L’Europa e il nuovo colonialismo - di Anna Maria Campogrande

L’Europa e il nuovo colonialismo - di Anna Maria Campogrande

Dietro le manovre in atto per imporre all’Europa l’inglese come lingua unica si nascondono obiettivi di natura economica immediati ma esse mirano anche ad una forma molto più grave e nefasta di vera e propria colonizzazione totale dell’Europa sul piano commerciale, culturale, sociale, militare e strategico.

Nell’ambito della Pubblica Istruzione e degli Affari Sociali, per fare un solo esempio, le pressioni esercitate in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio per la liberalizzazione di tutti i settori inclusa l’Educazione nazionale, la Salute pubblica e via dicendo parlano chiaro. I nostri politici, non solo italiani ma europei, nelll’insieme, stanno giocando un gioco molto pericoloso, c’è da chiedersi se se ne rendano conto e se sanno dove vogliono andare a parare. Mutatis mutandis, questa storia mi fa pensare alle persecuzioni contro gli Ebrei. All’inizio sembravano cose banali e, in fin dei conti, secondo i benpensanti dell’epoca, accettabili. La massa dei cittadini non ha osato levare la voce per tempo. Coloro che venivano ingiustamente perseguitati si sono piegati, a portare la stella, a vedere sminuiti i loro diritti civili, poi alla deportazione e, infine, ai maltrattamenti, ai lavori forzati, perché nessuno avrebbe mai potuto immaginare che in fondo al tunnel c’erano le camere a gas. Non ci sono state rivolte, poche fughe, tutto si è compiuto all’insaputa dei più e contro la buona fede, ispirata dal conformismo, della stragrande maggioranza di coloro che avrebbero dovuto reagire subito. Non credo di esagerare affermando che siamo, attualmente, nella stessa identica situazione anche se i termini del problema si pongono in modo diverso.

Nessuno si preoccupa, veramente, dei degradi che subisce la nostra identità, la nostra civiltà e la nostra cultura, in senso lato, in particolare, la nostra lingua che costituisce la sintesi di tutte queste realtà, nel suo diritto di esistere, a pieno titolo, sul territorio nazionale e in seno all’Europa. Sul piano nazionale, l’Italia è un Paese occupato e sconvolto culturalmente, ben aldilà della semplice imposizione dell’inglese ovunque. Gli Italiani con l’uso inopportuno e senza freni dell’inglese stanno intaccando la loro « forma mentis » conferita dalla madrelingua, l’italiano, con grave danno della loro identità e della loro specifica creatività. Questo è particolarmente evidente nella musica, nel modo di far cinema, nella gestualità. Non solo si è arrivati a pretendere di tenere corsi esclusivamente in inglese nelle nostre università, ad abolire tasse e contributi per gli studenti che scelgono l’inglese, nel caso di possibile scelta tra i corsi in inglese e quelli in italiano. Non solo, si è arrivati ad imporre l’insegnamento dell’inglese ai bambini delle elementari e dell’asilo intaccando in tal modo la « forma mentis » in formazione in quella giovane età che solo la madre lingua può edificare e che conferisce all’individuo l’identità e la specifica creatività della civilizzazione di appartenenza. In realtà, i cittadini italiani sono assediati giorno e notte dalla pubblicità, dalla stampa, dai programmi televisivi, in particolare quelli del servizio pubblico, che, disconoscendo totalmente il loro ruolo educativo, soprattutto nei confronti dei giovani, invece di trasmettere le belle serie edificanti di cui tutti i Paesi europei dispongono da « Don Matteo » a « Barnaby » a « Rex » e via dicendo, nelle ore di maggiore ascolto, inondano i canali di film e teleromanzi di serie con indicibili e gratuite scene di violenza e modelli di comportamento al dilà di quello che è lecito e accettabile da parte di qualsiasi essere umano.

Se quelli sono i prototipi di comportamento diffusi dalla TV di Stato, come stupirsi, poi, del dilagare della violenza nel nostro Paese, del bullismo tra i giovani o di fronte ad allievi che si presentano a scuola con un mitra nascosto in un astuccio di violino ? Il modello di questi comportamenti è ben noto e non è quello culturale italiano. Le influenze, a livello nazionale, sono opache e i risultati della colonizzazione culturale sono banalizzati, sono fatti apparire come un’evoluzione naturale del linguaggio e dei modi di fare. Oggi, gli Italiani sono quelli che infilano ovunque parole in inglese senza alcuna necessità allorché le parole in italiano esistono e sono di grande chiarezza. Gli Italiani sono quelli che hanno il Ministero del « Welfare », quelli che parlano in continuazione di « spending review » di « spread », sono quelli che, a livello dell’informazione televisiva e giornalistica ogni quattro o cinque parole in italiano ne infilano una in inglese, per vezzo, senza alcuna necessità. Gli Italiani sono quelli che dicono « summit » invece di « vertice », « band » invece di « banda » e cosí via… sono quelli che infilano la parola « privacy » in tutte le file e sale d’aspetto degli uffici pubblici mettendo a disagio la stragrande maggioranza dei cittadini i quali, ovviamente, non conoscono necessariamente l’inglese. Gli Italiani sono quelli che hanno trasformato il Sindaco in « primo cittadino » che stanno dimenticando il loro ricco vocabolario mettendo nel cestino centinaia di parole come, ad esempio : si, certo, certamente, di sicuro, d’accordo, eccetera… per cantonarsi al generico, imprecisato « OK » e al ridicolissimo « assolutamente si » che in buon italiano non significa, assolutamente, niente.

Si potrebbe scrivere un libro sulle pericolose deviazioni della lingua italiana che ne deturpano l’intrinseca armonia, matrice della nostra intrinseca, genetica, creatività. A livello europeo, le decisioni che sono prese e il loro funzionamento sono « tecnici » e non trasparenti, pochi sono coloro che sono al corrente dei termini del problema e pochissimi quelli che hanno la lucidità di comprenderne le conseguenze nefaste. L’Italia e l’Europa sono, oggi, come le vergini stolte della parabola perché non sanno vegliare e perdono di vista quelli che sono gli interessi fondamentali dell’Italia, dell’Europa e dei loro cittadini. Altri Paesi europei sono su posizioni autolesive simili a quelle italiane perché banalizzano la questione linguistica, la trattano con superficialità, non tengono conto della sua dimensione culturale, identitaria e democratica, non hanno ancora compreso cosa si profila in fondo al tunnel : il declino della civiltà europea, in particolare di quella greco-latina, e un’Europa duale costituita di cittadini di prima e di seconda categoria, quelli di madre-lingua inglese e tutti gli altri, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog