Pensioni tagliate. Colpa della crisi. Non accadeva da 20 anni

Pensioni tagliate. Colpa della crisi. Non accadeva da 20 anni

Era il 1995 e la riforma Dini, allora già contestata ma solo perchè nessuno si sarebbe immaginato quella della Fornero, portava sulle tavole degli italiani un piatto indigesto, la rivalutazione in negativo della pensione. Scenario avverso allora, scenario avverso (catastrofico?) oggi.

In breve i fatti

Sappiamo che quanto accumulato per la pensione, solitamente viene rivalutato, estremizzando il concetto, sulla serie storica dell’andamento del Pil nell’ultimo quinquennio. Nota dolente: il Pil non cresce dal 2011 e, come se non bastasse l’ultimo quinquenni comprende anche quel nefasto 2009 con il suo -5,5%. Risultato di tutto ciò: il coefficiente di rivalutazione questa volta sarà negativo (-0,1927). Di (KSE: 003160.KS - notizie) poco, vero, ma pur sempre sufficiente per costituire non solo un precedente pericoloso, visti i tempi, ma anche un elemento che potrebbe caratterizzare il futuro prossimo. Tradotto in numeri: 10mila euro ne valgono 9.980. Cui va considerato anche la costante perdita del potere d’acquisto, relativamente mitigata, per paradosso, dalla deflazione, ovvero dalla stasi dei prezzi la quale, però, non è altro che un’altra espressione della crisi, quella che porta la produzione a cercare di tagliare sui costi concia sia del fatto che la disoccupazione (altissima) non permette di spendere, sia del fatto che lei stessa non può azzardare spese troppo alte. E la concorrenza, in un mondo globalizzato, è troppa e a volte, fin troppo sleale.

L'enigma Tfr

Come sleale parrebbe anche tassare il Tfr introducendolo in busta paga (per chi vuole) mettendo il lavoratore davanti a una scelta disperata: o prendi i soldi (tuoi) subito, ma saranno tassati più di quanto dovrebbero, oppure aspetti, magari con l’azzardo di non vederli più perchè la ditta per la quale si lavora nel frattempo è fallita, oppure qualche simpatico altro escamotage cui le riforme sempre più contraddittorie della politica italiana ci hanno abituato. Primo esempio fra tutti, proprio la pensione: la tassazione sulle rendite finanziarie delle casse previdenziali private passa dal 20 al 26%, mentre sui fondi pensione si passa dall’11 al 20% con evidente diminuzione delle prestazioni finali nette e quindi di quanto, nel futuro, sarà in mano ai pensionati.

L'allarme di Bankitalia e le altre storture

Di ieri l'allarme da parte dei vertici di Bankitalia che chiedono che il Tfr in busta paga resti una soluzione temporanea, altrimenti i rendimenti delle pensioni future potrebbero essere troppo basse soprattutto per quelli che, come i giovani, allo stato attuale hanno bisogno di necessari arrotondamenti.

Da sottolineare una cosa: se il lavoratore sceglie di avere il Tfr in busta paga, questo provocherà, ovviamente l’aumento del reddito mensile quindi fiscalmente rientrerebbe nell’aliquota marginale, cioè quella che interessa la parte più alta dello stipendio portando, tra le altre cose, anche alla diminuzione degli incentivi e delle agevolazione sui figli a carico, coniuge, casa etc. Praticamente il lavoratore appare più ricco di quello che è, dovrà pagare più tasse (usando i soldi del Tfr) e non avrà più niente per la pensione. Senza contare che un Tfr realmente a fine carriera eviterebbe l’applicazione delle addizionali comunali e regionali Irpef, cosa che avviene con l’inserimento in busta paga.

Risparmio e longevità le armi ora spuntate

E ancora: l’Italia è un paese che, tra le altre cose, deve scontare anche il cosiddetto “rischio longevità” ovvero una lunghezza della vita che supera le aspettative delle casse Inps (cinico ma vero): in altre parole la previdenza sociale potrebbe trovarsi a pagare pensioni per un numero di soggetti e per un lasso di tempo più lungo rispetto a quanto stimato.

Cosa ha salvato finora l’Italia dall’essere una nuova Grecia? (in realtà lo siamo già ma ancora non lo sappiamo…). A salvare l’Italia è stato il risparmio, la pensione dei genitori, il fatto che la popolazione è longeva e quindi una madre lavoratrice può lasciare i figli ai nonni invece che all’asilo o alla baby sitter, il fatto che l’italiano sa “arrangiarsi” (fin troppo) e che in passato, diciamoci la verità abbiamo potuto sfruttare una serie di anni da vacche grasse che non ci meritavamo. Ora stiamo scontando la pena, peccato che, invece, chi a suo tempo ha creato consapevolmente questo squilibrio, oggi riesca a godere i tanti benefici, lasciando agli altri i lati negativi e le incertezze sempre più grandi sul futuro. Con un risultato peggiore: la paura blocca le spese, frena la crescita del Pil e induce ad aumentare il risparmio. Il governo se n’è accorto e perciò punta al prossimo step: il risparmio. Renzi, nella legge di stabilità, punta a fissare al 26% l’imposta sui rendimenti dei conti correnti e dei depositi vincolati ovvero il doppio rispetto a soli 2 anni fa, quando i fondi di investimento e cedevano solo il12,5%. Coincidenza: i fondi di investimento hanno visto crescere in maniera esponenziale la raccolta: da gennaio a settembre 2014, infatti è quasi raddoppiata: 97 miliardi contro i precedenti 55 del 2013. Non solo, ma agli italiani adesso, senza un Btp appetibile, piace investire in azioni: ebbene anche le plusvalenze delle operazioni saranno oggetto di attenzione fiscale.

La Crisi: un gioco di numeri?

Riflettiamoci: questa è la crisi più lunga e difficile del secolo, soprattutto se si pensa che, a differenza delle altre nella storia, questa ha avuto come salvagente le banche centrali del mondo intero le quali, con una serie di taciti accordi, sono scese in campo per dare sostegno e liquidità al sistema finanziario. Si badi bene, finanziario, non economico. Tanto da sollevare anche delle perplessità sul pericolo di inflazione, alla luce delle manovre di QE reiterate dalla Federal Reserve statunitense le quali hanno permesso di pompare nel sistema statunitense, alla fine, 85 miliardi di dollari ogni mese acquistando obbligazioni (spesso di cui le banche fanno volentieri a meno). Adesso (Xetra: A0Z23Q - notizie) che la Federal Reserve è uscita di scena, non potendo essere sostituita dalla Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) , si è affidata alla Banca del Giappone. Continuando, de facto, la sceneggiata e la manipolazione dei mercati. Mentre l’economia non ha risentito, se non in minima parte, dei provvedimenti.

Gli Usa, una semi-potenza mondiale

E’ pur vero che ora gli Usa sono l’unica potenza mondiale a permettersi numeri in costante miglioramento, ma non c’è da dimenticare che i numeri nascondono la qualità: la disoccupazione diminuisce ma solo perchè diminuisce la base di chi cerca lavoro, mentre la categoria dei precari e dei contratti a tempo determinato è proporzionalmente molto più elevata di prima. Cosa significa? Che i consumi, sebbene in miglioramento, non poggiano su una base resistente e tanto meno votata all’ottimismo. Il resto del mondo è caratterizzato da una crescita le cui previsioni più volte sono state riviste al ribasso dai vari organismi mondiali, quindi gli Usa hanno gioco facile nell’apparire meglio di quanto non siano in realtà. Le recenti elezioni di midterm sono state ampiamente vinte dai repubblicani proprio perchè la maggior parte della popolazione avverte un senso di precarietà e insicurezza ed è convinta “che non si sta andando nella direzione giusta”.

Rossana Prezioso

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