La norma nell'economia sarà la crescita zero - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La norma nell'economia sarà la crescita zero - di Loretta Napoleoni

Guerra e povertà vanno a braccetto e nessuno lo sa meglio di noi europei. Da quando il sangue ha smesso di scorrere lungo le strade del Vecchio Continente le cose sono cambiate, la pace sembra aver portato crescita e benessere. Definito dagli economisti del dopoguerra "normalità", questo binomio ha fatto sì che nell'immaginario collettivo occidentale l'economia assomigliasse ad un ragazzino sano, costantemente in crescita, che ogni tanto si prende magari un'influenza, ma subito dopo si riprende grazie all'aiuto dei farmaci giusti. L'inflazione degli anni Settanta, la recessione degli anni Ottanta appartengono a queste malattie temporanee e, infatti, nel lungo periodo non hanno intaccato la crescita costante dell'economia europea, né hanno fermato il diffondersi del benessere. La certezza della crescita infinita in tempi di pace ci porta a pensare che anche oggi ci troviamo di fronte ad una crisi che presto passerà e che la crescita perpetua tornerà ad essere la normalità.
Purtroppo non è così. Una serie di fattori strutturali (come la globalizzazione e la crescita esponenziale delle migrazioni) e congiunturali, ad esempio, la recessione europea ma anche le sanzioni economiche dell'Occidente alla Russia, hanno fatto entrare l'economia mondiale in un una nuova fase, definita "nuova normalità". Il concetto è semplice: il tasso di crescita dell'economia mondiale tende a scendere verso lo zero, un fenomeno che ha iniziato a manifestarsi dopo la crisi del 2008-2009, e cioè la crisi del credito mondiale. Questa inversione di marcia si è verificata senza lo scoppio di una vera guerra mondiale, nella totale assenza di traumi politici, ad esempio, rivoluzioni, sia in Occidente che nei mercati emergenti.
Il declino del tasso di crescita mondiale sembra invece essere legato al fatto che il processo di sviluppo e modernizzazione dell'economia globalizzata ha raggiunto una fase in cui non c'è più un'accelerazione sufficiente a farlo aumentare. Ed il motivo ultimo è lo squilibrio tra la crescita del debito e dell'economia, il primo aumenta a ritmi maggiori della seconda.
Nel dopoguerra le economie occidentali, quella americana e giapponese crescevano a ritmi sostenuti; dopo il crollo della Lehman Brothers - dovuto all'eccesivo indebitamento - sono stati i mercati emergenti, trainati dalla Cina, a supplire alla caduta dei tassi di crescita occidentali. Oggi ci troviamo di fronte ad un serio rallentamento della crescita anche in queste nazioni, persino la Cina che sulla carta cresce al 7,3 per cento ha seri problemi strutturali legati all'eccessivo indebitamento.
Il tasso di crescita del debito cinese oggi supera quello del Pil, un fenomeno questo che ormai ha iniziato a danneggiare anche i Paesi emergenti. Secondo l'agenzia di certificazione Fitch, alla fine del 2014 il peso del debito totale cinese sarà pari al 17 per cento, molto più alto quindi del tasso di crescita del Pil. Standard Charter stima che oggi il 32 per cento di tutti i nuovi prestiti contratti in Cina servono per pagare gli interessi su debiti già esistenti.L'altra faccia della medaglia è l'eccessiva parsimonia dovuta alla psicosi del debito.
In Germania la politica ferrea di austerità impedisce ai consumi e agli investimenti di crescere, in altre parole tarpa le ali alla crescita. Circa il 40 per cento dei ponti ed il 20 per cento delle autostrade tedesche si trovano in condizioni critiche e devono essere risanati ma i soldi invece di essere spesi per questi progetti sono stati utilizzati per pareggiare il bilancio. Una vittoria di Pirro non solo per la Germania ma anche per l'Europa.
Certo, in confronto al resto d'Eurolandia, dove la crescita è negativa o vicina allo zero, l'economia tedesca sembra fantastica, ma se le cose vanno bene il 2014 si chiuderà con un tasso di crescita anemico del 1,2 per cento e con l'inflazione praticamente a ridosso dello zero. Anche l'economia tedesca, dunque, ristagna.
L'economia cinese e tedesca sono fondamentali per quella globale, la prima è il maggior esportatore e uno dei più grandi importatori al mondo, la seconda è la locomotiva dell'Unione Europea, il mercato più grande al mondo. A livello strutturale il loro rallentamento decelera tutta l'economia mondiale.
C'è poi l'aspetto ciclico, che conferma i problemi dell'eccessivo debito, i tassi di crescita dell'economia mondiale hanno iniziato a scendere quando la Riserva Federale ha ridotto progressivamente la quantità di carta moneta stampata ogni mese. Quel fiume di denaro andava ad alimentare il debito mondiale, ben più grande di quello cinese, ed a sostenere la domanda internazionale. Man mano che questo ruscello di dollari si prosciuga l'economia si contrae: scendono i prezzi delle materie prime, scende quello del petrolio e così via. Quasi senza accorgercene ci ritroviamo tutti prigionieri della deflazione.
In passato le guerre azzeravano il debito e la ricostruzione liberava le economie dalla deflazione. Il problema europeo era la frequenza dei conflitti, non c'era abbastanza tempo per far ripartire l'economia. Oggi, fortunatamente gli occidentali sembrano essersi liberati da questo orrore. Senza uno stratagemma per azzerare il debito mondiale, però, bisognerà imparare a vivere nella "nuova normalità", in pace ma senza crescita, né benessere per tutti.

Fonte: www.caffe.ch

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