Stress Test? Una farsa: sistemi bancari tecnicamente falliti

Stress Test? Una farsa: sistemi bancari tecnicamente falliti

Ieri la prima giornata dopo i risultati dei tanto temuti stress test, che hanno portato sorprese soprattutto all'Italia. Ma al di là del fatto che i risultati fossero o meno attesi resta un grande interrogativo sull'intero sistema bancario. Interrogativo al quale risponde, con lucida analisi, Stefano Bassi, Blogger economico-finanziario-esistenzialista, nonchè autore del famoso blog "Il grande bluff"

Stress Test: 9 banche bocciate dalla Bce (Toronto: BCE-PA.TO -notizie) , Italia peggiore anche della Grecia e Piazza Affari che ieri ha chiuso come la peggiore in Europa. Solo una reazione emotiva o c'è altro?

Monte dei Paschi (Milano: BMPS.MI - notizie) assurdamente saliva del 9% nelle sedute precedenti, ormai il titolo è una rappresentazione della speculazione pura, non ha più alcun senso nemmeno nella sua esistenza come banca visto che nei fondamentali non esiste più da tempo, salvata in un modo o nell’altro con vari trucchi, per riuscire a celare quel capitale da 20 miliardi che era in mano ala banca e che è sparito in modi non meglio approfonditi, con Draghi che all’epoca era a capo di Bankitalia e che in quell’occasione vigilò ben poco. Transeat.

Ma Montepaschi è solo la classica punta dell’iceberg, rappresentativa del sistema bancario nel suo insieme. Prima di tutto c’è da specificare che è il sistema bancario delle economie avanzate ad essere estremamente fragile. Il crac del 2008, quello di Lehman Brothers, ha dato un po’ l’idea, forse per la prima volta nella storia, di cosa era fatta la base del sistema bancario e finanziario mondiale sulla quale poggiavano e poggiano tutt’ora i grandi nomi della finanza internazionale che sembravano inattaccabili e che invece si fondano sul nulla. Anche perchè hanno dei leverage bancari allucinanti, pieni di derivati, che si occupano praticamente solo di trading, mentre il credito alla parte economica è trascurabile perchè rende troppo poco.

Nazionalizzare le perdite e privatizzare i profitti è stato poi il trend principale una volta che il ghiaccio sottile sul quale tutto poggiava, si è rotto. Cosa è cambiato da allora?

Ogni sistema bancario ha la sua peculiarità, in particolare per il sistema italiano, meno esposto ai derivati quindi relativamente più sicuro. Il problema, per le banche italiane, però, sono diversi, perchè sono situazioni da risolvere a livello strutturale. Prima di tutto sono collegate ancora molto all’economia nazionale e la nazione è purtroppo vittima della più grande, lunga e grave crisi del dopoguerra, se non la più grande di sempre. Da qui è facile capire come tutte le realtà legate al territorio, ma anche molte altre, si trovino con delle sofferenze continuate che non potranno essere risolte con aumenti di capitale all’infinito, visto che l’economia va male e quindi non è possibile riuscire a riavviare il sistema che invece si infossa sempre di più. Basti vedere le performance dei non performing loans, i famosi crediti deteriorati, che dai 40 miliardi di qualche anno fa sono saliti ai 20 miliardi ufficiali.

Tutto questo è ancora più paradossale se si pensa che questi limiti noti a chiunque legga l’informazione indipendente, siano “smascherati” dagli stress test, pratica piuttosto discutibile non solo nella realtà italiana, ma anche in quella statunitense. Per vari motivi. Prima di tutto perchè vengono considerati degli scenari che, ufficialmente negativi, in realtà sono molto “soft”. Facciamo un esempio: in questo ultimo stress test, la variabile peggiore, che poi sarebbe quella che ha bocciato gli istituti italiani, non viene calcolato uno scenario deflattivo, che è già in atto, non si tiene conto di scenari geopolitici a rischio, come quello con la Russia, non viene preso in considerazione il rallentamento globale dell’economia, oppure si considerano i valori ufficiali i ripresa, con i dati sempre troppo ottimisti dati dal governo il quale più di una volta si è sbagliato (lui come anche altri organi internazionali) nel calcolarli. In pratica dai inefficaci e previsioni fallaci per eccellenza.

C'è anche un altro elemento: le banche sono state valutate su un fattore derivati considerato sicuro e su attività di erogazione del credito, invece, giudicata come attività a rischio.

Anche altri parametri risultano sbagliati, come quello che vede il credito come un’attività a rischio e i derivati come un’attività sicura. Il che porta Deutsche Bank (Xetra: 514000 - notizie) e Commerzbank (Xetra: CBK100 - notizie) , nonostante i loro mega aumenti di capitali, la presenza di grandissime quantità di derivati e altri problemi di sicurezza, ad essere promosse. Una scelta, questa, che dimostra come e banche ormai i soldi li facciano solo attraverso il trading.

Anche il loro potere previsionale è inefficace con quanto è successo per l’Irlanda, giudicata sicura e poi dopo, l’intero sistema bancario di Dublino è fallito. Così come anche la Caixa, la banca commerciale spagnola, che in passato aveva superato gli stress test e poi è stata salvata pesantemente. Un altro esempio? Lehman Brothers.

Eppure nonostante questi stress test dal valore debolissimo, esce fuori la debolezza delle banche italiane.

E per tutto il sistema europeo?

Il sistema bancario mondiale è tutto in leva, a rischio, con derivati che sono anche 10 volte la base reale. Personalmente non è il caso di capire quale sistema bancario è in crescita, sebbene avere un’economia in ripresa e sana aiuta. Questo in quanto se le sofferenze aumentano avviene anche perchè l’economia va male, inutile iniettare la liquidità se poi questa non può essere sfruttata a favore dell’economia e senza rischi per la banca. In altre parole, l’istituto, pur avendo soldi, non aprirà certo un mutuo a una coppia di precari con 800 euro al mese e che potrebbero essere licenziati tra sei mesi. Mutuo per una casa che a sua volta sarà ammazzata, letteralmente, dalle tasse. Insomma è un cane che si morde la coda, la realtà è solo una: tutti questi sistemi bancari sono tecnicamente falliti o sono su una lastra di ghiaccio, scivolosa, insidiosa e sottilissima. Quello che conta il loro potere di imporsi al mercato, la Germania ha un forte potere dato anche da un governo compatto dietro le spalle, volendo aveva già stanziato uno scudo bancario da 400 miliardi di euro come protezione, mentre noi per Mps e qualche miliardo per ricapitalizzarla ci siamo dovuti inventare i Monti bond, prima ancora i Tremonti bond e giri assurdi.

Ma con un’economia ferma allora è impossibile prevedere una divisione tra le banche commerciali e quelle d’affari, cosa che per molti sarebbe l’unica soluzione per mettere in sicurezza il sistema.Dividendole, infatti, le uniche a salvarsi sarebbero le seconde.

Ovvio, come detto la maggior parte dei soldi viene fatta con il trading, sia per le banche europee che statunitensi (tra l’altro quella Usa è un’economia a forte rischio bolla). Inoltre sull’economia reale i primi guadagni sono condannati da una pressione del 70% sulle imprese, da una burocrazia assurda e spesso controproducente, con un caso estremo rappresentato appunto dall’Italia, nazione il cui sistema bancario è tra i più esposti al credito e che ormai è ferma da 30 anni di immobilismo strutturale e dall’assoluta mancanza di riforme e adesso contraddistinta da una politica di pura propaganda. Non basta uscire dall’euro o stampare moneta per tornare competitivi, perchè i problemi dell’Italia sono più profondi: Roma soffre di un calo del Pil continuo da 34 anni e far ripartire l’Italia solo stampando moneta non è una risposta. Prendiamo come esempio negativo il Giappone: sta stampando moneta, da tempo, come nessuno mai, può sfruttare la sovranità monetaria, eppure non ce la fa. Come mai? Concorrenza di Cina e Corea sullo stesso tipo di prodotti, popolazione anziana e immobilismo ultratrentennale ereditato dal passato. Tutto questo contribuisce, tornando all’Italia al panorama che si prospetta per la nazione: un declino continuato per il futuro. Chi vuole restare in Italia, perciò, meglio che si rassegni a un forte peggioramento degli standard di vita.

Di Rossana Prezioso

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