Uccidere una fabbrica vuol dire uccidere un Paese

Uccidere una fabbrica vuol dire uccidere un Paese

Come una mannaia giovedì scorso è arrivata la sentenza di fallimento per la Sert srl di Leinì, fabbrica metalmeccanica della cintura torinese con una storia incredibile in un paese normale, ma assolutamente possibile in Italia dove un sistema vischioso - impastato di corruzione, criminalità e violenza - sta smantellando l'incardinamento della società sulla nostra Costituzione e sta avviluppando ogni settore, da quello produttivo a quello giudiziario, bloccandone il funzionamento.

Raccontare la storia della Sert è il modo migliore per descrivere cosa è diventato il nostro paese.

Fondata nel 1921 dal nonno dell'attuale titolare, Riccardo Rastrelli, Sert è specializzata nella costruzione di impianti di trasporto per il settore auto e veicoli industriali, produce cioè le catene di montaggio su cui poi vengono costruiti camion, furgoni, auto o motorini nei quattro angoli del mondo. Oltre alla Sert ci sono sole altre due imprese in Italia in grado di produrre catene di montaggio da più di un milione di euro per singolo impianto. Un gioiellino della metalmeccanica pesante che per anni si è aggiudicata il titolo di impresa più innovativa del Piemonte.

Negli anni la fabbrica si è sviluppata raggiungendo le dimensioni attuali: un 'area di 45mila metri quadri di cui 20mila coperti, nel Comune di Leinì al confine con il Comune di Caselle Torinese (attenzione, questo non è un particolare secondario).


Rastrelli lavora con le banche: anticipi di fattura, scoperti, fidi, i prestiti quando servono, ma le commesse ci sono e i margini di crescita anche: nel 2008 il fatturato è di 13 milioni euro con 32 dipendenti e altrettanti occupati nell'indotto che si è creato negli anni. Negli esercizi 2008 e 2009 realizza utili per 400 milioni di euro al netto delle imposte.


Nel 2009 tutto cambia: il Comune di Caselle Torinese getta le fondamenta del nuovo cimitero di Mappano alle spalle della Sert, senza attenersi alla regola che stabilisce una fascia di rispetto di almeno 200 metri con le altre costruzioni. Quando la Sert chiede un finanziamento in banca di 2,5 milioni di euro per dei nuovi investimenti necessari ad avviare nuove produzioni ad alta redditività e porta in garanzia l'immobile e il terreno dove sorge la fabbrica, si sente dire un bel no!

Perché? Perché l'esistenza del cimitero obbliga la fabbrica al rispetto di due vincoli: quello di zonizzazione acustica, cioè di incompatibilità tra il rumore prodotto dall'impianto industriale e il diritto al riposo eterno. E quello all'inedificabilità, cioè l'impossibilità di costruire o di modificare l'esistente. L'introduzione dei due vincoli ha fatto sì che la banca rifiutasse il finanziamento, ritenendo che l'immobile fosse svalutato e non più sufficiente a garantire il prestito, e ha quindi innescato una grave crisi finanziaria.


Un incubo: la fabbrica è lì dal 1969 ma abusiva è lei, non il cimitero. La storia comincia a circolare e i giornali titolano: “i morti fanno fuori i vivi”. Ma si avvia anche un percorso giudiziario che è una rincorsa folle per bloccare i lavori del cimitero: esiste un'autorizzazione regionale che permette la riduzione della fascia di rispetto? Il Comune di Leinì, nella persona del sindaco Ivano Coral, ha intenzione di intervenire per la violazione del Comune confinante e per l'introduzione di vincoli urbanistici e acustici nel suo territorio, che stanno arrecando danno a un'attività produttiva nel suo Comune?


I documenti non vengono prodotti, il sindaco Coral non agisce, quindi il Tar prima blocca i lavori del camposanto, poi decide di farli riprendere perché chi può ricorrere è il Comune di Leinì, non l'azienda e, ciliegina sulla torta, stabilisce anche che non c'è nessun danno per la Sert. Che intanto è in grave carenza di liquidità per comprare le materie prime per far fronte a una commessa della Fiat di circa 2,4 milioni di euro, per pagare gli stipendi e per continuare a versare una rateizzazione decisa con Equitalia.


Nonostante la mediazione dell'Associazione dei piccoli imprenditori della Provincia torinese, nonostante l'appoggio dei sindacati e dei lavoratori, ormai in mobilità, nonostante l'intervento della Regione e della società Eurofidi, le banche non aprono i cordoni del credito alla Sert (anche se contemporaneamente finanziano la costruzione del cimitero) e la vischiosa ragnatela messa in moto proprio dall'area cimiteriale di Mappano, si avviluppa sull'azienda soffocandola sempre di più.

È uno dei tanti casi di burocrazia ottusa? No, ci sono interessi privati, conventicole e anche la criminalità organizzata e così piano piano i nodi vengono al pettine a spiegare, per esempio, l'inattività del sindaco di Leinì, Ivano Coral, la cui amministrazione viene sciolta per 'ndrangheta nella primavera del 2012 e che viene travolto anche dalle indagini su suo padre, Nevio Coral, ex sindaco del Comune torinese e sulla cognata, ex assessore regionale alla Sanità.

E poi perché per il camposanto è stato scelto proprio Mappano, una frazione ricadente in cinque Comuni diversi? Da anni Mappano sta combattendo una battaglia per essere riconosciuto Comune autonomo e il cimitero ne accresce la possibilità. Ma la creazione del Comune di Mappano è fortemente osteggiata da Settimo Torinese che vuole difendere una vasta parte verde del suo territorio oggi vincolata a parco, l'area Borsetto, da un grande progetto di speculazione edilizia.


E poi c'è l'usura bancaria che il titolare della Sert, Riccardo Rastrelli, scopre perché i conti presentati dalle banche proprio non gli tornano e comincia a guardarli da ingegnere, smontandoli e ricontrollandoli, mettendo pezzettino dopo pezzettino in ordine come quando si ingegnierizza una catena di montaggio. Denuncia le banche e chiede di avere accesso al fondo per le vittime dell'usura, un procedimento lungo e tortuoso non ancora arrivato a conclusione.

Mentre l'istanza di fallimento presentata da Equitalia si è materializzata sotto forma di sentenza del Tribunale di Ivrea proprio giovedì 6 novembre e vorrebbe mettere la parola fine su un'azienda che avrebbe commesse, capacità imprenditoriale, possibilità di espandersi e creare nuova occupazione, ma viene limitata da un cimitero costruito senza il rispetto delle norme urbanistiche.


Quello che non riuscirà a limitare è la voglia di resistere all'ingiustizia e la determinazione a non farsi scippare l'azienda che Rastrelli finora ha dimostrato combattendo come un leone.

E al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Fonte: www.valori.it

Paola Baiocchi @ baiocchi@valori.it

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