L'INTOCCABILE MATTEO RENZI LA VERA STORIA - di Davide Vecchi

L'INTOCCABILE MATTEO RENZI LA VERA STORIA - di Davide Vecchi

Questa è la vera storia di Matteo Renzi. È la storia degli accordi, dei compromessi, delle nomine, degli appalti e di tutto ciò che ha mosso e muove ancora oggi la macchina politica renziana. È la storia dei suoi fedelissimi, degli uomini che lo hanno aiutato e sostenuto anche senza apparire. Come lo zio Nicola Bovoli, amico di Mike Bongiorno, in affari con l’universo berlusconiano,

da Publitalia a Fininvest. È lui a raccontarcelo, così come riferisce che nel 1994 gli era stato chiesto di candidarsi con Forza Italia e che nello stesso anno aveva portato il nipote Matteo in televisione

alla Ruota della fortuna: «Lo segnalai io a Mike».

È la storia dell’intesa profonda fra Renzi, Verdini e Berlusconi, poi sfociata nel patto del Nazareno su cui si basa l’attuale governo. I presupposti di quell’accordo si trovano nel documento Rosa tricolore, elaborato nel 2012 da Diego Volpe Pasini in collaborazione con Dell’Utri e Verdini: «Il presidente mi chiese di stilare un programma per vincere le elezioni del 2013» confida qui per la prima volta Volpe Pasini. «Gli preparai una relazione dettagliata, e la conclusione era che l’unico erede possibile per Berlusconi era Renzi.» In quel progetto, che pubblichiamo integralmente nella sezione Appendice, c’è anche il programma dei primi cento giorni, la necessità di annunciare riforme da realizzare in date certe, e molto altro che poi si ritroverà nelle decisioni dell’esecutivo Renzi. È la storia della fulminante ascesa renziana, dalla Provincia di Firenze a Palazzo Chigi, agevolata anche da alcune inchieste giudiziarie. Quella sull’area Castello, per esempio, che esplode nel 2009, a pochi mesi dalle primarie del Pd per la scelta del sindaco, togliendo di mezzo il candidato più forte del centrosinistra cittadino, Graziano Cioni.

È la storia della famiglia naturale del premier, di suo padre Tiziano e delle aziende che nascono e muoiono a Rignano, che assumono Renzi come dipendente e poi falliscono. Come la Chil Post, per cui Tiziano Renzi è indagato per bancarotta fraudolenta, con l’accusa di aver ceduto l’azienda con i debiti a un prestanome dopo averla spogliata dei beni. I contratti contestati dai magistrati e l’elenco dei debitori sono riportati integralmente nella sezione finale del libro.

È anche la storia della famiglia allargata di Renzi e del suo amico fraterno Marco Carrai, secondo molti l’eminenza grigia che ne ha favorito l’ascesa: «Gli ho messo a disposizione le mie conoscenze, certo» afferma Carrai in un lungo colloquio esclusivo in cui ripercorre le tappe più importanti del suo rapporto con Matteo.

Nel corso dell’inchiesta e del lavoro di ricerca svolto per risalire alle origini del renzismo è emerso in modo sempre più chiaro l’appoggio di cui ha goduto negli anni: è riuscito a gettare le basi di rapporti solidi e proficui anche e soprattutto con i mondi a lui più distanti, come quei «poteri forti» che lui stesso a parole dice di voler rendere inoffensivi. In particolare, a cavallo tra dicembre del 2013 e l’estate del 2014, Renzi, nonostante gli errori compiuti nei primi sei mesi di governo e le promesse rivelatesi false e propagandistiche, è apparso chiaramente come un intoccabile.

Sostenuto da quasi tutti i giornali, «benedetto» dagli imprenditori, difeso, nel momento di necessità, persino dai grandi industriali come De Benedetti. E chi si è permesso di mostrare dissenso è stato liquidato come gufo, rosicone o professorone.

Quando la voce contraria si è levata all’interno del partito, come ha fatto Pippo Civati, l’armata renziana ha minacciato la cacciata dell’eretico. Strano modo di trattare chi denuncia la mancanza di

democrazia interna al partito, uno dei cavalli di battaglia iniziali dell’attuale premier.

Il silenzio attorno all’intoccabile Matteo è stato rotto il 24 settembre 2014 sul «Corriere della Sera». Quel giorno il direttore Ferruccio de Bortoli ha pubblicato un editoriale che suona come

una bocciatura: «Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio, apprezzabili, specie in materia di lavoro, quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente

cambiare verso a questo paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica.

Ora, avendo un uomo solo al comando del paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante». Al fianco di Renzi, in quel momento in visita negli Stati Uniti, si è subito

schierato Sergio Marchionne, che è nella proprietà del «Corriere» attraverso la Fiat. «Solitamente non lo leggo» ha detto l’ad del gruppo torinese, mentre il diretto interessato non ha commentato

né si è difeso. Le parole di De Bortoli sono un invito alla chiarezza: «Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire, perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca».

In questo libro spieghiamo come e perché Renzi è diventato intoccabile, rendendo più nitidi gli aspetti sfuocati della sua ascesa alla presidenza del Consiglio.

Post scriptum

L’unica persona che può confermare o smentire alcuni avvenimenti riportati in questo volume è Matteo Renzi. Per questo abbiamo stilato una lista di dieci domande (qui pubblicata in Appendice) e gliel’abbiamo inviata attraverso il suo portavoce. Al 6 ottobre 2014, giorno in cui il libro è andato in stampa, ancora nessuna risposta da parte del premier.

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