Messico - Guerrero: studenti rapiti dalla polizia, scoperte fosse comuni. Strage di Stato?

E dopo giorni di manifestazioni, petizioni, scioperi e scontri nello stato ed in altri territori del Messico, sabato alcune fosse comuni sono state scoperte nelle campagne, in un luogo isolato, ad alcuni chilometri dalla località dove dieci giorni fa la polizia e i pistoleros al soldo dell’oligarchia locale hanno attaccato circa 100 studenti della scuola magistrale ‘Normal’ di Ayotzinapa a colpi di arma da fuoco, uccidendo in totale sei persone.
Da quel momento erano spariti nel nulla 57 studenti; dopo qualche ora 14 di loro erano tornati alle loro case, raccontando di una tremenda caccia all’uomo da parte degli agenti di polizia e dei sicari che avevano sparato contro gli autobus sui quali i giovani erano saliti per recarsi ad una manifestazione e, non contenti, avevano torturato e ucciso alcuni di loro, oltre ad alcuni passanti. Degli altri 43 però nessuna traccia, fino appunto al ritrovamento delle fosse comuni nelle quali, finora, sarebbero stati rinvenuti 28 cadaveri.
Le buche sono state da subito blindate da centinaia di uomini dell’Esercito, della Marina e della Polizia Federale messicani che hanno impedito l’accesso a giornalisti e familiari, piazzando alcuni check point intorno alla località per operare un ulteriore filtro. Solo a sei ispettori della Commissione Nazionale per i Diritti Umani è stato permesso l’accesso al sito, ore dopo l’inizio dell’esumazione dei corpi. Secondo le indiscrezioni raccontate alla stampa da un agente della Polizia federale, è impossibile a vista stabilire l’identità dei corpi, che sono stati bruciati non è ancora chiaro se prima o dopo che le vittime sono state uccise.
Spetterà alle autopsie e agli esami del Dna stabilire l’identità delle vittime e la modalità della loro uccisione. Ma ci vorranno, per avere i risultati, dalle due settimane ai due mesi, almeno stando a quanto affermato dal procuratore capo dello stato del Guerrero, Iñaki Blanco. Per ora gli inquirenti non ammettono neanche che i corpi possano essere quelli degli studenti scomparsi lo scorso 26 di settembre.

L’unica cosa che Blanco si è azzardato a dire è che ci sono prove del coinvolgimento della malavita organizzata nella strage, in particolare della banda di narcos denominata ‘Guerrieri uniti’, della quale fanno parte alcuni dei 30 poliziotti e sicari arrestati all’indomani della strage di Iguala mentre il sindaco della città, Josè Luis Abarca, è tuttora latitante.
Ma il procuratore ha anche esplicitamente attaccato le organizzazioni politiche e sindacali che negli ultimi giorni si sono mobilitate per chiedere le dimissioni immediate delle autorità locali e statali che hanno permesso e coperto il massacro, la restituzione alle loro famiglie dei ‘desaparecidos’ e il blocco alla riforma degli istituti politecnici. Secondo Blanco sarebbe da condannare chi “strumentalizzando” i fatti tenta ora di ottenere un vantaggio politico.
Ma alcune delle più recenti dichiarazioni del procuratore capo dello Stato del Guerrero non lasciano dubbi sulla dinamica del massacro. "Li abbiamo uccisi noi" avrebbero confessato infatti due componenti della gang dei Guerreros Unidos catturati nei giorni scorsi. "I detenuti - ha spiegato lo stesso Blanco - hanno detto chiaramente di essere stati inviati sul luogo della strage dal capo della Polizia municipale di Iguala mentre l'ordine di uccidere i ragazzi è stato dato dal leader dei gruppo criminale 'Guerreros Unidos', soprannominato El Chucky".

Poche ore dopo il rinvenimento dei cadaveri nel Pueblo Viejo di Iguala, la sera di sabato, alcune centinaia di studenti, abitanti della cittadina e contadini sono andati a manifestare fin sotto la residente del governatore dello stato del Guerrero, l’esponente del partito di centrosinistra (Prd) Angel Aguirre, per chiedere informazioni certe sul rinvenimento delle fosse comuni. Non ottenendo risposta, i manifestanti hanno lanciato pietre, bottiglie molotov e razzi contro la casa, mentre altri rovesciavano un’automobile e distruggevano la telecamera collocata all’esterno della residenza.
Poi di nuovo ieri un folto gruppo di manifestanti, composto da studenti e familiari degli scomparsi, ha protestato a Chilpancingo, capoluogo dello Stato di Guerrero, bloccando per l'ennesima volta l'autostrada che collega Città del Messico ad Acapulco.
I familiari dei desaparecidos e le organizzazioni popolari del Guerrero hanno lanciato per mercoledì 8 ottobre una giornata nazionale di lotta, mentre il gruppo guerrigliero di sinistra Erp (Esercito Rivoluzionario del Popolo) ha accusato il governatore dello stato di essere tra i principali responsabili del massacro di Iguala.

Messico, i narcos: «Uccisi gli studenti rapiti»

La vicenda degli studenti messicani scomparsi sarebbe arrivata ad un terribile epilogo. Il procuratore generale messicano, Jesus Murillo, ha infatti annunciato che tre narcos hanno confessato di aver ucciso i 43 ragazzi, bruciandone poi i corpi e gettando i resti in un fiume. Ma i genitori non ci credono, accusando il governo di voler così chiudere la vicenda.

Tre membri di un cartello messicano della droga hanno confessato di aver bruciato vivi gli studenti di cui si erano perse le tracce dallo scorso 26 settembre. I tre detenuti hanno ammesso di aver dato fuoco al gruppo di giovani in una discarica nei pressi di Iguala, nello stato di Guerrero. Gli studenti erano stati arrestati da agenti corrotti e consegnati ai membri del potente cartello del narcotraffico locale, Guerreros Unidos. La polizia, nei giorni scorsi, aveva arrestato l'ex sindaco della città e sua moglie con l'accusa di aver ordinato l'omicidio dei giovani colpevoli di aver organizzato una contestazione durante un suo comizio.

Ma i famigliari dei 43 studenti spariti non si arrendono e hanno fatto sapere che "finchè non ci sono prove" che sono morti, continueranno a considerare vivi i loro figli. Ed è l'ultimo, doloroso capitolo di uno scandalo che sta sconvolgendo il Messico e creando problemi allo stesso presidente, Enrique Pena Nieto.

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