Una Babele di lingue da usare per unire

Una Babele di lingue da usare per unire

La lingua è una barriera "naturale", la prima che si ci ritrova davanti quando si vuole comunicare, dialogare, confrontare con chi ne parla una diversa. Una barriera che, paradossalmente, potrebbe unire se - come capita, almeno da un punto di vista formale, in Svizzera - il plurilinguismo viene accettato e supportato come un valore, un ulteriore strumento di coesione nazionale. Un bel concetto, ma più facile a dirsi che realizzarsi, anche in un Paese come la Confederazione che, tradizionalmente, suscitava l'ammirazione se non l'invidia di altre nazioni per il suo essere plurilinguista. Anche perché - ed è una tesi sostenuta pure da non pochi esperti del linguaggio e della comunicazione - dire che la Svizzera quadrilingue in realtà non è niente più di un mito. E permettersi lingue parlate da piccole minoranze, come il romancio e fors'anche l'italiano, per molti è un lusso. Un lusso che la Svizzera si può permettere, se si intende l'adozione "ufficiale" di una lingua, ma di qui a garantirne uso e diffusione è tutta un'altra storia. "Le barriere che uniscono" sarà proprio questo il tema del dibattito proposto a Locarno per il prossimo 5 dicembre da Coscienza Svizzera, dal Forum du bilinguisme e Supsi.
Ha ragione il sociologo Sandro Cattacin a ricordare come le diversità linguistiche siano una ricchezza da custodire. Nello stesso tempo, però, premette che il patrimonio è davvero tale se ci sono rispetto per la diversità, volontà al dialogo e apertura. Cosa finora riuscita pienamente solo in ambiti specialistici, come i linguaggi specializzati "gergali".
La medicina, ad esempio, ha fatto incetta di termini dal greco al latino, in tutti gli idiomi che ne hanno contribuito al progresso. Persino il gergo sportivo - come quello degli affari, dello spettacolo, della televisione - hanno attinto a piene mani a varie terminologie indipendentemente del dizionario nazionale. Certo, prevarica l'inglese, come è sempre successo nella storia con i privilegi, anche linguistici, conquistati dalle socetà egemoni. Tutte le evoluzioni linguistiche, per funzionare, richiedono quei tre indispensabili fattori citati. Persino il linguaggio dei social network, zeppo di neologismi inediti che si autoalimentano in continuazione, ha saputo creare una lingua franca al solo scopo di riuscire a dialogare, confrontarsi indipendentemente dal passaporto e dalla lingua d'adozione.
Anche in questo caso, inutile negarlo, a fare da "base" è l'inglese, ma forse non ha tutti i torti Tullio De Mauro, famoso linguista italiano, nel proporre di istituire la lingua di Shakespeare come idioma ufficiale europeo. "Attenzione, parlo della lingua delle istituzioni, e se si vuole un'Europa in cui i cittadini parlino una lingua per discutere e decidere insieme, oggi questa lingua è senza dubbio l'inglese - spiega De Mauro, ribadendo quanto scritto nel suo ultimo libro "In Europa son già 103", edito da Laterza, cioè che il multilinguismo è un tratto distintivo europeo -. Il multilinguismo e l'aspirazione unitaria non si escludono. Ricordo che tanti, compreso qualche linguista, pensavano che l'unità linguistica, raggiunta negli anni Sessanta per l'italiano, avrebbe spazzato via i dialetti. Invece mezzo secolo dopo i dialetti sono ancora vivi. Perchè, quindi, adottando diffusamente una lingua comune in Europa, dobbiamo temere che vengano lese le lingue nazionali radicate nella storia e nella cultura?".
Proprio come l'Europa, anche la Svizzera è un'entità multilingue. E pure in questo caso, un' egemonia linguistica non riguarda solo gli aspetti istituzionali, è invece una questione di "democrazia", perché non è possibile delegare la discussione a un'élite ristretta, che si esprime con la propria lingua. Forse, da questa "Babele" di lingue non si uscirà nemmeno con l'istruzione, fermo restando che l'insegnamento della lingua materna resta prioritario. Forse, alla fine, prevarrà una lingua "terza", comune a tutti. Non ci sarebbe da stupirsi se a prevalere fosse il neo-linguaggio dei nativi digitali dell'intero pianeta.Ma le lingue nazionali certo non si estingueranno per questo.

Fonte: www.caffe.ch

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