Elezioni Usa, perché nessuno ne parla

Elezioni Usa, perché nessuno ne parla

Le elezioni di Midterm, quelle che si svolgono oggi negli Stati Uniti, vengono praticamente ignorate dalla stampa italiana, eppure potrebbero cambiare la politica, e soprattutto quella economica, nei prossimi due anni.

Si profila infatti quella che potrebbe essere la più grande disfatta, nella consultazione elettorale di “medio termine”, per un Presidente in carica.

E’ un Obama irriconoscibile, rispetto al giovane primo afro-americano diventato Presidente degli Stati Uniti d’America sei anni fa, quello che in questi giorni sta cercando, pare senza riuscirci, di risollevare le sorti del Partito democratico. Dal 2008 ad oggi sembra invecchiato di trent’anni, non ha più un capello nero in testa, il sorriso aperto del celeberrimo ”Yes we can” ha lasciato il posto ad una smorfia da persona depressa probabilmente abbandonata da tutti e, pare anche, dall’elettorato “nero” (evito appositamente il termine razzista “di colore”).

A questo proposito è curioso sottolineare l’antitesi fra l’elettorato italiano e quello statunitense, in Italia le consultazioni elettorali con una minor affluenza alle urne penalizzano soprattutto gli schieramenti di centro-destra, in pratica è il ceto medio, sfiduciato, a non andare a votare, negli Stati Uniti, al contrario, sono le classi meno abbienti a disertare il voto dei momenti di maggior distacco fra la popolazione e la politica.

I sondaggi danno così per probabile che entrambe le Camere possano diventare a maggioranza repubblicana e per Obama si prospetta un’uscita di scena indecorosa.

Non posso non sottolineare come Obama sia entrato alla Casa Bianca in uno dei momenti più difficile della storia americana, e la situazione oggi, da quel punto di vista, è notevolmente migliorata, ma, detto questo, non si può neppure sminuire, dopo sei anni di mandato, l’enorme delusione nell’elettorato che lo aveva sostenuto per non aver visto un benché minimo cambiamento rispetto alle grandi attese che aveva ingenerato.

In politica estera è stato un disastro, ritenevamo tutti che, dopo la Presidenza Obama, avremmo vissuto in un mondo con minori conflitti, ed invece è accaduto esattamente il contrario, questo soprattutto rimprovero a lui ed alla sua Amministrazione.

Da oggi, quindi, comincerà una campagna elettorale lunga 24 mesi. I democratici tenteranno la carta della “donna” della prima “Presidentessa” che, però, in quella Casa ha già vissuto, mentre i repubblicani potrebbero puntare sull’ennesimo Bush, Jeb, l’ex Governatore della Florida, fratello di George W. e papà di George P. (P. come Prescott, il capostipite), l’ultimo rampollo che comincia proprio oggi la sua “carriera” politica essendo impegnato per la prima volta in una tornata elettorale seppur per una carica “minore” (commissario per l’Agenzia del Texas che gestisce i diritti minerari).

Molti vedono proprio in questo ragazzotto (ha 38 anni) prestato da Hollywood (assomiglia molto a James Dean), il futuro per il Partito Repubblicano, egli, infatti avrebbe una grande freccia al proprio arco.

I repubblicani, infatti, non sono mai riusciti a far breccia nel numerosissimo elettorato ispanico, ma … la mamma di George P. … è messicana.

Beautiful forse non è solo una soap opera.

Giancarlo Marcotti

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