Germania: una nazione che vive di bluff

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Germania: una nazione che vive di bluff

Di queste ore la polemica che monta con la Cancelliera Angela Merkel da una parte (e le sue interviste accusatorie) e la Francia e l’Italia dall’altra con, una volta tanto, il governo che risponde piccato (finalmente!) alle osservazioni (in realtà non fuori luogo) del Primo Ministro italiano.

L'Italia sconta il peccato originale

E’ vero, indiscutibilmente, che l’Italia non può certo essere presa ad esempio per indicare una nazione veloce nell’approvazione delle riforme, incisiva sulle decisioni politiche, priva di incertezze nell’iter burocratico e legislativo. Vero. Ma è anche vero che chi muove critiche nei confronti di una nazione, dovrebbe essere anche il primo a portare il buon esempio. E siccome quando si tratta di Europa, potere e politica, è bene ricordare che il più pulito ha la rogna, allora andiamo a guardare cosa la Germania farebbe bene a ri-fare, prima di alzare il dito contro altri. Altri che spesso sono stati volutamente penalizzati.

Abbiamo detto che Roma è quello che è, nel bene e nel male, ma Berlino?

Berlino, figliola prodiga

Berlino è rappresentante di una politica che spesso ha scelto la facile strada di un sistema, come quello della moneta unica, che ha facilitato e non poco la sua economia. E ne ha approfittato. Stupidi noi, italiani, che abbiamo scelto di sottostare, pur sapendo che all’interno dell’unione stessa, siamo una colonna portante. Almeno considerando quello che paghiamo e che NON riceviamo in cambio.

Un esempio? Arriva direttamente dalle banche. Sparkassen e Landesbanken ovvero casse di risparmio e banche regionali con partecipazione dei politici locali. In pratica un connubio esplosivo e pericolosissimo, puntualmente (volutamente?) ignorato dalla Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) . Ignorato perchè troppo scomodo dover sollevare il coperchio di un pentolone fatto di connivenze, favoritismi e perdite miliardarie. Tanto alla fine se Berlino si può permettere di versare 250 miliardi di euro per salvare le grandi banche, potrebbe (forse) permettersi anche di salvare i piccoli protagonisti. I quali, forse proprio perchè piccoli, implicitamente autorizzati a muoversi con più spregiudicatezza.

La Bce e la sua comoda "discrezionalità"

Scomodo, si diceva, tanto da sfruttare dei criteri “discrezionali” da parte della stessa Bce, che per Berlino hanno raggiunto quota 30 miliardi tra esenzioni ed eccezioni, mentre per Roma non sono andate oltre i 15. A renderne conto oggi, La Repubblica che cita come esempio proprio i crediti ristrutturati giudicati che in Italia sono considerati ancora crediti deteriorati (quindi fattori negativi) mentre nel momento in cui si trovano a Berlino, cambiano natura e diventano tranquillamente come solvibili e quindi positivi. Cosa piuttosto strana se si pensa che le regole per il sistema bancario europeo, in teoria, dovrebbero essere uniformi. Cosa che a quanto pare non è.

Anche i derivati (di cui le banche tedesche sono piene) sembrano essere trasformati in strumenti affidabili e credibili, mentre i crediti concessi, quelli che dovrebbero rilanciare l’economia, sono invece ricettacolo di ogni nequizia finanziaria…

Strano, poi, anche l’assenza di gran parte delle banche tedesche da quell’elenco di 120 istituti che all’inizio di settembre costituivano la classifica delle “vittime” degli stress test. Altra coincidenza (ma guarda un po’…) che riguarda la presenza, o per meglio dire l’assenza, delle Sparkassen ovvero la base finanziaria che organizza (e spesso gestisce) la finanza della politica locale. Nessun controllo per lei da parte delle autorità europee.

Alla Germania, a quanto pare, piace vincere facile…

Scritto da Rossana Prezioso | Trend Online – 15 ore fa

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