L'Italia trascinerà l'Europa nell'era della crisi perenne

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L'Italia trascinerà l'Europa nell'era della crisi perenne

L’Europa sarà la prima vittima di un congelamento dei prezzi che nasce da un petrolio sotto i 60 dollari al barile ma che avrà la fortuna di essere relativamente breve per il Vecchio Continente, infatti secondo quanto riportato da Capital Economics , dopo alcuni mesi sotto lo zero, l'inflazione inizierà a salire più tardi nel 2015, allo 0,1%

L'Italia è la "vera" Grecia

Il punto dolente per l’Europa non sarà la Grecia, ma l’Italia. Infatti le previsioni riportate parlano di un debito Pil che per il 2017 arriverà a quota 140%. Cosa significa questo? Che gli scenari che si aprono , per il momento sono due ed entrambi terrificanti:

1) Gli obbligazionisti si rendono conto dell’insostenibilità del debito così come anche dell’inutilità di tutte le misure create dall’Europa per arrivare in soccorso di Roma, in maniera più o meno velata, il che porterebbe l’Italia a un default catastrofico.

2) Con un debito in accelerazione continuata e quindi con l’aumento in parallelo anche degli interessi ad esso legati, la nazione, priva del supporto dato dalla crescita economica assente, sarà costretta a ricorrere al taglio delle spese, compresi gli investimenti riservati alla crescita, e ad aumentare ancora il carico fiscale, dando vita, di fatto a una politica di austerity che taglierà definitivamente ogni speranza di crescita. Per lei ma anche per il resto del Continente.

Il problema

La produttività della nazione si sta drasticamente ridimensionando, peggiorata anche dal fatto che la popolazione della Penisola è tra le più longeve al mondo, con il duplice risultato di un aumento della spesa sanitaria e del welfare in generale e una diminuzione della base della forza lavoro. In altre parole ci saranno più pensionati che lavoratori nel prossimo futuro. E questo provocherà anche la caduta dei consumi e della domanda interna dal momento che anziani pensionati non sono consumatori come i lavoratori. Lo stesso dicasi per i precari e i disoccupati. Non solo, ma gli anziani di domani sono i precari di oggi, quelli che, nel frattempo, privi di ogni protezione sociale o di qualsiasi inquadratura contributiva, domani si troveranno senza pensione. Un parallelismo, quello di debito alto e popolazione invecchiata, che ricorda molto il Giappone, con la sola differenza che Tokyo può vantare una disoccupazione che non è arrivata al 6% nemmeno nel momento peggiore della crisi, mentre in Italia eravamo a questi livelli prima della crisi. Il che rende emblematicamente l’idea di quanto sta accadendo, anzi, di quanto presto accadrà. Si aggiunga anche il fatto che Tokyp può sfruttare una propria moneta e una propria banca centrale, ovvero ha la possibilità di svalutare o ampliare la propria azione di acquisto bond, senza dover mettere d’accordo altre nazioni o temere opposizioni esterne.

Intanto c'è anche la Grecia, quella "ufficiale"

La Grecia ha fatto tutto e non ha avuto niente: in 4 anni ha ricevuto 250 miliardi di euro di prestiti e minacce con cure drastiche per riuscire a salvarsi dal default, cure che le hanno causato la totale desertificazione industriale, una situazione sociale al limite della rivoluzione e una disoccupazione che, ufficialmente, sarebbe al 26%. Tutto accettato con la sola, unica speranza di poter uscire dalla prospettiva di una bancarotta.

Tanti sacrifici, nessun risultato

Peccato che invece, in questi 4 anni il default è ancora una realtà e il debito è al 177% del Pil. Senza contare, poi, che la possibilità di lenirlo è assolutamente cancellata dalla totale mancanza di investimenti pubblici, così come anche dal fallimento delle privatizzazioni previste nel 2014 e che hanno rappresentato il più grande piano di privatizzazioni mai realizzato, tanto che in molti, giustamente, lo hanno considerato una vera e propria svendita dei gioielli nazionali. Gioielli che non si limitano solo all’ambito industriale con le aziende partecipate dello stato, le varie società dell’elettricità, del gas, i vari porti, aeroporti, ferrovie, oltre alla compagnia petrolifera nazionale, bensì anche e soprattutto a quello naturalistico tra cui anche l’isola di Efalonissos, ultima rappresentante di una lunga lista finita in mano a magnati russi e arabi.

Berlino trema. E non solo lei

Partendo sa una situazione del genere, che ha provocato quello che eufemisticamente può essere definito un gravissimo malcontento da parte della popolazione, è ovvio pensare che adesso la sinistra estrema di Syriza faccia paradossalmente più paura di prima. Ma è un paradosso solo apparente, perchè facilmente spiegato: adesso non si chiede più l’uscita dall’euro, troppo scomoda e sconveniente anche per Atene, ora si punta a qualcosa di ottimale per la Grecia, un po’ meno per il resto d’Europa, e cioè al taglio dei debiti per oltre il 60%. Uno shock (in tuti i sensi) per la Germania e ancora di più per il Cancelliere Angela Merkel che non accetterà condizioni del genere, nonostante a suo tempo, circa 60 anni fa, il mondo intero le concesse a Berlino, colpevole, allora di crimini ben più nefandi.

La paura tedesca è palpabile, perchè questa volta il voto di potenziali elezioni future potrebbe essere più compatto e univoco di quanto finora dimostrato: se nel recente passato l’incognita era la precarietà di un governo troppo frammentato per reggere, adesso è l’esatto opposto e cioè di un governo troppo compatto e con tanto di appoggio popolare, entrambi orientati contro la politica di austerità imposta dalla Troika.

Ma non è solo Berlino a temere: il debito greco, nel caso venisse eventualmente cancellato, vedrebbe certamente la Germania come prima perdente, ma solo nell’ambito di un quadro molto più compatto che chiama in causa direttamente il fondo salvastati, vero e proprio detentore di quei miliardi che sono stati versati anche da Roma e da Madrid. Altre due “carnefici” che si sono trasformati in vittime.

Il petrolio

Intanto anche il petrolio continua a rendere la vita difficile ai mercati, tutti, con Londra che ha segnato la peggior settimana dal 2011 e Piazza Affari che la segue a ruota con un 7%. Una situazione che potrebbe continuare a lungo anche in presenza di scenari al limite del catastrofico con un oro nero potenzialmente a 40$ al barile, con un andamento vittima dell’incrollabile fiducia del ministro dell'Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Al-Mazrouei, secondo cui “il mercato si stabilizzerà da solo” anche se il mercato delle borse asiatiche, principalmente basato proprio su quell, è ormai entrato in fase orso.

Scritto da Rossana Prezioso | Trend Online

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