LE IMPOSTE PIÙ ODIATE DAGLI ITALIANI NEL 2014: LA TOP 10

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

LE IMPOSTE PIÙ ODIATE DAGLI ITALIANI NEL 2014: LA TOP 10

E’ questa la nuova la top ten 2014 delle imposte più odiate dagli italiani. Lo studio, è stato condotto attraverso Lo Sportello del Contribuente, su un campione casuale di cittadini maggiorenni residenti in Italia, intervistati telefonicamente nella seconda settimana di novembre.

  1. Canone Rai
  2. Aggio esattoriale
  3. IVA
  4. Accise su benzina, energia elettrica e metano
  5. Bollo auto
  6. IMU/TASI/TARI/TARES
  7. Ticket sanitari
  8. Contributi consorzi di bonifica
  9. Irap
  10. Irpef

Come si evidenzia nella classifica, la tassa più invisa agli italiani è il Canone Rai, che è risultato anche l’imposta più evasa. Dal sondaggio è emerso che due cittadini su tre pensano che il Canone Rai sia un “abbonamento annuale” e non una tassa.

Al secondo posto si colloca l’aggio esattoriale percepito da Equitalia che unitamente agli interessi della riscossione incidono sensibilmente nei bilanci familiari. Dal sondaggio è emerso che tre cittadini su quattro ritengono che il compenso per l’attività di riscossione dei tributi sia oltre che esoso, un aiuto di Stato.

Al terzo posto si piazza l’IVA che, con l’aumento dell’aliquota dal 21 al 22%, scala la top ten della classifica e si colloca al terzo posto. Si prevede che a fine anno, con l’ulteriore possibile aumento dell’ imposta sul consumo dal 22% al 23% potrebbe scalzare dal primo posto il canone Rai.

Al quarto posto si collocano le accise su benzina, energia elettrica e metano che quest’anno hanno fatto lievitare sensibilmente il costo del carburante, nonostante il calo del greggio, fino a farlo diventare il più caro in Europa.

Mantiene il quinto posto il sempre verde “bollo auto”. Molti cittadini pensano che sia un’imposta desueta al pari del Canone Rai.

In generale le imposte più odiate sono quelle sono indirette, che si pagano senza tener conto del reddito pro capite e quelle che incidono sul consumo.

Se, infatti, sembra logico da parte dei cittadini partecipare al prelievo fiscale collettivo in maniera progressiva rispetto al redditi percepiti durante l’anno, non sembra altrettanto accettabile vedersi tassare ripetutamente in base ai consumi. Tale imposizione colpisce il cittadino senza tener contro della propria capacità contributiva in dispregio al dettato costituzionale.

In alcuni casi, poi, addirittura si assiste ad una doppia imposizione indiretta come nel caso dell’applicazione dell’IVA sulle accise presente sull’acquisto di carburante o nel consumo di energia elettrica.

Nel 2014 solo 2 cittadini su 10 capiscono perché pagano le tasse. 8 su 10 si considerano sudditi di una amministrazione finanziaria sprecona, troppo burocratizzata che viola ripetutamente i diritti dei contribuenti.

Ciò che incentiva maggiormente l’evasione fiscale, che nel 2014 è cresciuta del 3,6% raggiungendo – considerando anche l’evasione derivante dall’economia criminale – la cifra astronomica di 180,8 miliardi di euro all’anno, sono gli sprechi di denaro della pubblica amministrazione, la sua inefficienza, la scarsa qualità dei servizi offerti, le violazioni allo statuto dei diritti del contribuente, i mancati rimborsi fiscali, il fisco lunare e l’inefficacia delle esattorie che rendono superfluo la gran parte del lavoro fatto nella lotta all’evasione fiscale dalla Guardia di Finanza e dalle Amministrazioni finanziarie. Gli Agenti della riscossione, ogni anno, riscuotono per gli enti impositori, meno del 10% di quanto accertato.

Dallo studio emerge anche che l’Italia è il più grande paese europeo con maggiore percentuale di frodi fiscali rispetto al PIL: su 100 euro di reddito dichiarato sfuggono al fisco ben 38,2 euro.

Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è al primo posto (38,2% del reddito non dichiarato), seguita da Romania (37,1%), da Bulgaria (35,8%), Estonia (33,1%), Slovacchia (32,4%).

In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,4%) seguiti da bancari e assicurativi (30,8%), commercianti (11,6%), artigiani (9,3%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).

A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).

Perché si evade? Dall’indagine è emerso che il 42% dei contribuenti evade per l’insoddisfazione verso i servizi pubblici erogati dallo Stato a fronte dell’alto prelievo fiscale, il 29% per la complessità delle norme (fisco lunare) ed il mancato rispetto dei diritti dei contribuenti ,19% per mancanza di risorse finanziarie e solo il 10% perché non crede più nello stato sociale.

Inoltre, l’85,9% degli intervistati ritiene che il nostro sistema fiscale favorisce l’evasione. Un cancro che per il 66,8% degli italiani è da estirpare, risposta che presenta punte del 71,4% al Sud e del 68,2% al Centro.

“Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e soprattutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della pubblica amministrazione, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso accertamenti con adesione o conciliazioni fiscali. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.

Fonte: http://www.contribuenti.it

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