Guerra cibernetica, dall’Iran la risposta all’Occidente

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Guerra cibernetica, dall’Iran la risposta all’Occidente

La guerra cibernetica non fa morti e feriti ma ruba dati industriali e sensibili dai computer delle multinazionali, o mina l’efficienza dei sistemi digitali avversari. E l’ultimo episodio di questo conflitto è stato reso noto da un rapportopubblicato dalla società californiana Cylance specializzata nelle analisi sullasicurezza informatica, e riportato da «The New York Times». Secondo Cylance l’Iran è stato identificato come il luogo di azione degli hacker cui sarebbero da attribuire attacchi coordinati durati circa un biennio contro più di 50 obiettivi in 16 Paesi del mondo, particolarmente contro imprese private o agenzie governative che gestiscono infrastrutture e tecnologie strategiche in tema di energia, i trasporti e l'assistenza medica. Attacchi coordinati e indicati col nome di Cleaver Operation (“Operazione mannaia”), poiché il termine “mannaia” spesso compariva nei codici informatici degli attaccanti, che sarebbero riusciti a trafugare dati confidenziali da un lungo elenco di obiettivi, o addirittura ad infiltrarsi nei computer fino a poter manipolare o distruggere a proprio piacimento le informazioni. Vittime privilegiate Stati Uniti, Canada, Israele, India, Qatar, Kuwait, Messico, Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Germania, Francia, Inghilterra, Cina e Corea del Sud.

L’iperattività attribuita all'Iran in questo campo – precisa il quotidiano americano – segue il fatto che il Paese avrebbe subito simili violazioni informatiche da parte degli Stati Uniti e di Israele. In particolare attraverso un virus chiamato Stuxnet, usato per distruggere alcuni macchinari in un impianto di arricchimento dell'uranio, individuato nel 2010. Gli stessi hacker iraniani di Operation Cleaver (ma anche di un’altra serie di infiltrazioni nocive denominate “Gattino Tagliente” da un’altra società, la Crowdstrike) sono sospettati di aver danneggiato alcune banche americane rendendo inservibili i loro servizi online.
Foto: United States Air Force [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Corrado Fontana @ fontana@valori.it

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