Il nemico del popolo è a sinistra - di Eugenio Orso

Il nemico del popolo è a sinistra - di Eugenio Orso

Per i vecchi comunisti, ormai estinti, i nemici del popolo interni alla classe dominata, pericolosi quanto e più dei nemici di classe dichiarati, erano coloro che assumevano posizioni revisioniste (o riformiste) e in tal modo tradivano la rivoluzione aderendo de facto al capitalismo. La sinistra riformista rappresentava, per i comunisti del tempo andato, un nemico “dietro le linee”, una quinta colonna del capitalismo allora saldamente a guida borghese. Ricordiamo la prima polemica, corroborata da insulti, del grande Lenin contro “il rinnegato” Karl Kautsky [La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, 1918], che pur era stato con Friedrich Engels all’origine del marxismo ortodosso.

I comunisti erano cosa ben diversa dalla sinistra revisionista (dai rinnegati, estendendo a tutti costoro l’accusa rivolta da Lenin a Kautsky), la quale deviava la lotta di classe proletaria dalla via maestra rivoluzionaria e anticapitalista, al tortuoso sentiero non rivoluzionario, del tutto interno al capitalismo di allora, con richieste come il suffragio universale e gli aumenti retributivi, per una meno ineguale e squilibrata distribuzione del prodotto sociale. In altre parole, la rivoluzione poteva attendere e l’equivoca battaglia revisionista, rispettosa dell’accumulazione e della riproduzione capitalista, mirava, al più, a un limitato miglioramento delle condizioni di vita delle masse proletarie e alla concessione di qualche diritto ai subordinati. Quella dei revisionisti-rinnegati, schierati a sinistra dello spettro politico, ma ben distinti da comunisti e bolscevichi, era chiaramente una battaglia interna al capitalismo novecentesco, ma nella realtà fiancheggiatrice del capitale.

Altri tempi, si dirà giustamente, in cui né le condizioni sociali né il capitalismo erano paragonabili a quelli attuali. Tempi passati di contrapposizioni, anche violente, che non riguardano questo presente, dominato da un nuovo capitalismo, globale e finanziarizzato, e da un diverso ordine sociale dai tratti grottescamente “neofeudali”, nella massima libertà teorica per l’individuo astratto ultraliberale. Allora la dicotomia politica destra/sinistra aveva un senso compiuto e un peso drammatico nello scontro politico, mentre oggi esiste il partito unico della riproduzione neocapitalistica, caratterizzato dall’unicità del programma e dall’uniformità assoluta di pensiero. Anche il proletariato industriale “classico”, i cui interessi erano contrapposti a quelli della vecchia borghesia proprietaria, non esiste più, in quanto classe e coscienza di classe, soppiantato da una nuova classe povera interamente sotto il tallone dei dominanti neocapitalistici, appartenenti alla classe globale postborghese.

Tuttavia, se i comunisti sono scomparsi dalla scena, dopo l’implosione della compianta Unione Sovietica (compianta con il senno di poi, del quale sono piene le tombe), gli eredi della sinistra revisionista e rinnegata hanno subito notevoli trasformazioni, paragonabili a una rilevante mutazione genetica, e sono approdati in posizione di totale subalternità al “proselitismo” neocapitalista e neoliberale. Hanno abbandonato la difesa degli interessi economici della classe povera e come marrani, convertitisi per opportunismo alla religione neocapitalistica dominante, manifestano culturalmente, ideologicamente e politicamente la loro deferenza ai nuovi signori, che controllano il grande capitale finanziario (global class). Sono zelanti nell’assolvere i loro compiti, in termini di privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, distruzione dello stato sociale, superamento della famiglia tradizionale, individualizzazione estrema dell’uomo. Esecutori delle politiche globaliste, spargono a piene mani disperazione sociale, insicurezza, precarietà lavorativa ed esistenziale, sopraggiunta miseria dopo gli anni “gloriosi” del benessere.

In occidente, uno dei casi più eclatanti di sinistra revisionista e neoliberista al servizio del grande capitale finanziario è quello italiano, dal pd egemonico al sel, alla penosa ed effimera “lista Tsipras”. L’Italia è un paese senza sovranità consegnato proprio a queste forze, che hanno aderito servilmente a una lotta di classe senza quartiere, scatenata dai globalisti dominanti contro la nuova classe povera del ventunesimo secolo. Una lotta di classe a rovescio, in cui chi ha tutto, denaro, patrimonio, potere, prestigio, schiaccia senza pietà chi ha sempre meno o non ha nulla. Non solo, ma i nuovi revisionisti nemici del popolo (da ridurre a “laboratores” privi di dignità, senza garanzie sociali e mezzi per vivere) sono stati incaricati dal padrone di modificare brutalmente l’intera società, trasformandola in società aperta di mercato popolata da esseri (ancora umani?) completamente soggetti all’assolutismo di mercato e totalmente incapaci di ribellarsi.

La nuova sinistra revisionista e rinnegata, diversa e peggiore di quella contro la quale tuonava Lenin, è totalmente interna al partito unico della riproduzione neocapitalistica e ne rappresenta, non di rado, la “corrente” più zelante, più servile e più fanatica. In qualità di marrani neoconversi, mostrano il loro zelo con l’applicazione di spending review che tagliano linearmente la spesa sociale, con leggi come lo jobs act, rivolte contro i lavoratori e il diritto al lavoro, e con la stretta osservanza dei parametri e delle regole “europee”, come ad esempio il fiscal compact, di matrice rigorista-contabile. La zelante sinistra revisionista e antipopolare si contraddistingue, fra l’altro, per l’uso sovrabbondate di esotismi, che mirano a sostituire la lingua nazionale con quella dei padroni, per una trasformazione demiurgica a trecento e sessanta gradi della società. La lotta di classe a rovescio, infatti, non è condotta esclusivamente con l’uso e l’abuso di controriforme economiche che sanciscono la preminenza del capitale finanziario internazionalizzato, mettendogli a disposizione gli averi del paese, ma si dispiega anche sul piano culturale e su quello del costume – eccezione familiare, nozze gay, nobilitazione dei transgender, diffusione del gioco d’azzardo, della pornografia e della droga – ed è proprio su queste materie che la sinistra neorevisionista e rinnegata mostra la sua grande abilità.

Il servitore più zelante, incaricato dalle oligarchie neocapitaliste postborghesi di governare al livello più basso (quello nazionale) i processi di trasformazione economica, sociale e culturale nella società, è perciò la sinistra neorevisionista, rinnegata e marrana, sopravvissuta alla morte della dicotomia politica destra/sinistra. Come tale, è il nemico più visibile e più prossimo della classe povera del ventunesimo secolo, che abbraccia progressivamente tutto il popolo fino a identificarsi con lui. Eppure, in paesi come l’Italia, questa banda di rinnegati collaborazionisti raccoglie una gran messe di consensi nella farsa elettorale liberaldemocratica, sempre più spesso sostituita dai sondaggi d’opinione. Ciò accade perché i tempi non sono maturi e non vi è una consapevolezza generalizzata della situazione sociopolitica. E’ naturale che sia così, perché il “risveglio” è lontano, le illusioni e le manipolazioni neocapitalistiche, anche grazie alla sinistra, sono fortissime e la situazione economica non è ancora giunta al limite di sopportabilità.

Non sappiamo quanto potrà perdurare una simile situazione e con essa la fortuna della sinistra revisionista e rinnegata. Una sola cosa è certa: non potrà finire così perché la storia non può finire e perché esiste un limite, fisico e psicologico, alla compressione dei dominati, superato il quale anche l’inganno di questa sinistra diventerà palese.

Se il nemico del proletariato, dei rivoluzionari e della rivoluzione leninista era, simbolicamente e concretamente, il rinnegato Kautsky, oggi il nemico della classe povera neocapitalistica, che tende a identificarsi con tutto il popolo, è la sinistra neorevisionista, collaborazionista e rinnegata, infinitamente peggiore di Karl Kautsky e dei suoi seguaci.

Fonte: Pauperclass

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