Renzismo - di Ritanna Armeni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Renzismo - di Ritanna Armeni

Il "renzismo" - si comincia a mormorare nei palazzi della politica romana - non è più quello di una volta. Si è modificato, ha cambiato passo, si è adattato ai tempi e ai ritmi della politica. Qualcuno ha detto addirittura che si è "lettizzato", si è uniformato cioè a quei morbidi procedimenti tardo democristiani del precedente governo di Enrico Letta.
Come si sa il Palazzo è volubile e basta poco perché gli idoli cadano e si infrangano. I suoi rumors non sono mai verità assolute, ma qualcosa tuttavia colgono. È vero che il "renzismo" cioè quell'insieme di tendenze, convinzioni, propensioni, modalità di comportamento che l'attuale premier ha introdotto nella politica italiana non è più quello delle origini e ha modificato il suo volto. In che modo?
In Italia tutti ricordano le origini del fenomeno. Il volto del "renzismo" era quello della rottamazione, della fine dell'antica politica e dei vecchi politici in nome di una generazione nuova incontaminata, estranea ai programmi, ai riti e ai miti fallimentari di chi l'aveva preceduta. Tutto doveva cambiare: doveva finire la distinzione fra destra e sinistra, l'attaccamento alle ideologie, il distacco della politica dalle condizioni reali. La velocità e l'efficienza nelle decisioni pubbliche, "il fare", dovevano finalmente avere la meglio sulla lentezza delle decisioni, sulle corporazioni, sulla burocrazia. L'Italia doveva essere profondamente cambiata, anzi, "rivoltata come un calzino".
Questo è stato il "renzismo" che è andato al governo e che, dopo aver vinto la competizione europea, dimenticando la possibilità di elezioni italiane (che lo stesso Renzi prima di diventare premier aveva auspicato) ha dispiegato la sua forza nel governo del Paese.
E qui, al governo, ha mostrato il suo secondo volto, a dire il vero, non così dissimile dal primo. Ha annunciato una riforma al mese, ha confermato al sua adesione al mito della velocità, del decisionismo, dell'ottimismo. Tutto si può cambiare nel Paese e in breve tempo: il funzionamento delle istituzioni con l'abolizione del Senato elettivo, la crisi dell'occupazione con una seria riforma del mercato del lavoro, la lentezza e la crisi della giustizia, il decadimento della scuola, l'inefficienza della pubblica amministrazione e, perfino, quei nefasti dati economici che dagli istituti di ricerca continuano a precipitare inesorabili sulle migliori intenzioni e speranze. Ci sono gli ottanta euro in busta paga per gli stipendi più bassi che Renzi promette e decreta che possono aumentare i consumi e rilanciare la crescita.
È il volto del renzismo trionfante quello che si dispiega dopo le elezioni europee e che cerca di far fruttare al massimo il 41 per cento dei consensi raggiunti.
Ma poi quel volto, con l'arrivo dell'estate, comincia a cambiare. Le riforme non si riescono a fare con la velocità annunciata, l'Europa non intende modificare le sue politiche di rigore, non si fida evidentemente solo di promesse, vuole vedere cambiamenti reali. E questi ultimi sono difficili, molto più del previsto. Senza flessibilità dei parametri europei richiesta, la nomina di Fedrica Mogherini ad alto rappresentante della politica estera europea non basta di certo. E poi uno ad uno sono precipitati sulle spalle dell'esecutivo tutti i dati di una situazione economica a dir poco disastrosa: l'occupazione continua a calare, la disoccupazione giovanile cresce, il debito pubblico prosegue nella sua scalata, i consumi calano, gli investimenti non arrivano. La realtà è sconfortante: l'Italia è in recessione, non si vede alcuna luce in fondo al tunnel.
E il "renzismo" accusa il colpo. Non bastano cento giorni che peraltro sono abbondantemente passati, ma ne occorrono mille per avere qualche risultato concreto, non si fa tutto e subito, ma passo dopo passo. Da centometrista il leader diventa maratoneta, non rinuncia all'efficienza, ma deve fare a meno della velocità e soprattutto comincia a risentire dello scarto fra la cose annunciate e quelle che riesce effettivamente a fare.
Il "renzismo" è un idea forte perché in un Paese vecchio e triste punta sull'affermazione del nuovo, su una nuova generazione capace di scardinare il vecchio sistema, parla di rivoluzione (qualcuno dice che Renzi usa questa parola più di quanto l'abbia usata Lenin) le sue idee forza esprimono sicuramente lo spirito del tempo, ma oggi si scontrano con la tragica banalità della vita quotidiana di una nazione che ha bisogno di segnali concreti e immediati. Quel terzo volto mostra qualche ruga di preoccupazione, qualche piega di sconfitta, qualche solco di inquietudine. E l'incedere è meno baldanzoso anche se continua a ostentare sicurezza. Il renzismo ha voluto praticare una politica semplice, che si condensa in una battuta, in una immagine. Ma le battute senza fatti possono essere stucchevoli, e un cono gelato di crema e limone, mangiato dal premier in risposta ad una vignetta dell'Economist che voleva ironizzare sulla sua aria di eterno ragazzo, fallisce nel suo intento provocatorio. Il "renzismo" comincia a non funzionare più come dovrebbe. Ha bisogno di un nuovo volto?

Fonte: www.caffe.ch

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