Fiesta di Ernest Hemingway

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Fiesta di Ernest Hemingway

Sei proprio lì. Con Jake, Bill, Brett, Robert e Mike. Ti ritrovi catapultato negli anni ’20 del 1900 tra le strade di Parigi, nei suoi cafè, durante le sue folli notti, poi si parte. Destinazione Spagna. Prima una sosta sui Pirenei per pescare e poi Pamplona. Festa di San Firmino, l’encierro, le corride. Sei lì, vivi con i personaggi l’eccitazione della fiesta, le loro ubriacature, i loro amori, i loro dissapori. E’ “bravino” questo Hemingway, rende tutto ciò possibile.

Frasi sottolineate

Premetto che la maggior parte delle descrizioni dei luoghi, dei personaggi, dei dialoghi andrebbero riportate…ripeto questo Hemingway è “bravino”…tanta roba Ernest!

Era una tiepida serata di primavera e io, dopo che Robert se ne fu andato, sedevo a un tavolino sulla terrazza del Napolitain a guardare abbuiarsi il cielo e accendersi le insegne luminose e il rosso e il verde dei semafori e la folla che passava e il clop clop delle carrozze ai margini del traffico compatto dei taxi e le poules che, a coppie o isolate, andavano in cerca di chi offrisse loro la cena

Ogni villaggio aveva un campo per la pelota e in alcuni c’erano ragazzini che giocavano sotto il sole cocente. Cartelli appesi ai muri della chiesa vietavano di giocare alla pelota nelle vicinanze, e nei villaggi le case avevano tetti di tegole rosse, e poi la strada voltò e cominciò ad arrampicarsi e noi stavamo salendo per un pendio collinoso, con sotto una valle e dietro le colline che si stendevano verso il mare. Il mare non era visibile. Troppo lontano. Vedevi solo colline e ancora colline, e sapevi dov’era il mare.

Ma questo ritardava soltanto la presentazione del conto. Il conto arrivava sempre. Era una delle cose meravigliose su cui potevi contare.

Godersi la vita significava imparare a spendere bene i propri soldi e sapere quando ci si era riusciti. Potevi sempre spendere bene i tuoi soldi. Il mondo era un buon posto per fare acquisti. Sembrava una bella filosofia. Fra cinque anni, pensai, sembrerà stupida come tutte le altre belle filosofie che ho avuto.

Il taxista si avviò su per la strada. Io mi appoggiai allo schienale. Brett mi si avvicinò. Sedevamo stretti l’uno contro l’altra. La cinsi con un braccio e lei si appoggiò a me, comodamente. La giornata era assai calda e luminosa, e le case erano di un bianco abbagliante. Voltammo sulla Gran Via.

Pubblicato da Marco Napoletano

http://libripagineparole.blogspot.it/2014/01/fiesta-di-ernest-hemingway.html

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