L`Europa dei rinvii - di Giuliano Augusto

L`Europa dei rinvii - di Giuliano Augusto

L'Italia ha ottenuto un ulteriore periodo di tregua da parte della Commissione nella ricerca di un equilibrio dei conti pubblici. La Legge di Bilancio, secondo la tecnocrazia europea che ufficializzerà il suo giudizio ufficiale mercoledì prossimo, rappresenta un fatto positivo ma il nostro Paese dovrà proseguire sulla strada intrapresa e realizzare compiutamente le riforme che si è impegnata a fare. In primo luogo la riforma del mercato del lavoro che, nell'ottica comunitaria, dovrebbe invogliare le imprese ad assumere (per poi avere mano libera nel licenziare) e quindi avviare la ripresa economica e fare aumentare l'occupazione. In realtà, a voler bene vedere, la strada intrapresa dal governo Renzi, e prima di esso da quelli di Monti e Letta, è stata molto poco coerente con gli impegni presi in ambito europeo. Il debito pubblico continua a galoppare, ora è al 135% sul Prodotto Interno Lordo, ed il disavanzo, grazie alla revisione della spesa (in inglese spending review che fa più fino), è stato contenuto sotto il limite del 3% previsto dal Patto di Stabilità. Ma questo risultato all'insegna delle tasse e dell'austerità ha aggravato la recessione in corso ormai da diversi anni. Non c'è niente da fare, senza un po' di spesa pubblica finanziata in disavanzo l'economia finisce per bloccarsi. Anche il rifiuto della Commissione (che si spera non sia definitivo) di non conteggiare nell'importo del disavanzo la spesa pubblica in opere infrastrutturali ha finito per pesare in maniera eclatante. Certo, bisognerà pure ammettere che l'Italia se la è andata a cercare. I ritardi vergognosi nella realizzazione di opere come la Salerno-Reggio Calabria, la linea C della metropolitana di Roma e l'Expo di Milano (con il suo giro di tangenti e le infiltrazioni mafiose negli appalti) non hanno lavorato a nostro favore. A marzo la Commissione esprimerà il suo nuovo giudizio sull'Italia e su altri Paesi membri come la Francia. Un risultato che Renzi ha subito mostrato di apprezzare anche perché esso suona come svincolato dalla polemica sorta con il presidente dell'organismo sull'eccessivo peso della burocrazia europea e sulla sua scarsa elasticità. La Commissione, e quindi Jean Claude Juncker, unitamente ai vari burocrati e tecnocrati di Bruxelles, si limiterebbero, questa era stata la tirata dell'ex sindaco, ad applicare ad occhi chiusi, senza concedere deroghe, quelle stesse norme che l'Italia in passato aveva accettato di sottoscrivere. Impegni che i governi in questione sapevano bene che avrebbero trovato non poche difficoltà nel rispettare. Le resistenze che Renzi sta incontrando, nel suo stesso partito, tra gli alleati e i sindacati, dimostra che toccare la spesa pubblica in Italia, il che vuol dire togliere emolumenti a qualcuno, non può che portare allo scontro. Basti pensare alle proteste dei magistrati in pensione delle Alti Corti che sono insorti come un sol uomo nel pretendere la salvaguardia dei diritti acquisiti e che hanno annunciato ricorsi nelle sedi competenti. Una realtà che è ben conosciuta in quel di Bruxelles ma sulla quale si preferisce sorvolare per non creare ulteriori turbative sulla tenuta dell'euro. Il punto è infatti quello. Con la spesa pubblica che continua ad aumentare, e non solo in Italia, diminuisce la capacità futura degli Stati di rimborsare i titoli pubblici. Una difficoltà che aumenta con il permanere della recessione. L'economia bloccata significa infatti meno entrate fiscali e contributive, a fronte di spese fisse che il duo Renzi-Padoan non può e non vuole toccare. Tutti sono consapevoli che è in arrivo l'inevitabile resa dei conti ed ognuno degli interessati vuole raccattare più soldi laddove è possibile. Un'altra tegola è poi in arrivo. Secondo voci insistenti provenienti da Wall Street, ambienti della finanza Usa starebbero per lanciare, poco prima di Natale, un massiccio attacco contro l'Euro, con il fine di affossarlo definitivamente. L'operazione consisterebbe in una vendita massiccia di titoli pubblici europei in mano alle banche Usa per provocare un crollo della loro quotazione di mercato, un conseguente rialzo dello spread con i Bund tedeschi, i più solidi dell'area, e una tempesta finanziaria nell'Eurozona. A quel punto servirebbero a poco gli acquisti di titoli da parte del Fondo europeo salva Stati e della Bce che finora hanno avuto l'unico risultato di posticipare una resa dei conti, nella quale peseranno i fondamentali delle singole economie dell'Unione. Non è un caso che Mario “Goldman Sachs Draghi abbia annunciato che la Bce potrebbe mettersi a comprare i titoli pubblici a lungo termine in eccesso offerti sul mercato. Altri soldi alle banche insomma, come se non bastassero tutti quelli che la Bce gli ha finora regalato. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23628#sthash.3tZS8lcC.dpuf

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