Quando Hemingway attraversò la 'Valle degli dei' - di Sandro Sbarbaro

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Quando Hemingway attraversò la 'Valle degli dei' - di Sandro Sbarbaro

La Val d'Aveto è un luogo incantato ove le leggende si confondono spesso con la storia.
Le antiche tribù Liguri che la popolarono ne subirono il fascino innalzando sulle catene di monti che la racchiudono, i primi simulacri dedicati agli dei.
La naturale conformazione della valle, che si snoda seguendo il percorso del fiume dalla quale ha preso il nome (Aitu vien detto l'Aveto dai valligiani), crea in chi la osserva un susseguirsi di emozioni via via crescenti, per la variegata bellezza e la mutevolezza del paesaggio, che lo attraggono quasi irresistibilmente verso questi luoghi ove spesso tornerà per tutta la vita.
L'Aveto che scende dal sito della "Casa Brugiata" (antico confine tra la Podesteria di Roccatagliata e Neirone, il Capitaneato di Rapallo e l'allora Marchesato di Santo Stefano d'Aveto) è ancora un piccolo rivo che trova in quel punto, dopo essere sceso dalla fonte di "Acquapendente", un primo importante affluente nel fossato dei Colleretti (già "Argofoglio").

Oltre Sbarbari viene chiamato dai valligiani "Fussàu", ovvero "Fossato", perchè in effetti non è ancora un fiume vero e proprio, ma a Parazzuolo con l'immissione del fossato di Vizerga, proveniente da Ventarola, inizia ad ingrossarsi.
Attraversando la piana di Cabanne, con l'immissione delle acque del Bozale, assume sempre più le caratteristiche di un fiume iniziando la corsa verso le gole del Masapello, spettacolo di incomparabile bellezza che spesso distrae i turisti che scendono sulla statale verso Rezzoaglio.
Giunto a Rezzoaglio, l'Aveto si snoda con falsa indolenza per alcuni chilometri quasi disturbato dall'irruenza di altri affluenti, poi riprende la corsa formando meandri tra laghi e cascate annegate nel verde, infine ancora giù tra gole incassate, fra pareti di vegetazione lussureggiante e rocce a strapiombo, giù oltre l'abitato di Boschi.
Questo scenario non può che lasciar rapiti e trasognati, e spesso la "Valle degli dei" ha creato nel tempo vittime illustri.

Era l'anno 1945 quando, al seguito di una colonna motorizzata proveniente da Chiavari attraverso il passo della Forcella in direzione Piacenza, giunse in Val d'Aveto il corrispondente di guerra americano Ernest Hemingway [1].
Giunto a Marsaglia, dopo aver transitato non senza difficoltà sulla strada di fondovalle che scende da Rezzoaglio sin oltre Boschi, Hemingway scrisse sul suo diario: " Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo ".
Interruzioni di ponti, fatti saltare dai partigiani, sulla strada che portava a Bobbio, fornirono l'occasione ad Ernest di poter ripercorrere a ritroso il cammino e ritornare così ad ammirare quella valle che tanto lo aveva affascinato.
La leggenda vuole che si sia seduto sulla "Balena del Masapello" e chissà cosa avrà fantasticato proprio in quel punto ove, quasi un millennio prima, i frati di Villa Cella avevano dato inizio ad un'imponente opera di ingegneria per consentire all'Aveto di defluire prepotente oltre le gole del Masapello.

Note

[1] Nel presente breve articolo, da me scritto nell'anno 2000 per il depliant "Hemingway e la Val d'Aveto"prodotto dal Comune di Rezzoaglio, descrivo brevemente il presunto passaggio di Hemingway in Val d'Aveto nell'anno 1945 traendo spunto da quanto affermato nell'articolo "Orezzoli e la Val d'Aveto - Una fulgida pagina di storia", scritto daGiovanni Calamari e pubblicato su "La Trebbia di Bobbio" del 28 settembre 1995.
Nel 2000 non andai ad indagare quali fossero state le fonti del Calamari, che peraltro egli non riportava.
Ecco le testuali parole utilizzate dal Calamari nel suo articolo del 1995.

Ebbene, correva l'anno 1945, quando una colonna motorizzata di truppe della liberazione, proveniente da Chiavari per Piacenza transitava per l'impervia strada di fondo Val d'Aveto, superando a stento il ponte interrotto sul Rio Morano nei pressi di Boschi.
Era lì in colonna anche Hemingway, allora corrispondente di guerra americano, il quale giunto a Marsaglia aprì il suo diario e scrisse in grande: 'Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo'.
Si dirà che non aveva titolo per una affermazione così categorica, se non quello del... ai poeti è lecito
tutto.

Nel gennaio 2006 il Calamari riprese le stesse affermazioni nell'articolo Ottone e Rapallo apparso sul quotidiano Libertà .
Nell'agosto 2006 sollecitai via lettera il sig. Giovanni Calamari ad esibire prove sull'esistenza di tracce del passaggio di Hemingway in Val d'Aveto durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale: il sig. Calamari diede le seguenti delucidazioni.

La presenza di Hemingway in Val d'Aveto mi fu più volte ribadita dal compianto canonico, poi parroco di Ruffinati, don Malacalza.
Don Malacalza mi disse personalmente che Hemingway, nell'anno 1945, rimase in Val d'Aveto per circa 30 giorni a causa del ponte fatto saltare dai partigiani a Marsaglia. Lo scrittore si mostrava molto interessato alla Val d'Aveto ed al suo paesaggio: pare che degnasse appena di uno sguardo la località di Brugnello che pure è ricca di fascino.
Don Malacalza sostenne inoltre che Hemingway appariva affascinato dalla galleria ove ora è posta la Madonnina del Roccione.
Lo stesso Don Malacalza fece stampare, in seguito, una cartolina con la famosa frase attribuita ad Hemingway "oggi ho attraversato la valle più bella del mondo".
Don Malacalza mi spiegò che, dei due americani che un giorno a lui si presentarono, uno solo (Hemingway) parlava bene la ling
ua italiana.

Il passaggio di Ernest Hemingway fu quindi ulteriormente ribadito al Calamari da un vecchio paesano di Orezzoli, un certo Malaspina, il quale sostenne di aver fatto da guida ad Hemingway su per i monti della Val d'Aveto. Alle domande del Calamari il vecchio contadino ribadì che dalla zona di Orezzoli lo sguardo dello scrittore spaziava indietro verso l'alta Val d'Aveto, dai cui picchi era affascinato.

La querelle sulla presenza o meno di Hemingway in Val d'Aveto e Val Trebbia va avanti, fra alti e bassi, da parecchi anni. Molto interessanti sono, a tal proposito, le ricerche che l'amico Gianfranco Cereda ha svolto ed esposto nell'articolo "Hemingway tra storia e leggenda" e la testimonianza diretta riportata nell'articolo di Franco Draghi "La vera storia di Hemingway a pesca in Val d'Aveto".

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