SOS reddito di sopravvivenza - di Paolo De Gregorio

SOS reddito di sopravvivenza - di Paolo De Gregorio

Credo che la politica oggi sia un po’ come la Chiesa: solidale, tollerante, comprensiva al livello delle parrocchie, arrogante, intransigente, affaristica, conservatrice quando arriva al livello della Curia, capace di fermare con una inerzia studiata ogni tentativo progressista, fino alla eliminazione fisica del proprio capo spirituale.

La politica in questi ultimi 20 anni ha perduto il contatto con il territorio, soprattutto da quando i cittadini non hanno più il diritto di eleggere i loro rappresentanti in ragione dell’impegno di questi verso i problemi delle persone, del territorio, dell’ambiente, segnando un distacco epocale rispetto ai vecchi partiti popolari, DC e PCI, che erano profondamente legati a tutto il tessuto sociale, pure con tutti i difetti dei gruppi dirigenti inamovibili, la famosa “Casta”.

Se questo legame con le masse popolari esistesse ancora non ci sarebbe alcun dubbio di strategia politica e di priorità urgenti, perché nella attuale situazione di drammatica disoccupazione nessuno sano di mente penserebbe di aumentare di 80 euro lo stipendio di chi già lo ha, e penserebbe prioritariamente a dare a tutti i disoccupati un “reddito di cittadinanza” (come dicono i 5stelle) o meglio un “reddito di sopravvivenza” di almeno 500 euro al mese, per togliere dalla disperazione totale chi non trova lavoro.

Qui in Sardegna, dove abito, in una frazione vicino a Olbia, vi sono due giovani coniugi, entrambi disoccupati, che hanno una bimba incantevole di 4 anni, malata di leucemia, ricoverata a Cagliari per i cicli di chemioterapia, dove questi genitori si devono pagare una stanza in affitto e il vitto, il tutto con le pensioni minime dei loro genitori e la solidarietà dei cittadini della frazione (in prevalenza disoccupati) che, con commovente solidarietà, si sono messi anche a fare e a vendere dolci per tirar su qualche centinaio di euro.

Di fronte agli sprechi, alle ruberie, agli stipendi e pensioni d’oro, le missioni militari all’estero, l’evasione fiscale, l’acquisto di bombardieri dagli USA, le inutili TAV, le spese per fronteggiare l’immigrazione clandestina, non sarebbe meglio scegliere di offrire un reddito di sopravvivenza ai veri e in carne e ossa disoccupati italiani.

E, visto che ognuno ha i governanti che si merita, sarebbe ora di cambiare radicalmente e dare fiducia a quella opposizione, unica e attaccata da tutti, che lo stipendio se l’è tagliato, i fondi pubblici spettanti ai partiti li ha restituiti, e che ha come primo punto nel suo programma il “reddito di cittadinanza” (di sopravvivenza).

Le persone vere, quelle che i dirigenti di partito non conoscono più, hanno bisogno di un minimo di sicurezza, di un diritto certo, di poter sopravvivere, e di una assistenza sanitaria veramente gratuita, cosa che oggi non è.

La tenuta della democrazia è legata alla realizzazione di questi diritti sociali fondamentali, che vengono prima di qualsiasi altra emergenza.

Fonte: Arianna editrice

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