Né reazionari di sinistra né progressisti di destra - di Sebastiano Caputo

Né reazionari di sinistra né progressisti di destra - di Sebastiano Caputo

Una guerra tra il “Bene” (messianismo – falso – degli Usa) e il “Male” (l’Unione Sovietica). Così la storia ufficiale racconta di un mondo bipolare formatosi all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Eppure non viene spiegata come la “guerra fredda” fu in realtà una chiara spartizione del mondo organizzata a tavolino nel 1945 a Yalta sotto l’auspicio di Churchill, Stalin e Roosvelt (celebre è quella fotografia nei manuali di storia dei tre presidenti seduti uno accanto all’altro). Lo status quo stabilito in quella riunione doveva rimanere inviolato per sempre, non a caso l’Occidente non intervenne durante la rivolta ungherese del 1956 contro la repressione sovietica, come del resto il Cremlino non diede mai l’ordine ai partiti comunisti europei di compiere la rivoluzione nel blocco occidentale anche quando negli Settanta-Ottanta avevano i numeri per provarci. In Italia, il Pci, a pochi punti percentuali dalla Dc, si accontentò di un “compromesso storico”.

Alla fine degli Anni Ottanta però qualcosa doveva cambiare perché l’Occidente stava cambiando. L‘establishment anglo-americano puntò su Michail Gorbacev, insediatosi a capo del Pcus del 1985, per sottomettere progressivamente l’Unione Sovietica al libero mercato e al nuovo ordine geopolitico. La seduzione di Ronald Reagan spinse il leader sovietico al dialogo fino a una conversione della sua politica interna ed estera. Con Gorbacev, infatti, l’Unione, abbandonò l’era dell’espansionismo, con il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e l’annullamento delle spedizioni africane. I Paesi dell’Est europeo, svincolati dalla dottrina “Breznev” della sovranità limitata, vennero lasciati all’autodeterminazione e la riunificazione della Germania nel 1989 si svolse senza alcuna opposizione da parte di Mosca. Gli auspici geo-strategici di Brezinsky e di Kissinger (segretari di Stato Usa) si realizzavano: l’Unione veniva confinata a un ruolo marginale nelle relazioni internazionali. La svolta più profonda avviene con il discorso all’Onu del 7 dicembre 1988 in cui Gorbacev affermò la necessità di fondare “un nuovo ordine fondato sulla pace, sui valori umani universali e sul consenso che doveva esprimersi attraverso le Nazioni Unite”. Era la prima volta nella storia dell’Urss che un suo leader utilizzava un linguaggio tipico così occidentale. Si andò affermando il fenomeno Gorbacev, la stampa la chiamava “gorby-mania” (più chiaro di così!) , tanto che nel 1990 venne premiato con il premio Nobel per la Pace. Tuttavia, dopo una serie di tradimenti denominati dalla neo-lingua “gli anni di apertura”, Gorbacev non se la sentì di importare il piano di liberalizzazioni redatto dalla Casa Bianca e rallentò la sua corsa. L’Occidente cambiò strategia e puntò su Boris Eltsin: l’uomo giusto per distruggere il patrimonio sovietico. La mossa si rivelò vincente: il nuovo leader uscito vincitore dalle elezioni grazie alla sponsorizzazione d’Oltreoceano, sciolse il Pcus e preparò con i giovani economisti Egor Timurovic Gadjar e Anatolij Borisovic Cubais la “terapia shock” che consisteva in una serie di liberalizzazioni seguite dalle privatizzazioni. L’Occidente plause ma le conseguenze interne furono di un’estrema violenza. Dalle riforme si favorirono i cosiddetti “oligarchi russi” (persone, gruppi e banche vicine al Potere) e le società straniere in grado di offrire capitali immediati, mentre parallelamente esplose la corruzione, la criminalità organizzata e il divario tra ricchi e poveri. Brezinsky definì la Russia post-comunista, la Federazione, “una nazione vinta”.

La caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989) e gli attentati alle Torri Gemelle (11 settembre 2001), sono i due momenti storici più determinanti dell’ultimo quarto di secolo. In un primo tempo venne santificata la teoria sulla “fine della storia” di Francis Fukuyama, in un secondo quella huntingtoniana dello “scontro di civiltà”. In soli dodici anni il vecchio mondo è stato cancellato. In quello nuovo invece “già s’intravedono i mostri” (Gramsci): i reazionari di sinistra e i progressisti di destra.

Fonte: L'intellettuale dissidente

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