Ci siamo mangiati l'intero pianeta - di Ezio Rocchi Balbi

Ci siamo mangiati l'intero pianeta - di Ezio Rocchi Balbi

Per soddisfare i nostri bisogni ogni anno non bastano le risorse naturali dell'intero pianeta. Anzi, secondo l'ultimo rapporto "Living Planet" del Wwf la pressione sugli ecosistemi è tale che servirebbe l'equivalente di una Terra e mezzo insomma. Quello del Wwf non vuole essere un allarme terrorizzante, ma un appello per un pianeta decisamente "malato", con segni di ripresa sempre più incerti. E la Svizzera dà il suo bel contributo, visto che negli ultimi cinquant'anni ha oltrepassato la sua bio-capacità di oltre cinque volte.
"Purtroppo, è l'inevitabile rapporto tra l'esigenza di un modello di vita ecocompatibile e il paradigma economico che abbiamo adottato - commenta il geografo Gianpaolo Torricelli, docente all'Usi -. Certo il nostro stile di vita, senza correttivi, non può che lasciare 'segni' indelebili". I segni profondi della famosa "impronta" ecologica, l'indice che misura il pesante consumo di risorse naturali. Il rapporto Wwf, realizzato in collaborazione con la Zoological Society di Londra, il Global Footprint Network ed il Water Footprint Network gestito dalle organizzazioni internazionali non governative, si basa su tre indicatori: le variazioni delle biodiversità, quanto e come vengono "consumate" la terra e l'acqua dolce a disposizione. Naturalmente il tutto parametrato ai nostri stili di vita. E con la consapevolezza che la tendenza è destinata a peggiorare, non fosse altro per l'aumento della popolazione, che è quasi triplicata nell'ultimo mezzo secolo, mentre si prevede che raggiungerà i nove miliardi di persone entro il 2050.
Basta osservare le tabelle del rapporto per capire che il classico "bicchiere mezzo pieno" non esiste. C'è chi lo ha straboccante e chi vuoto del tutto. Non sorprende, infatti, che siano i Paesi con il reddito più elevato ad avere la maggiore invadenza sugli ecosistemi. Il record negativo dell'impronta ecologica spetta al Kuwait, che è sei volte quella prodotta procapite sulla Terra, seguito a ruota da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. A meno di considerare risorsa naturale il petrolio, però, questi Paesi non brillano certo per bio-capacità. Cosa che non si può dire per Danimarca e Belgio, che seguono in classifica e men che meno per gli Stati Uniti che, da soli, vedono consumati da ogni loro singolo cittadino l'equivalente di quanto prodotto in 9,57 ettari di terra! Vale a dire venti volte della ecoimpronta degli abitanti del Bangladesh, in fondo al ranking con 0,5 ettari a testa. In questa non gratificante graduatoria la Svizzera è quindicesima, affiancata da Austria e Francia.
"Eppure diversi governi hanno tentato di adottare misure di ecocompatibilità - ricorda Torricelli -, ma a contestarle o a bocciarle sono stati gli stessi cittadini, svizzeri inclusi". Meno aggressiva è l'impronta elvetica nell'infierire sulla biodiversità. In questo indice - che registra un dimezzamento della fauna selvatica negli ultimi 40 anni - è il Sud America ad accusare le maggiori perdite: una riduzione dell'83% a colpi di deforestazione, urbanizzazione e agricoltura. Pure l'inquinamento ha lasciato il segno: il consumo eccessivo rappresenta la metà delle emissioni di CO2. Insomma, è bastato calcolare le superfici terrestri e marittime per scoprire che, per produrre quanto consumiamo (e assorbirne i relativi rifiuti), servirebbero ogni anno 18,1 miliardi di ettari. Peccato che il pianeta Terra ne abbia solo 12.
Fonte: www.caffe.ch
erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi

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