di dipendenti compresi moglie e due figli, fa fatica a stare al passo con le necessità di bilancio. A colpi ogni volta di qualche migliaio di franchi, ha accumulato debiti per 200mila franchi, poco di più o poco di meno. La situazione lo spinge in una sorta di depressione. Ha bisogno di respirare per ritrovare le forze. Cerca un direttore commerciale che possa dargli una mano a risollevarsi e sostituirlo nel caso dovesse assentarsi per un breve periodo di cura.
Forse casualmente - in fondo ha pubblicato un'inserzione sui giornali -, ma forse no, chissà!, entra in contatto con un italiano (che chiameremo Stefano), guarda caso conoscente o amico di Enderlin. Stefano da tempo risiede nel luganese dove vive con una compagna russa figlia, così va raccontando, di un ricco e influente uomo d'affari dell'Est. E qui la storia si tinge anche di giallo perché successivamente, quando le cose per Marco si faranno più difficili e delicate, Stefano non esiterà a minacciarlo sventolandogli davanti la pericolosità dei potenti finanzieri russi. Ma chissà, forse millantava rapporti che non aveva. O forse sì. In fondo di faccendieri provenienti dall'Est la Piazza ticinese si sta da tempo riempiendo.
Passano i mesi, ma nella piccola impresa le cose stanno tutt'altro che migliorando e così pure la depressione di Marco, ormai sotto la totale influenza di Stefano che nella ditta nel frattempo ha coinvolto altra gente, personaggi poco affidabili e una società ticinese del settore ("ma di fatto dietro c'era ancora lui, Stefano"). E fra tutti un personaggio (lo chiameremo Angelo), "che... te lo raccomando! Ma io ero ormai nelle mani di Stefano - ricorda Marco -. E oltretutto, per potermi curare mi ero dovuto assentare dalla ditta un mese. E tanto è bastato perché Stefano, privo ormai d'ogni scrupolo, avesse messo i miei familiari e qualche altro dipendente con le spalle al muro". Insomma, tutto o quasi tutto cambia in pochi mesi. Stefano e i suoi nuovi partner, quelli dell'altra società, spingono Marco a lasciare loro il 60% dell'azienda, (prima della crisi aveva più o meno un milione e mezzo di fatturato). "Ma non incassai un centesimo, mi obbligarono a lasciare tutto. Anzi, dovetti metterci della liquidità, 120mila franchi", dimezzando così il debito iniziale.
Quei bilanci truccati
Dal punto di vista societario le cose s'attorcigliano. Ma ad arte. Tutto sembra parte di un gioco ben orchestrato sin dall'inizio, ricorda e riflette ora Marco che, seppure col suo 40%, venne messo alla porta, così come di fatto furono costretti ad andarsene anche i suoi familiari. Nel frattempo i debiti stavano misteriosamente sfiorando i 600mila franchi. "Per non rischiare avevo depositato in pretura i bilanci. Ma Stefano e i suoi soci, truccando le cose per poter proseguire - lavori in esecuzione gonfiati, valore del magazzino... -, riuscirono a convincere il pretore...".
A questo punto Stefano cerca un nuovo amministratore al posto di Marco. Lo trova in quel losco personaggio coinvolto precedentemente, Angelo, ma una banca - una delle due che hanno contatti con l'impresa di Marco - si oppone. Angelo non dà sufficienti garanzie. Ecco allora spuntare come dal nulla Francesco Riva, indicato da Enderlin attraverso Stefano. Un uomo apparentemente a modo il Riva, che non suscita particolari sospetti in Marco, nonostante sulla piazza luganese il suo profilo professionale non brillasse da tempo. Diventa lui, Riva, amministratore dell'impresa. E con ogni probabilità - dice oggi Marco -, da lui i creditori non caveranno mai un centesimo. Stefano me lo ripeteva spesso: dobbiamo scegliere una persona che non possiede nulla, uno a cui nessuno sia in grado di chiedere alcunché in caso di fallimento. La faccia, mi diceva, non dobbiamo metterla fuori noi.
Una nuova società
Con l'uscita di scena di Marco, affranto e depresso, Stefano e Riva creano (ma non a loro nome) una nuova società che oggi si trova negli spazi e nei capannoni di quella vecchia. Quest'ultima svuotata d'ogni cosa e riempita solo di debiti. I macchinari della nuova impresa sono quelli di Marco, mezzo milione di valore.
"Ho incontrato una sola volta Riva. Gli avevo scritto, ma quella è gente che non risponde nemmeno alle raccomandate. Dovevo andare a ritirare le mie cose in ditta. Apparentemente era tutto ok. Ma una volta entrato mi hanno provocato, spinto all'esasperazione. È intervenuta la polizia. Pensate che umiliazione per me! Sono stato addirittura denunciato da loro. Ero andato lì, nel mio ufficio a riprendere le mie poche cose".
Ecco la storia di Marco e della sua piccola impresa che ancora esiste, ma piena di debiti non suoi. Ora, rimessosi psicologicamente, spera si arrivi a capire che la brutta vicenda della sua ditta, finita tre anni fa in difficoltà comuni a molte altre imprese, è il lampante esempio dell'esistenza di una terra di mezzo capace di infiltrare, anche con la minaccia della violenza, ogni germe sano del tessuto economico del Paese. Marco spera che fascicolo dopo fascicolo, ricostruendo le vicende di Riva, gli inquirenti giungano anche alla storia della sua impresa familiare. Una storia piccola, che a guardarla dall'esterno forse non merita una colonna in cronaca. Ma che forse, chissà, è il breve capitolo di un romanzo che parla di criminalità finanziaria in Ticino.

http://caffe.ch/stories/cronaca/49070_come_il_malaffare_infiltra_leconomia/

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