Separare le banche e rilanciare la scuola italiana nella prospettiva dei BRICS

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Separare le banche e rilanciare la scuola italiana nella prospettiva dei BRICS

La decadenza della scuola, causa certa di mali recenti e venturi, è riflesso della crisi culturale, del collasso economico e dell'austerità, pessima risposta a quest'ultimo. Se da decenni l'economia nazionale non è più oggetto di programmazione, la scuola non può che soffrire della medesima mancanza di tensione verso il futuro.

La scuola non è autonoma,
ma segue il disegno economico generale della nazione

Mentre l'Occidente è occupato a salvare gli speculatori e il sistema finanziario decotto che ha nelle loro speculazioni il piede d'argilla, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa (BRICS) stanno lavorando con decisione per creare assieme ad altri Paesi (Argentina, Egitto, ecc.) unadinamica di sviluppo della vera economia. Essi si stanno potenziando grazie all'istituzione di una banca comune di diritto pubblico, dotata di ingenti capitali da usare come come farebbe Enrico Mattei, cioè da dirigere direttamente verso le grandi imprese collettive e di interesse nazionale.

In una dinamica siffatta, in cui è l'ottimismo a essere contagioso, tutto scorre piuttosto naturalmente: il bisogno che la scuola sia riqualificata si dimostra conseguenza di un complesso di finalità ben definite.

Se si rilancia la ricerca per produrre energia con la fusione nucleare, se si afferma la volontà di spedire missioni umane sulla Luna e suMarte, se si decide di migliorare le infrastrutture, attuare nuoviprogetti idrici e prevenire i "disastri naturali", se si vuole contribuire con serietà al dialogo tra le civiltà che le grandi opere sollecitano, allora si riscopre l'importanza e il valore dei giovani.

Il loro desiderio di lavorare può corrispondere alle richieste di una società liberata dallo spettro del saccheggio. Non è un caso che il New Deal del Presidente americano Franklin Delano Roosevelt avesse finanziato direttamente anche i progetti culturali come l'educazione estetica della popolazione più lontana dalle grandi città.

L'idea di scuola ereditata da Renzi

Sin dagli inizi del nuovo anno scolastico, il personale della scuola è in agitazione: il nuovo governo non ha minimamente accennato a riparare ai danni causati dai governi precedenti, che per ragioni elettorali erano stati tanto criticati. Anzi minaccia, con il documento de "La Buona Scuola", di apportare nuovi tagli.

La promessa assunzione, l'1 settembre 2015, di quasi 150mila docenti precari, infatti, sarebbe ottenuta con la "solidarietà" imposta ai docenti di ruolo, i quali si vedrebbero negati gli "scatti di anzianità", cioè vedrebbero annullare definitivamente e unilateralmente la progressione degli aumenti salariali previsti dal contratto nazionale, scaduto da cinque anni, che sono una particolare distribuzione sull'arco dell'intera vita lavorativa del reddito complessivo spettante. L'assunzione, presentata quasi come una concessione dovuta alla bontà governativa, è invece il rimedio ad un male peggiore, la sanzione conseguente alla notasentenza della Corte di Giustizia europea in merito alla mancata assunzione dei precari impegnati per anni nella scuola.

L'ex sindaco fiorentino, ora rottamatore, vorrebbe sostituire a quelli di anzianità gli aumenti salariali dovuti al "merito", concessi a priori, però, ad un massimo di 2/3 degli insegnanti di ciascuna scuola. Scatti del genere, ovviamente, non compenserebbero la riduzione del salario: quindi sia i docenti meritevoli, sia i docenti non meritevoli si troverebbero comunque impoveriti.

Come se non bastassero le "riforme" che hanno colpito i lavoratori negli ultimi decenni: abbandono della scala mobile, passaggio dalla gratuità delle prestazioni sanitarie al pagamento di ticket; passaggio dal TFS al TFR, che rispetto al primo è maggiormente tassato; passaggio dal sistema pensionistico retributivo al sistema pensionistico contributivo; ecc.

Il merito, inoltre, non sarebbe valutato come molti si potrebbero aspettare, cioè tramite l'osservazione del docente durante il proprio lavoro in aula, bensì con un sistema di "crediti" - i punti del supermercato ? - didattici, formativi e professionali, cioè molto probabilmente considerando il numero degli studenti promossi, il numero di corsi di formazione e aggiornamento di cui si verrebbe a creare un vero e proprio mercato (come è accaduto in precedenti stagioni scolastiche) e il numero di corvée prestate ai dirigenti.

Per protestare contro l'ennesima manomissione ispirata al risparmio, il sindacato Gilda degli Insegnanti ha manifestato a Firenze, il 23 novembre scorso, con un corteo sul Lungarno e un comizio in Piazza Ognissanti.

Soprattutto
la separazione bancaria e l'adesione ai BRICS

La marcia e il conclusivo sopralluogo alla Leopolda, laddove gli insegnanti hanno inscenato una intervista a Renzi, sono stati accompagnati dai messaggi d'ispirazione del Movimento Solidarietàsulla separazione bancaria (Glass-Steagall Act) e l'adesione alla dinamica dei BRICS, che hanno valso anche una dichiarazione davanti alla telecamera della RAI, purtroppo rimasta nel suo archivio.

Fonte: www.movisol.org

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