Periferie e immigrati. Le ragioni della rabbia - di Umberto Bianchi

Periferie e immigrati. Le ragioni della rabbia - di Umberto Bianchi

Una strana coltre di “distinguo” e polemiche sotto tono, sembra essersi distesa su una zona di Roma, di recente balzata agli onori delle cronache. I cassonetti bruciati, le bombe carta, le cariche della polizia, la rabbia dei residenti, nonostante il frastuono, sembrano destinati a consumarsi nel buio e nel silenzio della notte delle periferie romane. A parte le cariche e le immancabili manganellate, generosamente elargite in risposta ai problemi della gente, le nostre “autorità” hanno tenuto un comportamento di, diciamo così, “basso profilo”. L’invio di una timida delegazione a rappresentanza delle autorità comunali, per far finta di capire cosa stesse lì accadendo, i complici palleggi tra il ministro degli interni ed un sindaco, la cui unica dimostrazione di sfrenato attivismo sembra essere la celebrazione di nozze gay e stronzate simili, ma anche lo strano e colpevole silenzio delle varie prefiche del politically correct, stanno lì a dimostrarci un qualcosa. Stavolta non si tratta di una bravata xenofoba contro “poveri immigrati”, né di gesti di discriminazione compiuti in un’ottica di arroganza sociale, all’insegna del solito leit motiv dei “ricchi-contro-poveri”. No, niente di tutto questo. Stavolta ci troviamo di fronte ad una lotta per la sopravvivenza. Ed a prendere l’iniziativa, stavolta, sono operai, studenti,piccoli artigiani, giovani, donne, disoccupati ed emarginati, ovverosia quel popolo, quel proletariato di quelle periferie, per le quali tante belle parole, intenzioni e promesse sono state latrate al vento per decenni, da parte di quel ceto politico dalle vedute tanto aperte e “progressiste” di sinistra, ma anche di “centro” o di “destra” che dir si voglia. Ora quel popolo, quel tanto amato, osannato, proletariato, si è ribellato agli assurdi diktat di tutti coloro che, nel nome del buonismo e del politically correct, vorrebbero imporgli un vero e proprio suicidio, con l’immissione di una massiccia presenza di immigrati stranieri, che andrebbe via via rafforzandosi, sino a sovrapporsi e sostituirsi del tutto agli autoctoni, togliendo loro spazio, sino a confinarli ai margini della vita sociale. In questa ottica, abitazioni, strade, piazze, ma anche posti di lavoro, spazi vitali in genere, vengono occupati con spirito di arroganza e prevaricazione. In base ad assurde e discriminatorie disposizioni, a costoro vengono elargiti fondi, sussidi e trattamenti fiscali di favore, qualora aprano qualche attività, mentre per i connazionali, qualunque attività lavorativa è soggetta ad una tassazione che può tranquillamente superare il 40% di prelievo sul reddito. Strade, piazze e giardini pubblici, divengono luoghi di bivacco e spaccio di droga, sede ideale per compiere stupri, molestie e rapine ai danni di indifesi lavoratori e cittadini. Strutture abitative che dovrebbero ospitare famiglie di giovani, lavoratori, anziani e disoccupati, vengono invece proditoriamente occupati da orde di “immigrati”, aiutati, incentivati e coordinati, proprio da quei cosiddetti “centri sociali”, onlus ed organizzazioni “caritatevoli” in genere, che hanno oramai mostrato a tutti la loro vera essenza di braccio armato del Capitalismo e dei suoi Poteri Forti. Quanto poi alle nostre autorità, preposte all’ordine pubblico, sembra che tutti gli episodi riguardanti abusi e violenze che hanno condotto alla morte di un cittadino, riguardino esclusivamente gli italiani. Stefano Cucchi e Gabriele Sandri, ma anche Federico Aldrovrandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Stefano Brunetti, Riccardo Rasman, sono solo alcuni dei nomi delle vittime di violenze e comportamenti “poco ortodossi” dell’autorità giudiziaria, a cui vanno affiancati quell’elenco oramai sterminato di vittime di abusi e violenze, compiuti con mille modalità (tra cui spicca anche il considerevole numero di vittime da omicidi stradali, sic!) causati da comportamenti illeciti dei cosiddetti “immigrati”, verso i quali le nostre autorità sembrano tenere un atteggiamento alquanto permissivo, mai compiutamente sanzionato, avvalorando, in tal modo, il vecchio adagio di uno Stato “debole con i forti e forte con i deboli”. Quale senso poi tutto questo possa avere, è presto detto. Quello a cui stiamo oggidì assistendo, è un vero e proprio tentativo di genocidio etnico, messo in atto dal Capitalismo e dai suoi Poteri Forti, al fine di sostituire ad un popolo, dotato di quella minima coscienza dei propri diritti, una massa informe di sradicati, totalmente aliena da qualunque forma di coscienza civica e perciò stesso, sfruttabili e manovrabili a piacere. A fondamento del Capitalismo sta un’idea di crescita economica senza limiti, pertanto, al fine di potersi autoalimentare, sono necessarie masse informi ed alienate da poter sfruttare indiscriminatamente, al posto di comunità di individui coscienti dei propri diritti. Costoro finirebbero per fare dell’Economia un semplice veicolo per soddisfare le proprie giuste necessità, frenando e rallentando definitivamente le aspirazioni delle oligarchie finanziarie al dominio globale. Ciò che fa la differenza tra una massa sbandata e multietnica ed una comunità fornita di un minimo di compattezza etnica, è il quel grado di coscienza del bilanciamento tra doveri e diritti che un affastellato di differenti culture non può, giuocoforza, possedere facendo, in tal modo, il gioco di tutte quelle forze politiche, economiche e sociali, legate al Capitalismo Globale. Non solo. La convivenza sul medesimo territorio di un rilevante numero di etnie e culture differenti, al fine di non ingenerare uno scontro senza fine, non può non passare attraverso una forte limitazione dei diritti individuali dei cittadini, effettuata proprio al fine di non urtare e per limare le diverse sensibilità etniche, in direzione di un unico ed alienante modello di sviluppo. A questo proposito, basterebbe guardare a tutti quei paesi a vocazione multi etnica dove, da una parte miseria, violenza e sperequazione sociale convivono in un esplosivo mix (vedi gli USA) o dall’altra si hanno modelli di alienante dittatura “neo paternalista” (Cina, Singapore, Malaysia, etc.). Un’ultima, ma fondamentale chiosa. I soliti imbecilli di regime, hanno incominciato subito a latrare di “violenza fascista” a proposito dei fatti di Tor Sapienza, cercando di imporre all’immaginario collettivo la distorta versione di orde di fantasmatici “fascisti”, intenti ad infiltrarsi e provocare incidenti. Niente di tutto questo. Per capire cosa sta accadendo nelle periferie di mezza Italia, bisogna ricorrere ad una categoria politologica oggi forse un po’ in disuso, ma che in questa fattispecie rende perfettamente l’idea, ovverosia quella di “spazio vitale”. Abbiamo visto che oggi ci troviamo di fronte ad una vera e propria invasione, scientemente studiata e travestita sotto i panni lerci e logori dell’ “immigrazione”. Il progetto di sostituire i lavoratori italiani con una massa anodina ed ubbidiente di straccioni criminali allogeni di tutti i tipi, è sotto gli occhi di tutti, favorita dai poteri forti al servizio del capitale ed incentivata da tutti quei paesi che, furbescamente, intendono liberarsi della propria zavorra umana, mandandola verso l’Europa e l’Italia. Allora qui ci troviamo di fronte ad un classico tentativo, già verificatosi molte volte nel corso della storia umana, di togliere quello spazio vitale destinato ad un popolo (quello italiano, nella fattispecie, sic!), per assegnarlo ad altri, sino alla scomparsa o riduzione in schiavitù di quest’ultimo. A questo punto, se le pubbliche autorità dimostrano incapacità, inettitudine o malafede, attraverso atteggiamenti arrendevoli o indifferenti rispetto all’intera questione, è chiaro che i cittadini hanno tutto il diritto di riappropriarsi “motu proprio” di ciò che loro spetta giustamente, in quanto a vivibilità, sicurezza e dignità. Che la violenza sia poi una cosa esecrabile, l’ultimo mezzo a cui ricorrere, questo è un altro conto. Resta però il fatto che, la nostra tanto adorata costituzione e le nostre leggi se, da una parte, condannano giustamente qualunque forma di violenza, fisica o morale che sia, dall’altra parlano chiaramente della liceità di azioni compiute in stato “di necessità”, lasciando pertanto, poco spazio ad interpretazioni in salsa buonista e finto-legalitaria sui fatti di Tor Sapienza. Permane quindi, forte, l’impressione di un segnale da non sottovalutare assolutamente. E’ iniziata una nuova e molto più tenace resistenza ai piani di Lor Signori. Solidarismo, Buonismo, Multiculturalismo, parole d’ordine liberiste, ad uso e consumo degli imbecilli d’ogni genere e specie, stanno fallendo, sotto gli occhi di tutti,clamorosamente. La Moneta Unica Europea (Euro), accompagnata da pacchetti economici liberisti e da accordi-sucidio che limitano di fatto la libertà dei singoli stati europei, hanno solo portato a progressive ondate di crisi recessive ed occupazionali, come non si erano mai viste negli ultimi cinquant’anni. A tutti questi dati di fatto, va aggiunto un qualcosa di profondamente marcio, una tigna che si insinua nell’anima per infradiciare ed invalidare qualunque cosa incontri sul suo cammino. E’ la sifilide buonista che, al di là di analisi, retoriche o slogan che dir si voglia, ha oggidì infettato l’Europa e l’Occidente, facendo mille volte più danno rispetto a Globalizzazioni ed invasioni di vario genere e tipo. E’ quell’agrodolce saporaccio di piagnisteo melenso, che si eleva ogni qualvolta si levi una voce contro il coro, è quel volersi continuamente scusare, contorcere, nascondere per non voler incorrere nei rigori dell’Inquisizione Buonista. Proprio a questo proposito, ricorre quest’anno il centenario dello scoppio del primo conflitto mondiale. Un fondo di “Repubblica” di qualche tempo fa, ricordava che il nostro, tra coloro che avevano preso parte al conflitto, era l’unico paese a non aver rivalutato la memoria di quei mille e passa soldati italiani, messi senza tante storie al muro dal duo Cadorna-Badoglio, con accuse come diserzione ed alto tradimento, in nome di uno spietato atteggiamento rigorista, che non predeva nessuna forma di discussione o cedimento neanche di fronte alle incoerenti e sucide scelte belliche dei generalotti italioti. D’altronde è anche vero che, se l’Italietta savoiarda e liberale non avesse chiuso ermeticamente le proprie frontiere, mandando a combattere sul Piave financo gli imberbi studenti, probabilmente per noi il conflitto si sarebbe chiuso con la disastrosa sconfitta di Caporetto e con conseguenze inimmaginabili per il futuro assetto geopolitico del nostro paese. Stesso discorso vale per tutti quei paesi da cui provengono gli “immigrati”, che oggi sbarcano e giungono a fiumi nel nostro paese. Troppo comodo aver per anni latrato di indipendenza, autonomia, anti imperialismo e via discorrendo e poi, alla prima occasione, battersela a gambe in quell’Europa a tutt’oggi additata a simbolo della corruzione e dell’imperialismo. Da qualunque parte la si voglia vedere, sotto qualsiasi “immigrazione” e come tale andrebbe trattata, respingendo al mittente le varie ondate umane. Stesso discorso vale per chi, in preda a conati di buonismo, apre indiscriminatamente agli “immigrati” quelle frontiere, la cui inviolabilità è garantita, proprio da quella tanto acclamata Costituzione, nata dalla resistenza. Anche in questo caso, si potrebbero benissimo identificare i presupposti per un reato di alto tradimento, verso l’integrità di una nazione e delle sue frontiere. Una cosa è aiutare in mille modi paesi e popoli in difficoltà, al pari della condanna di tutte le odiose forme di discriminazione razziale, etnica e religiosa; altro è acconsentire ad una vera e propria invasione dei propri spazi vitali, senza colpo ferire. L’aver voluto tirare la corda con politiche neo liberiste, incuranti dei popoli e delle loro giuste necessità, ha portato ad un inaspettato “redde rationem”. Pertanto, senza trascendere o farsi trascinare in gesti o atteggiamenti che, alla lunga, potrebbero rivelarsi controproducenti, rimane una sola, invalicabile alternativa. O Noi o Loro. E sarà meglio che certi signori se ne avvedano presto e si rassegnino. Ne va della pace sociale e dell’integrità del nostro paese.
Fonte: Rinascita

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