Louis Ferdinand Céline

 Louis Ferdinand Céline

Continuano a stupirsi, e basta.

C’è nessuno come i generali per amare le rose. Si sa.

Perché nel cervello d’un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli.

Invocare i posteri è parlare ai vermi.

È permesso. Tutto è permesso, nell’intimo… È il coraggio che in fondo è indecente… Chiedete un po’ anche al verme di essere coraggioso, è roseo, pallido e molle, come tutti noi.

… Non si ha mai abbastanza paura.

Aveva il vizio degli intellettuali, era inconsistente. … Aveva bisogno di un sacco di trucchini per eccitarsi, per decidersi.

Le donne hanno una natura da serve.

… imparare a starmene nella mia categoria, a chiedere il prezzo delle cose e degli esseri prima di prenderli, e soprattutto prima di attaccarmici.

Poiché tutto era Teatro bisognava recitare… ; nulla ha l’aria più idiota ed è più irritante, è vero, di uno spettatore inerte salito per caso sulle scene. Quando si è lì sopra, si sa, bisogna prendere il tono, animarsi, recitare, decidersi o sparire.

Quel che ci vuole in fondo per ottenere una specie di pace con gli uomini, ufficiali o no, armistizi fragili, è vero, ma preziosi lo stesso, è di permettergli in ogni circostanza di mettersi in mostra, di sbracare in ingenue vanterie. La vanità intelligente non esiste. È un istinto. Non c’è uomo che non sia prima di tutto vanitoso. La parte dello zerbino a bocca aperta è forse la sola che, da umano a umano, si può sopportare con qualche piacere.

Una passività da allocchi. Il dolore sopportato tranquillamente…

… ma mi superava talmente in fatto di cuore che diventai tutto rosso… Evidentemente Alcide faceva evoluzioni nel sublime come se fosse casa sua, per così dire con familiarità, dava del tu agli angeli, ‘sto ragazzo, e aveva l’aria di niente. … Offriva a quella ragazzina lontana tanta tenerezza da rifare il mondo intero e questo non si vedeva.

È triste la gente che si corica, si vede che se ne fottono che le cose vanno come vogliono loro, si vede che non cercano mica di capire loro, il perché uno è là. Gli fa proprio lo stesso. … Hanno sempre la coscienza tranquilla.

Ne avevo viste troppe io di cose non chiare per essere contento. Ne sapevo troppo e non ne sapevo abbastanza. … Anche a masturbarsi in quei casi lì non si prova né conforto, né distrazione. Allora è la vera disperazione.

Forse è anche l’età che sopraggiunge, traditora, e ci annuncia il peggio. Non si ha più molta musica in sé per far ballare la vita, ecco. Tutta la gioventù è già andata a morire in capo al mondo nel silenzio della verità.

Bisogna fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e di uomini. Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio l’anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi. Non bisogna esserne fieri, ti porti via da un miracolo quello che ti puoi tenere.

(Dosi su dosi di libri.)

L’abitudine spossante di fantasticare su quelli che ce l’hanno fatta, sulle fortune felici

Gatte patetiche.

Ogni virtù ha l’immonda letteratura che si merita.

…Molly, provai presto uno specialissimo sentimento di fiducia, che negli esseri impauriti occupa il posto dell’amore… a forza di dolcezza persuasiva la sua bontà mi diventò familiare e quasi personale…

Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent’anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.

… e quando pensavo a qualcosa di gentile, subito, pensavo a lei.

È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire.

Quando stai a Rancy (Cremona), ti rendi nemmeno più conto che sei diventato triste. Non hai più voglia di fare granché, ecco tutto.

Dal momento che si diventa sempre più brutti e ripugnanti in quel gioco quando si invecchia, non si riesce nemmeno più a dissimularla la propria pena, il fallimento, si finisce per avere la faccia piena di quella brutta smorfia che impiega venti, trent’anni e più a risalire finalmente dal ventre alla faccia.

… Gli uomini ci tengono ai loro brutti ricordi, a tutte le loro disgrazie e non si può tirarli via da lì. Gli tiene occupata l’anima.

Nessuno in fondo le resiste alla musica. Non hai niente da fare col tuo cuore, lo regali volentieri. Bisogna sentire in fondo a ogni musica l’aria senza note, fatta per noi…

Poiché non siamo che un sacco di trippe tiepide e corrotte faremo sempre una gran fatica coi sentimenti. Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile.

(Volevo dire che io adoro quelle femmine che odiano senza alcuna chiarezza, quelle che scoppiano d’illogicità, vanità e ignoranza. Le signorine del negozio, quelle che si straniscono; io le invidio proprio.)

Uno ascolta, aspetta, spera, qui, là, in treno, al caffè, per strada, in salotto, dalla portinaia, uno ascolta, aspetta che la cattiveria si organizzi, come in guerra, ma è solo un agitarsi e non accade nulla, mai, né da loro povere ragazze, né dagli altri.

Una donnetta un po’ violenta e un po’ viziosa, niente da dire, ti trasforma un uomo che non lo riconosci più…

Ai nostri giorni, fare il La Bruyère non è comodo. Tutto l’inconscio ti si squaglia davanti come ti avvicini.

La verità non chiede altro che lasciarti. Ci vuole sempre pochissimo perché ti lasci libero. Non ci tiene nessuno alla propria verità. In quell’improvvisa abbondanza di piaceri il caro delirio della megalomania ti prende come niente.

La gran fatica dell’esistenza non è forse insomma nient’altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant’anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi.

Fragile! Vulnerabile! Inconsistente! Pericoloso! Ferdinand!

Non credete mai a prima vista all’infelicità degli uomini. Chiedetegli se riescono ancora a dormire… Se sì, va tutto bene. Basta quello.

Non mi sarebbe più capitato a me di dormire profondamente. Avevo perso come l’abitudine di quell’abbandono, quello che bisogna proprio avere, davvero incommensurabile per addormentarsi completamente in mezzo agli uomini.

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