La geografia criminale tra Italia e Ticino

La geografia criminale tra Italia e Ticino

In una casa hanno rubato persino il ferro da stiro. A una studentessa lo zaino. A una famiglia le posate. Bottino misero quello ragrannellato dai ladri in dieci furti in poche ore nell'ultimo week-end a Grandate, meno di 3.000 abitanti a 10 minuti d'auto da Chiasso. Ma qui, nei paesi attorno al Lario, ci si accontenta. I "colpi", però, al di là del loro valore, fanno numero ed ecco perché la provincia di Como è balzata all'undicesimo posto nella classifica sulla sicurezza elaborata dal quotidiano "Il sole 24 ore", con 601 furti per 100 mila abitanti nel 2013. E con un incremento del 29 per cento rispetto al 2012. Se i ladri sono al di là della frontiera prima o poi arrivano in Ticino, dove, comunque, nei primi 10 mesi di quest'anno i casi sono in calo (-327 rispetto allo stesso periodo del 2013). Un dato significativo per la polizia. "È giusto dire che la maggior parte dei ladri che colpiscono in Ticino proviene dall'Italia e che dopo le incursioni sul nostro territorio vi rientrano con la refurtiva", spiega il commissario Angelo Fieni della cantonale. Ecco perché i dati di Como, così come quelli di Varese, Sondio e Verbania, territori confinanti che presentano sfaccettature diverse, sono però interessanti per capire una tendenza e intercettare le possibili rotte di questa criminalità.
"Anche se le variazioni annuali, se prese singolarmente, sono fuorvianti nella creazione dell'allarme sociale e della percezione di sicurezza soggettiva", spiega Andrea di Nicola, criminologo italiano, autore di studi sulla sicurezza urbana: "Bisogna valutarle su un arco di tempo più ampio, altrimenti non si capisce se un fenomeno, come ad esempio i furti nelle case, sta cambiando, si sta diffondendo, se sta assumendo caratteristiche e modalità nuove". In un arco di tempo breve intervengono troppe varianti, che vanno dall'aumento dell'intensità periodica dei controlli, all'installazione di sistemi come la video sorveglianza che modifica le strategie dei ladri, i dati cambiano e la tendenza risulta modificata. "Sul lungo termine, invece, le modificazioni vanno al netto, mettono radici, i dati si solidificano - osserva Di Nicola - questo non vuol dire che non si debbano cogliere i campanelli d'allarme".
Dallo studio viene tuttavia fuori una costante: i centri intorno al Lario sono un crocevia delle bande che arrivano dalla cintura industriale di Milano o direttamente in trasferta dall'Est europeo. E che spesso aumentano le tappe del loro itinerario criminale e sconfinano sino al Ticino. "Nei filtri predisposti nell'ambito dei nostri controlli quotidiani - afferma Davide Bassi, portavoce delle Guardie di confine -, in media effettuiamo dai 6 ai 7 fermi. Si tratta di persone nella cui auto vengono trovati attrezzi che potenzialmente possono servire per furti, oppure nascondono refurtiva, o ancora, sono ricercati per aver commesso reati in Svizzera o dalle autorità di altri Paesi".
La pressione, tuttavia, non arriva solo dal Lario ma anche dalla sponda sud-ovest di Varese, piazzata al posto numero 23 della classifica ministeriale italiana, dove in otto anni le visite "indesiderate" nelle case hanno segnato un più 124 per cento. Preoccupa meno Verbania, all'ottantesimo posto per i "colpi" nelle abitazioni, ma al sesto per quanto riguarda truffe e frodi. Per questi ultimi reati Varese è al sedicesimo posto mentre Como quasi nelle ultime posizioni della graduatoria. Sul fronte delle rapine, che pure lungo la linea di confine ticinese subiscono fiammate periodiche, con assalti ai distributori di benzina, Como, Sondrio Varese e Verbania, sono distanti dai primi posti.
Secondo Di Nicola questo si può spiegare perché "da tempo, guardando proprio nell'insieme le statistiche, nel nord Italia c'è una linea di stabilità dei reati. Le grandi città, soprattutto per effetto dell'articolazione sociale della popolazione, subiscono una pressione maggiore. Nelle realtà più piccole si avvertono invece più velocemente i mutamenti di quelli che la criminologia chiama reati predatori (come furti). In questi settori c'è una maggiore dinamicità. Succede, ad esempio, che i ladri individuino un quartiere abitato da famiglie particolarmente sprovvedute perché abituate a vivere nella sicurezza, e i casi aumentano. Poi arrivano gli arresti e i dati diminuiscono. In questo senso parlavo di analisi da fare su tempi lunghi".

Fonte: www.caffe.ch

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